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Mercato

pubblicato il 16 ottobre 2009

ANFIA: "L'Italia dica no all'accordo Ue-Corea del Sud"

L'Industria lancia l'allarme e parla di concorrenza sleale

ANFIA: "L'Italia dica no all'accordo Ue-Corea del Sud"

L'Italia non ratifichi l'accordo tra l'Unione europea e la Corea del Sud. L'invito-appello arriva dall'ANFIA (Associazione Nazionale Fra Industrie Automobilistiche) che non giudica positivamente l'annuncio della conclusione del negoziato per un accordo di libero scambio tra l'Ue e la Corea del Sud, dato ieri dal Commissario Europeo responsabile per il commercio estero, Catherine Ashton, e il Ministro al Commercio della Corea, Kim Jong-hoon.

L'accordo, così com'è, consentirebbe, secondo l'ANFIA, "la concorrenza sleale" e andrebbe "contro gli interessi di importanti comparti del settore manifatturiero europeo, ivi incluso il settore automotive, unitamente ai suoi milioni di dipendenti". "Noi invitiamo l'Italia a non ratificare il testo corrente in quanto non sono state tenute in considerazione le voci fortemente critiche provenienti da rappresentanti Italiani al Parlamento Europeo, da un consistente numero di Commissari Europei nonché da associazioni sindacali di categoria e industriali che hanno denunciato violazioni nei diritti dei lavoratori, oltre che ripercussioni sull'occupazione del settore in Europa", ha detto Eugenio Razelli, Presidente ANFIA, che ha spiegato come "i negoziatori coreani non solo hanno ottenuto una troppo rapida e completa apertura del mercato europeo e italiano alla produzione coreana, ma anche concessioni che consentono alla Corea di esportare verso il mercato Ue beni con alta percentuale di componenti low cost cui si aggiunge un sussidio ottenuto attraverso il rimborso del dazio. E ciò costituisce concorrenza sleale e conduce a vere distorsioni di mercato". L'industria automobilistica, che ci tiene a sottolineare il sostegno all'Unione Europea verso la liberalizzazione del commercio, crede che il testo non sia né leale né equo e porta ad esempio l'accordo USA-Corea del Sud, da tempo sospeso dal Congresso americano "proprio a causa di analoghe preoccupazioni per i termini non bilanciati nel settore automotive".

Nel caso Europeo, l'autorizzazione a "regole di origine" con un limite inferiore al 60% sin qui adottato dalla Ue, consente di qualificare come coreano un prodotto composto per oltre il 45-50% di parti non coreane. Questa concessione viene amplificata da quella ulteriore del "duty drawback", ovvero il rimborso del dazio sulle importazioni delle parti e componenti incorporate nel prodotto finale. Tale rimborso favorisce l'importazione di parti e componenti da paesi "low-cost" come la Cina e l'insieme di queste concessioni determina un importante vantaggio competitivo per la Corea del Sud in un quadro già fortemente sbilanciato dalla dimensione dei rispettivi mercati dell'auto (Sud Corea circa 1 milione di auto, mercato europeo circa 15 milioni). "Queste concessioni comportano non solo gravi ripercussioni in un settore per il quale i Governi di molti Paesi Europei hanno messo in campo interventi di sostegno a fronte di una crisi di profondità e ampiezza inusitate - prosegue Razelli - ma costituiscono il precedente cui tutti gli accordi UE, non solo inerenti il settore dell'auto, si dovranno uniformare".

La clausola di salvaguardia proposta non è una rete di protezione in quanto sarà operativa solo dopo cinque anni dall'entrata in vigore dell'accordo e richiede onerose e complesse dimostrazioni dei danni subiti ex-post in arbitrati a forte litigiosità. Va piuttosto sottolineato che prevedere clausole di salvaguardia equivale a legittimare l'utilizzo di strumenti scorretti nel libero scambio. Il testo proposto, inoltre, non garantisce, secondo l'Associazione, che la Corea non imponga nuove barriere non-tariffarie, come ad esempio standard tecnici di sicurezza e ambientali, che restringerebbero o impedirebbero il completo accesso UE al mercato coreano (che è per il 95% dominato dai costruttori locali).

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Tag: Mercato , produzione


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