Curiosità

31 Maggio 2005

Film: GUNG HO

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una (Fiat) Regata alla conquista dell'America

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Il legame tra automobili e cinema è sempre stato particolare. Da cinquant’anni l’Auto è parte integrante della nostra società – e di quella di tutto il mondo industrializzato – chiaro, quindi, che il Cinema, un certo tipo di cinema (sicuramente non quello storico o di fantasia), la consideri a tutti gli effetti come un’attrice. Protagonista o semplice comparsa che sia.

Per inaugurare quest’argomento, abbiamo scelto una pellicola tra le meno conosciute: Gung Ho, di Ron Howard. L’argomento, la pesante crisi dei costruttori americani sotto l’offensiva giapponese all’inizio degli anni ’80, è sicuramente serioso, ma è sviluppato con umorismo e semplicità.

Una cittadina di provincia, Hadleyville, rischia di “morire” a causa della chiusura di uno stabilimento di produzione, che ne era il cuore pulsante. Per evitare il tracollo, quindi, una sorta di comitato cittadino individua tra gli ex-operai di questa azienda Hunt Stevenson (Micheal Keaton), il più adatto per andare in “missione” in giappone con lo scopo di convincere i dirigenti della Assan Motor Company a rilevare lo stabilimento di Hadleyville e ridar vita alla città.
Hunt, miracolosamente, riesce nell’operazione e, quando tutto sembrava perso, “arrivano i giapponesi” (è il sottotitolo italiano del film). La mentalità degli operai americani (molto alla “volemose bene”), si scontra da subito con la meticolosità giapponese: mentre i nipponici riparano i difetti di produzione fuori dall’orario di lavoro, gli americani di fronte a problemi del genere rispondo con un semplice “sono cavoli del concessionario”... Le divergenze assumono poco dopo proporzioni tali da indurre gli operai a scioperare e i giapponesi ad organizzare una serrata.
Tra Hunt, che nella nuova azienda aveva ottenuto un posto di rilevanza e il dirigente giapponese, mandato in America in “spedizione punitiva”, la tensione fa si che, pian piano si instauri un rapporto profondo di stima, che presto diventerà amicizia. È grazie a questo che la fabbrica potrà riprendere la produzione, a patto di riuscire a sfornare 15.000 vetture al mese. Per convincere gli operai, vien loro promesso da Hunt un aumento salariale, inserendo “tra le righe” un aumento di produttività, senza menzionare le famose 15.000 unità. Le maestranze s’impegnano per arrivare a 13.000 vetture, ma per la dirigenza nipponiche non sono sufficienti e si riprende quindi con gli scontri che, il ventinovesimo giorno, sanciscono praticamente la fine dell’avventura.
Tuttavia, restano ancora ventiquattro ore.
Tra operai che bivaccano sentendosi ormai disoccupati e giapponesi che fanno le valige, Hunt Stevenson e il responsabile nipponico, ormai amici, si rimboccano le maniche e da soli si mettono all’opera, sognando di riuscire a realizzare, fino all’alba del giorno dopo, le mille auto ancora necessarie. Il gesto, simbolico, è di esempio. Poco dopo, tutti i dipendenti tornano al lavoro di gran lena. Gli americani sono un po’ più precisi e i “colletti bianchi” giapponesi s’uniscono alle maestranze sulle linee di montaggio con l’unico scopo di realizzare almeno mille automobili, anche a costo di farle uscire con “qualche difettuccio”.
Il giorno successivo, arriva il presidente della Assan che, dopo la delusione iniziale (molte vetture non rispettano gli standard qualitativi giapponesi), non può far altro che prendere atto dell’impegno e della buona volontà di tutti...
Questa la trama.

Come detto in alto, l’argomento è serio, ma è stato sviluppato intenzionalmente con una vena satirica e una semplicità a tratti disarmante. L’elemento distintivo, però, è un altro: le vetture prodotte da questa fantomatica Assan Motor (giusto per pignoleria, precisiamo che non è mai esistita), che di fatto sono co-protagoniste della pellicola, sono automobili Fiat!
Sulle linee di montaggio si assemblano Fiat Regata, Fiat 127 brasile (la 147) e qualche rara 128. Le automobili finite, che fanno bella mostra nei piazzali, sono quasi tutte Regata (compare qualche 127 in poche sequenze). Per evitare citazioni, evidentemente, le auto sono state personalizzate con decalcomanie di dubbio gusto e loghi differenti, ma nessun particolare di carrozzeria è stato modificato. Nel frontale, ad esempio, le classiche cinque barrette cromate sono state coperte “alla buona” con una pellicola adesiva con su serigrafato l’emblema di fantasia della Assan. In una sequenza, in cui vi è un primo piano di un propulsore, sono evidenti le barrette Fiat impresse sul coperchio del filtro dell’aria che sovrastano una targhetta adesiva “Assan”.
Seppur oggettivamente si tratti di particolari poco eclatanti (almeno per i più), il colpo d’occhio, per l’appassionato, è veramente curioso.

