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Curiosità

pubblicato il 14 ottobre 2009

Targhette identificative: sì o no?

In Europa si tolgono, in America si lasciano... o si aggiungono

Targhette identificative: sì o no?

Secondo una piccola ricerca del New York Times, in Europa esiste un'apprezzabile percentuale di clientela che, all'atto dell'acquisto dell'auto (specialmente se appartenente alla sfera delle vetture Premium), preferisce rimuovere la targhetta posteriore identificativa del modello. Ciò si spiega con l'esigenza di un certo anonimato circa la motorizzazione presente sotto il cofano. In Germania, spiega Christian Bokich, portavoce di Audi North America, la motivazione è prettamente culturale. Un importante manager aziendale che acquista una grande ammiraglia, magari equipaggiata con un grande motore plurifrazionato (finanche un giganteggiante 12 cilindri) non gradisce il giudizio dei colleghi o delle persone comuni, che potrebbero scagliargli contro un'invettiva condita con giudizi esagerati e sbagliati. L'invidia negativa, insomma, crea forte imbarazzo. Secondo Bokich, il 25% delle Audi di nuova immatricolazione viene privato della sua targhetta identificativa.

Morale, vedi la BMW Serie 5 del tuo vicino, ma non sai (a meno di non avere l'orecchio finemente accordato) se si tratti di una "normale" 520i o di una "grossa" 540 con motore 8 cilindri. Puoi adocchiare l'Audi A4 Station Wagon del tuo capo, ma potresti essere risucchiato nel vortice della frustrazione: ha una 2.0 TDI o una potente V6 3.2?

Attenzione: perché l'errore è in agguato. Le pressoché infinite personalizzazioni a catalogo studiate per soddisfare anche il più insignificante bisogno del cliente potrebbero tranquillamente trasformare una "entry level" in una versione top di gamma grazie a ruotoni maggiorati, assetti sportivi, piccole appendici aerodinamiche. In America non sembra esserci questa tensione da eccessiva manifestazione di opulenza. Secondo le testimonianze dei vertici di brand come BMW, Mercedes o Audi, la clientela lascia la targhetta al suo posto. Semmai è vero il contrario: in tempi di recessione, come quelli che stiamo attraversando, gli automobilisti tendono a voler dare maggiore sfoggio di possibilità economiche. Non mancano casi di una prassi comportamentale diametralmente opposta. Osserva Rob Moran, public relations manager di Mercedes-Benz USA, che una certa clientela tende ad "aggiungere" targhette. Non sembra essere anacronistico, insomma, poter incrociare una normale Classe C con una baldanzosa targhetta AMG.

Autore: Alvise-Marco Seno

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