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Retrospettive

pubblicato il 4 ottobre 2009

Corse in rosa

Grinta e femminilità fra benzina e profumi

Corse in rosa
Galleria fotografica - Alcune pilotesse di ieri e di oggiGalleria fotografica - Alcune pilotesse di ieri e di oggi
  • Berta Benz - anteprima 1
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  • Maria Antonietta Avanzo   - anteprima 3
  • Elisabeth  - anteprima 4
  • Maria Teresa de Filippis - anteprima 5
  • Ada Pace - anteprima 6

Alcuni studi individuano 8 diverse tipologie di intelligenza. Quella più congeniale all'arte della guida sembra essere l'Intelligenza Spaziale e Corporeo-cinestetica-fino motoria. Tale tipologia si basa sulla comprensione delle relazioni causali e funzionali, sulle abilità visivo-spaziali, sulla propensione a risolvere problemi meccanici ed infine su particolari abilità nella coordinazione oculo-manuale. Tutte caratteristiche che si dicono appannaggio del genere maschile.

DONNE E MOTORI: GIOIE E DOLORI?
La storia dell'automobile e dell'automobilismo sportivo sfatano questo luogo comune e in effetti molte signore si dimostrano al volante non meno abili di fidanzati e mariti; tanto su strada quanto in pista; vero è che il numero delle vittorie maschili é ben superiore a quello delle affermazioni in rosa, ma va ricordato lo sbilancio numerico a favore dei maschietti nonché lo sfavorevole contesto con il quale le signore hanno dovuto fare i conti.

VOLANTI E VECCHI MERLETTI
Agosto 1888: Berta Benz, moglie di Karl, caricò due figli sulla prima auto realizzata dal marito - un triciclo monocilindrico alimentato a "ligroina"- e da Mannheim percorse un centinaio di chilometri per raggiungere la madre a Pforzheim: questa sembra sia stata la prima impresa di guida in rosa della storia dell'automobile. Agli inizi del '900 le ruote erano diventate quattro, ma le auto erano ancora poco più che carri a motore; tuttavia su quei mezzi dalla tenuta di strada eufemistica già allora si correva a velocità notevoli, su carrarecce fiancheggiate da platani, massi, dislivelli e quant'altro. La durata di una competizione era notevole ed il dispendio di energie elevatissimo: roba per veri machi eppure, aggraziate entità femminili sfidarono pregiudizi e difficoltà oggettive , spesso con buon successo.
Marie Marthe Camille Desinge Du Gast scosse ad inizio secolo l'immaginario dei nostri cugini francesi ancor prima di scoprire l'automobilismo; dai voli in aerostato assieme al marito Jules Crespin ai successi nel tiro con la pistola, dalle scalate all'ippica, per non tacere della scherma e del paracadutismo; sulle quattro ruote Camille si cimentò in gare come la Parigi-Berlino e la Parigi-Madrid; in una di queste gare si giocò un buon piazzamento allorché 8° assoluta, soccorse un concorrente ferito attendendo per lungo tempo accanto a lui i soccorsi. Dopo l'auto, sfogò la sua passione per la velocità sui motoscafi da corsa.
Nel 1906 notiamo M.me Le Blon partecipare in qualità di meccanico a fianco del marito alla prima Targa Florio; la coppia terminerà fuori tempo massimo a causa di una serie interminabile di forature

SALOTTI E SEDIOLI
Maria Antonietta Avanzo, classe 1890, era aviatrice, giornalista, pilota da corsa, ma anche nobile, bella e trasgressiva. Esordì vincendo nel 1918 il Giro del Lazio su una SPA 35-50 HP. Amava definirsi "un grand'uomo" per questo raccolse il plauso delle femministe sue coeve, mentre Enzo Ferrari di lei scrisse che aveva "una guida disinvolta e precisa". Dal 1921 in poi si aggiudicò una serie di prestigiosi terzi posti, fra gli altri al Circuito del Garda dove, su Alfa Romeo "ES", duellò a lungo con il Conte Masetti su Mercedes ed alla Coppa della Perugina che disputò su Mercedes "180 K". Venne anche invitata, con speciale dispensa in quanto donna, alla 500 Miglia di Indianapolis che poi non disputò a causa di improvvisi problemi famigliari.
Elisabeth "Eliska" Junek, 21 anni dopo M.me Le Blon conquistò un posto nella storia con la sua partecipazione alla Targa Florio del 1927. Al primo giro del circuito da 107 km transitò terza, dietro Campari e Divo; la sua gialla Bugatti si era lasciata alle spalle nomi come Nuvolari, Dreyfuss, Borzacchini e Chiron; sappiamo come andò a finire: arrivò 5° assoluta, ma solo a causa della rottura del radiatore che la costrinse ad una lunga sosta ai box. Colei che i siciliani avevano soprannominato la "femminazza bianca" si prese la briga, sempre nel '27, di essere, nel famoso inferno verde del Nurburgring, la più veloce della classe 2 litri.

