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pubblicato il 9 ottobre 2009

Le Imprese italiane a scuola di Toyota

Il guru Wakamatsu ospite di Confindustria Padova per la ricetta anti-crisi

Le Imprese italiane a scuola di Toyota
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E' dal passato che arriva il modello di gestione aziendale che potrebbe traghettare le Imprese italiane oltre la crisi. Il Nord Est della Penisola ha deciso di guardare ad Oriente per trovare un esempio da seguire e l'ha trovato in Giappone nel sistema di produzione auto Toyota, nato nel dopoguerra sulle ceneri della disfatta bellica, per fare di più (produzione) con meno (risorse). Una formula che è ancora vincente secondo Yoshihito Wakamatsu, 72enne giapponese, discepolo di Taiichi Ono e massimo esperto mondiale del Toyota Production System (Tps) con alle spalle oltre 60 opere pubblicate.

Il guru della Casa automobilistica, che per decenni ha diretto i settori strategici dell'impresa prima di passare alla consulenza per aziende, ieri è stato ospite di Confindustria Padova per spiegare i suoi precetti ad una platea di oltre mille imprenditori italiani, che sono intervenuti numerosi dimostrando l'interesse per le sue parole. La base su cui ruota il modello Tps è semplice e si riassume in una lotta a 7 sprechi - sovrapproduzione, tempi di produzione, trasporti, perdite di processo, giacenza scorte, movimenti, prodotti difettosi - a cui Wakamatsu ne ha aggiunto un ottavo: generare rifiuti.

In ballo c'è la competitività dell'azienda, che, soprattutto in tempo di crisi, non può permettersi alcun surplus. Al centro di ogni scelta, secondo il modello Toyota, ci deve essere la soddisfazione del cliente, il benessere di chi lavora per nell'impresa e quindi per la società nel suo complesso, che viene ripagata attraverso il versamento delle tasse: maggiori utili, più soldi allo Stato. Questo rigore, nato più di 50 anni fa, può rappresentare una risposta anche per le piccole e medie imprese del Nord Est italiano "perché Toyota in realtà - ha detto Wakamatsu - pur essendo un colosso di 65mila dipendenti, è costituita da tanti piccoli nuclei composti da una ventina di addetti, autonomi e autosufficienti, ma che poi si raccordano in maniera virtuosa tra loro".

Tuttavia, nello stesso Giappone "le aziende si sono dimostrate un po' pigre - ha ammesso - poiché guadagnavano a sufficienza anche senza applicare processi di ottimizzazione". La Toyota però continua a mettere in pratica la "filosofia" di suo "padre" ed oggi, ad esempio, nonostante il successo aziendale, ha deciso di abbandonare la Formula 1. "Vi assicuro che l'attuale presidente di Toyota è un grande appassionato di corse - ha spiegato Wakamatsu - ma se ha preso questa decisione evidentemente vuol dire che allo stato attuale non ci sono più le condizioni per essere sufficientemente competitivi sulle piste".

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Tag: Mercato , Toyota


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