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pubblicato il 9 ottobre 2009

Opel-Vauxhall: problemi in Gran Bretagna per Magna

Interrotti i colloqui con il Governo Brown e gli operai ex GM. La partita si fa politica

Opel-Vauxhall: problemi in Gran Bretagna per Magna

Magna incontra ancora uno scoglio nella rotta che dalla Germania porta al Regno Unito. Si sono infatti interrotti i colloqui tra l'acquirente della Opel/Vauxhall e la controparte rappresentata dal governo britannico e dai sindacati dei lavoratori impiegati nelle due fabbriche che il costruttore tedesco ha Oltremanica. Si tratta del secondo problema serio che l'azienda austro-canadese sta incontrando in Gran Bretagna dopo i dubbi manifestati dal governo capitanato da Gordon Brown che, nella persona di Lord Mandelson ministro dell'Industria, ha inviato il 22 settembre al commissario UE per la concorrenza, Neelie Kroes, una lunga e dettagliata lettera nella quale, oltre a criticarne le modalità di approvazione da parte del governo tedesco, si dimostrava che il piano Magna-Sberbank è antieconomico, eccessivamente punitivo per l'occupazione e contiene potenziali elementi che minano la concorrenza.

Kroes ha risposto il 7 ottobre affermando che Bruxelles si impegna ad "assicurare un processo che non sia distorto da ragioni protezionistiche, ma basato su considerazioni commerciali per la sostenibilità dell'occupazione". All'attacco del piano austro-russo-canadese si sono mossi anche i governi di Spagna e Belgio, quest'ultimo danneggiato non solo dal punto di vista occupazionale, ma anche perché belga è il gruppo di investimento RHJ che fino all'ultimo è rimasto in lizza per acquistare Opel/Vauxhall uscendone alla fine escluso senza ricevere molte spiegazioni.

Il governo britannico ha però un'altra lama dalla parte del manico: 400 milioni di euro di prestito per lo scorporo di Opel/Vauxhall la cui erogazione però vorrebbe subordinare, insieme ai sindacati, a maggiori garanzie occupazionali per le fabbriche sul suolo della Regina oltre che a facilitazioni sugli stipendi degli operai in mobilità e per finanziare un piano di prepensionamenti. Siamo di fronte a una disputa politica ed è chiaro che il governo Brown è convinto che Angela Merkel, in clima pre elettorale, abbia "barattato" con Magna un piano che privilegia i piani industriali e l'occupazione tedesca in cambio di supporto politico e di sostanziosi prestiti. Rappresenta invece una certezza, emersa chiaramente durante la campagna elettorale, che la politica estera del governo tedesco formato da CDU e liberali guarderà decisamente alla Russia e Opel potrebbe rappresentare un "regalo" da mettere sul tavolo degli accordi politici e commerciali che costituiranno la rete di legami tra i due paesi.

Tuttavia anche a Berlino le acque non sono calme. Secondo il Financial Times infatti la società di consulenza PwC, interpellata dal governo stesso per valutare il piano industriale per Opel, ha espresso forti dubbi sui numeri in esso contenuti. Magna infatti prevede che dagli 1,16 milioni di unità prodotte previste per il 2009 si passerà a 1,55 milioni nel 2012 e poi a 1,6 milioni nel 2014. Per la PwC c'è "un rischio straordinario di mancare gli obiettivi", un modo neppure troppo delicato per dire che l'ottimismo non può essere la sostanza di una seria strategia industriale. Un anonimo politico tedesco ha ammesso che la relazione naturalmente non lascia il governo soddisfatto, ma che non è completamente negativa e che "non vi è nulla che non possa essere risolto con la necessaria volontà politica. E noi abbiamo questa volontà politica". Una dichiarazione che dimostra ancora di più che dietro Opel si sta giocando una partita molto grande che coinvolge interessi diplomatici ed economici enormi, ben più grandi delle cifre che i contribuenti di tutta l'Unione Europea saranno costretti a pagare per finanziare la trasformazione di un fornitore in costruttore e l'alienazione silenziosa di tutte le preziose tecnologie che un Casa all'avanguardia come Opel possiede, frutto di decenni di attività di sviluppo.

Ma c'è anche un altro rischio: che la divaricazione tra gli interessi britannici e tedeschi riscavi il solco tra i due paesi che ha radici antiche. Non è infatti un caso se le automobili Opel siano vendute con il marchio Vauxhall in Gran Bretagna dove nell'immediato dopoguerra esisteva un forte pulsione antitedesca. Questo danneggerebbe non solo gli interessi dell'Europa, ma farebbe male anche ai sentimenti che dovrebbero accomunare i popoli che la formano e da oltre 60 anni vi vivono in pace e prosperità.

Autore: Nicola Desiderio

Tag: Mercato , Opel


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