Nei titoli di coda non ci sono riferimenti e/o ringraziamenti a Fiat o ad aziende collegate, ma è menzionata una troupe in Argentina. Quest’ultimo, è un indizio di non poco conto, da cui è facile desumere che le scene girate in fabbrica, verosimilmente, sono state realizzate in un vero impianto produttivo Fiat, in Argentina, dove le Regata in quegli anni era prodotta insieme alle 127/147.
La scelta della Paramount, che ha prodotto la pellicola, è ricaduta sulle Fiat, sicuramente per motivi pratici. All’epoca, il film è del 1986, la Casa Torinese si era già ritirata dal mercato statunitense e, quindi, Regata e 127 erano praticamente anonime e sconosciute agli americani. Il rischio di irregolarità come la pubblicità occulta o, al contrario, il danno di immagine, era scongiurato senza ricorrere alla realizzazione di costose maquette prodotte ad hoc per il film.
Particolare non secondario, però, è che Gung Ho è stato distribuito, negli stessi anni, anche in Europa, dove la Regata era diffusa, prodotta e nel pieno della carriera commerciale. Visto che spesso non fa proprio una bella figura (alla fine del film, lo stesso protagonista si mette al volante di uno degli ultimi esemplari prodotti che, ai primi giri delle ruote, si smonta comicamente), ci domandiamo come l’avesse presa la Fiat...

Titolo originale: Gung Ho – Working Class Man
Titolo italiano: Gung Ho – Arrivano i giapponesi
Regia: Ron Howard
Interpreti: Michael Keaton, John Turturro
107 min, Colore
1986, Paramount Pictures
Disponibile in DVD - VHS


Autore: Salvatore Loiacono
Data: 31 Maggio 2005
Tags: Curiosità
 

Ultimi Commenti

7 commenti presenti
  • 1
    che tristezza

    possibile che fiat non abbia reagito a questa cosa?? anche se obiettivamente la regata era proprio una macchina brutta, ma brutta.. specialmente berlina

    Postato da: mikki24 Aprile 2006 alle 07:35
  • 2
    Noooo!

    Ma non è vero, era bellissima! :S
    (sarà perchè nei ruggenti anni ottanta ero piccolino e la regata era la macchina di mio padre?! Uahahahha)

    Postato da: Ricky09 Maggio 2006 alle 00:48
  • 3
    TOFAS?

    Secondo alcune fonti, le sequenze delle linee di montaggio (e, letteralmente, le auto) sono di uno stabilimento in Turchia. Le riprese sarebbero state effettuate durante la chiusura annuale per ferie.

    Quanto alla 147, la "nostra" IV serie (unificata) era ormai praticamente la stessa macchina; oltretutto ben armonizzata, a livello estetico, nel resto della gamma. Al di la' delle doti tecniche, infatti, ho sempre trovato la III serie un rifacimento poco riuscito. E' curioso notare come le analoghe controparti Seat (es. la Fura, la Ronda nei confronti della Ritmo) abbiano spesso avuto un'estetica piu' moderna.

    Postato da: R. Damon11 Giugno 2006 alle 21:02
  • 4
    Viva la Regata

    Mi Chiamo Nicola ,sono di Bari,ma vivo in un paesino della provincia.Ho 20 anni e possiedo una Regata dell'84 completamente elaborata, tanto che in paese mi chiamano Nico Regata.A me questa vettura è sempre piaciuta,sin da quando ero bambino la notavo e a volte chiedevo a papà di comprarla,ma lui scelse la più versatile Ritmo.Tutti coloro che notano la mia Regata si complimentano e quando entrano notano la spaziosità e la comodità ormai rara sulle berline attuali.Il film l'ho visto solo un paio di volte quando ero bambino ma l'ho sempre ricordato ed anch'io notai le "camuffature"sopra elencate.Comunque per me la Regata resta una gran macchina e se la Fiat decide di rifarla tale e quale me la vado a ricomprare nuova!!saluto tutti i possessori di questa fantastica vettura.VIVA LA REGATA!!!!

    Postato da: Nico Regata09 Luglio 2006 alle 12:24
  • 5
    Visto!

    Ho appena completato la visione, in inglese, del film.
    Simpatico e carino.
    Vedere Keaton guidare una Regata è da cineteca!!

    Postato da: Urbano23 Luglio 2006 alle 15:44
  • 6
    ...

    Le Fiat sono solo auto da paraculare

    Postato da: AHAH10 Giugno 2007 alle 12:09
  • 7
    ho la regata

    ho una regata del 85 grigia e perfetta

    Postato da: willyjoe10 Aprile 2008 alle 17:16

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