FINITA LA GUERRA, NASCONO NUOVE STELLE
Gli anni '50 ci fanno incontrare Maria Teresa de Filippis, nobile napoletana, ereditiera e celebre "pilotino" - così era chiamata - che dal 1948 al '59 corse con quasi tutto: dalla Topolino, con la quale alla sua prima corsa batté per scommessa i fratelli e ottenne la vittoria di classe, all'Urania 750 sport, dalla Giaur-Bmw alla Osca 1.100 cc. e ancora dalle Maserati Sport 2 litri alla 250 F di Formula Uno con la quale, al G.P. di Siracusa giunse 5° assoluta alla sua prima esperienza di categoria; troppo lungo sarebbe citare le tante, tantissime vittorie e piazzamenti. Basti ricordare che quella donna minuta ed affascinante di 49 chili, affezionata amica di Luigi Musso, corse in pista e salita, in gare di velocità e di durata mortificando assai spesso le speranze dei suoi avversari. Oltre che nei confronti dei suoi "competitors", Donna Maria Teresa diede prova di carattere anche i occasione dei suoi 4 non lievi incidenti che le causarono la rottura di un braccio e la perdita dell'udito dall'orecchio sinistro. Ancora oggi la si vede nelle più qualificate manifestazioni riservate alle "storiche" e rimane estremamente attiva in qualità di Presidente del Club Maserati, di Vice Presidente del Club International des Anciens Pilotes de Grand Prix F1 e di membro d'onore del Club delle Mille Miglia.
Nello stesso periodo venne alla ribalta Ada Pace, classe 1924, che dopo aver praticato atletica, pallacanestro e tiro a segno, arrivò alle due ruote nel 1947 per vincere; con una Vespa 125 ufficiale, tre campionati italiani di Gimcana nel 1953,'54 e'56; il suo irrompere nell'automobilismo fu tumultuoso e, come un torrente in piena, la "nostra" fu capace di vincere dal 1957 al 1962 sei campionati nazionali GT, e cinque nella categoria "Sport"; nel 1960 vinse, su OSCA, la categoria Sport 1100 alla Targa Florio e nel 1961 corse ufficialmente per l'Alfa Romeo con una Giulietta Zagato. Le vittorie della Pace venivano mal digerite, tanto che i reclami divennero una costante sino a che, nel 1957, dopo gli ennesimi "vittoria e reclamo", Renzo Castagneto, uno dei patron della Mille Miglia, sottopose a verifiche sia la vettura della Pace quanto quelle dei due reclamanti poi esclusi - loro - per irregolarità tecniche. Nuova vittoria al circuito di Modena e questa volta niente reclami; tuttavia il secondo e terzo arrivato diedero prova di grande sportività disertando il podio.
Comunque la pilotessa seppellì ogni residua velleità del sesso forte mettendo al posto della targa posteriore un bel "sayonara" (in giapponese "arrivedereci" e..."sul podio" era sottinteso); alla gara in salita Aosta-Pila del 1959 "Sayonara" si iscrisse nella categoria GT e una volta superato il traguardo con la sua Giulietta Sprint, scese a valle con una cremagliera per il trasporto della legna, salì su una OSCA 1.100 Sport e con il suo vero nome vinse la gara stabilendo il nuovo record del tracciato.
Gli anni '60 portarono una ventata di ribelle rinnovamento nella società e l'automobilismo sportivo vide con sempre minor meraviglia, e tuttavia senza completa assuefazione, la progressiva invasione, da allora sino al 2000, di pilotesse e navigatrici quali - fra le altre - da Marie Claude Beaumont, a Christine Beckers, da Piera Bertoletti a Susanna Baumann e ancora Liane Engemann, Anna Cambiaghi, Margò Einsiedel, Rosadele Facetti, Sarah Fisher, Janet Guthrie, Lella Lombardi (unica donna a conquistare - a tutt'oggi - punti in F1), Pat Moss, Michelle Mouton e Fabrizia Pons, Serena Pittoni, Lyn St. James, Isabella Taruffi, Desirée Wilson e Giovanna Amati.

TEEN AGER E POCO PIU'
Oggi la velocità è diventata costante di vita e quindi tutto in fretta e tutto prima; i tempi di Fangio che vinceva nel 1951 il suo primo titolo di Campione del mondo a 40 anni suonati sono preistoria: oggi a 8 anni si inizia in kart e a questa precocità non si sono certo sottratte le ragazze; non molte in verità, ma estremamente agguerrite e specializzate.
Negli States sono noti i casi di Divina Galica e Sarah Fisher che, ad Indianapolis ha girato sulla McLaren F1 di Raikkonen; sempre negli States si è trasferita la svizzera ventunenne Simona De Silvestro, leader, con 21 punti di vantaggio, del Campionato Formula Atlantic nel quale le sta suonando di santa ragione ai suoi avversari maschi; in Francia una figlia d'arte, Corentine Quiniou, ha vinto nel 2008 il Campionato Classic Endurance Racing 2008 ed è attualmente pilota professionista.
A casa nostra abbiamo oggi due figlie d'arte: Chiara Polledro, che sta ben figurando nelle gare in salita riservata alle vetture d'epoca, e Michela Cerruti, figlia dell'indimenticato "Baronio" che sta vincendo in circuito con la Fiat Abarth "Modigliani" da 350 CV preparata da Romeo Ferraris; le due "pilotesse" si affiancano idealmente alla bella e veloce Alessandra Neri (Ferrari 430 GT), presenza consistente già da qualche anno.
E a proposito di bellezza consentiteci di celebrare ad un tempo velocità ed avvenenza citando qualche nome, noto e meno noto, di forti e meno forti signore-pilota che, smessa la tuta non sfigurerebbero, ed è effettivamente successo, su patinate riviste glamour. E' il caso di Christina Surer in grado di passare da una moto dragster alla Seat Leon Supercopa e da lì a Playboy e che dire di Cora Schumacher, ma a queste più note si aggiungono Katherine Legge (ufficiale Audi), Sarah Bovy, Leilani Munter, Emma Kimilainen ed infine Fiona Leggate.

Rientrando nelle righe ci viene ora più facile comprendere per quale ragione, nel prossimo mese di ottobre, si terrà a Roma la seconda edizione del raduno di vetture storiche "Eva al volante".

Autore: Giovanni Notaro

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