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pubblicato il 10 ottobre 2017

Indipendenza Catalogna, rischi e paure dei lavoratori Seat

La Casa catalana parla di buon senso, ma gli operai temono l'uscita dall'Europa o la "fuga" dell'azienda

Indipendenza Catalogna, rischi e paure dei lavoratori Seat
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Quello di oggi può essere un giorno decisivo per la Catalogna, quando alle 18:00 il parlamento autonomo catalano potrebbe dichiarare l'indipendenza della regione in maniera unilaterale e contro il volere del governo centrale di Madrid, ma da giorni ci sono migliaia di lavoratori Seat che si interrogano sul futuro della Casa con sede proprio a Martorell, a trenta chilometri da Barcellona. Anche se l'ad Luca de Meo ha detto a el Periodico de Catalunya che occorre avere "mente lucida e buon senso" e che non è possibile fare previsioni sul futuro o un eventuale cambio di sede dell'azienda, il più conservatore quotidiano El Mundo risponde andando a sondare l'umore degli operai (più di 10.000) che lavorano nella fabbrica catalana e che sono molto preoccupati. Negli impianti di Martorell vengono attualmente prodotte le Seat Ibiza e Leon, l'Audi Q3 e dal 2019 la più piccola Q1.

De Meo chiede stabilità per Seat

De Meo dice che la cosa più importante per l'azienda è la stabilità e la sicurezza dei posti di lavoro, che non è loro compito "entrare nelle questioni politiche" e che "non è possibile divinare il futuro come Cassandra". Evidentemente le parole del manager italiano non convincono tutti i lavoratori Seat che dalle pagine de El Mundo esprimono i loro dubbi. Il primo degli intervistati ai cancelli dell'impianto di Martorell dice che l'80% della produzione Seat finisce all'estero e che se l'azienda finirà fuori dall'Europa per via della dichiarazione unilaterale di indipendenza, allora sarà costretta a pagare dazi doganali. Quasi tutti i lavoratori Seat intervistati concordano sul fatto che le aziende non apprezzano le decisioni politiche unilaterali e che la classe politica, in questo caso Carles Puigdemont, prende decisioni le cui conseguenze ricadono sugli altri, ovvero sugli "operai che non possono permettersi questa rivoluzione".

Fuga da Martorell? solo voci

Il quotidiano di Madrid riporta poi altri commenti dei dipendenti Seat secondo cui un'eventuale decisione da parte del gruppo Volkswagen di spostare la fabbrica da un'altra parte, cosa già annunciata da altre aziende e banche in vista dell'indipendenza catalana, sarebbe la fine per Martorell, città che vive e lavora per l'automobile. Alcuni arrivano a dire che "se l'azienda se ne va, allora anche i lavoratori se ne andranno con lei", mentre altri ricordano ai politici che le loro decisioni hanno effetto sull'intera popolazione. Ricordiamo che con tutte le voci incontrollate (e mai confermate da Seat) di un possibile spostamento degli stabilimenti produttivi si sono accavallate le ipotesi più varie per una nuova sede a Madrid, a Valencia o a Los Monegros nell'Aragona, mentre il sindaco di Seseña (Castiglia-La Mancia) avrebbe addirittura offerto alcuni terreni per ospitare il nuovo polo automobilistico.

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Tag: Attualità , Seat , auto europee , dall'estero


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