dalla Home

Test

pubblicato il 27 dicembre 2017

Dossier Speciale Toyota Land Cruiser

Toyota Land Cruiser BJ40, perché comprarla… Classic

Erede del BJ20 che scala per primo il Monte Fuji, è il modello del grande successo mondiale

Galleria fotografica - Toyota Land Cruiser BJ40Galleria fotografica - Toyota Land Cruiser BJ40
  • Toyota Land Cruiser BJ40 - anteprima 1
  • Toyota Land Cruiser BJ40 - anteprima 2
  • Toyota Land Cruiser BJ40 - anteprima 3
  • Toyota Land Cruiser BJ40 - anteprima 4
  • Toyota Land Cruiser BJ40 - anteprima 5
  • Toyota Land Cruiser BJ40 - anteprima 6

La storia del Land Cruiser inizia nel 1951, quando Toyota mette per la prima volta su strada (e su fango, sabbia, pietraie...) il prototipo Jeep BJ, ispirato, non a caso, all’americana Jeep Willis. Prima di entrare in produzione, nel 1955, il nome cambia in Land Cruiser BJ 20 e, dopo aver scalato il Monte Fuji fino alla sesta stazione, anche la polizia giapponese si convince della bontà del progetto Toyota e ne ordina diversi esemplari. Il grande successo, anche al di fuori dei confini nazionali, arriva però con la BJ40 del 1960, protagonista di questo #PerchéComprarla… Classic. La macchina resta sul mercato fino al 1984 e, dai 3.323 esemplari prodotti nel corso del primo anno, si passa a un milione nel 1982.

Pregi e difetti

Il BJ40 esiste sia con motori a benzina sia a gasolio. Tra i primi, il più potente è il 3.9 da 125 CV, che permette di toccare i 135 km/h e di superare salite di 46°; tra i secondi, dal 1967 ce ne sono due. Un 4 cilindri 3 litri e un 6 cilindri di 3.576 cc. Molto varia l’offerta di tipologie di carrozzeria: passo lungo o corto, tetto rigido o in tela, 2 o 4 porte, configurazioni autocarro leggero o pick-up. Tra i pregi c’è sicuramente il design, non lontano da quello della Jeep Willis, dal fascino irresistibile con i parafanghi anteriori ad ala, il parabrezza verticale e piatto e l’hard top removibile. Il tutto, se abbinato al passo corto e al color verde militare dell’esemplare provato, mette immediatamente un’irrefrenabile voglia di buttarsi in un guado. O su un sentiero ai limiti della praticabilità, se preferite. Difetti? L’assenza dell’aria condizionata e del servosterzo (quest’ultimo disponibile solo per gli esemplari degli ultimi anni di produzione), che però si può considerare un difetto solo con gli occhi di oggi e, per qualcuno, potrebbe non esserlo. Idem le prestazioni, modeste, e il comfort, che per via delle sospensioni a ponte rigido con molle a balestra è a dir poco critico. I veri difetti - pochi - sono dunque altri: la ruggine che aggredisce i passaruota posteriori e gli angoli delle lamiere scatolate, oltre alla la tenuta dell’impianto di raffreddamento del motore.

Quanto costa

Per prima cosa, quale comprare? Anche limitandosi alla BJ40, il delta prezzi è davvero ampio: ce la si può cavare con 1.000 euro, ma il rischio di portarsi a casa un “rottame” è elevato, dunque attenzione, ma si possono anche spendere 7/10.000 euro, per un esemplare in ottime condizioni, magari dotato di 7 sedili e del verricello originale, una perla che all’epoca costava davvero tantissimo. Se invece preferite il BJ42, superare i 15/20.000 euro, per un esemplare impeccabile, è un attimo. C’è un dettaglio però a cui prestare attenzione: nel nostro Paese moltissimi BJ ed FJ sono stati convertiti in autocarro, motivo per cui i 4 posti della panca posteriore non vanno dati per scontati.

Autore: Redazione

Tag: Test , Toyota , auto giapponesi , auto storiche


Top