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pubblicato il 18 settembre 2009

Al Salone di Francoforte 2009 è dibattito su Opel

La Germania si difende dalle accuse dei paesi Ue. Chiesto intervento di Bruxelles

Al Salone di Francoforte 2009 è dibattito su Opel

Angela Merkel si difende e lo fa dal Salone di Francoforte. La cancelliera tedesca, ad un passo dalle elezioni che si terranno tra poco più di una settimana, ha risposto indirettamente alle critiche di alcuni paesi dell'Unione europea sulla gestione delle trattative per la vendita di Opel a Magna dicendo che, se la Germania "non avesse concesso in autunno un prestito ponte, altri paesi europei sarebbero stati in difficoltà". E poi "è uno scambio di favori".

Opinione completamente diversa da quella del Ministro dell'Industria spagnolo, Miguel Sebastian, per cui la Germania avrebbe chiesto ai paesi europei che ospitano gli impianti Opel (Spagna, Gran Bretagna, Belgio e Polonia) "di pagare il conto senza aver visto il menù". Per questo martedì il Ministro aveva annunciato che Madrid chiederà alla Commissione europea di rivedere i termini dell'accordo relativi all'operazione di vendita perché potrebbero violare le norme Ue sulla concorrenza. L'esecutivo spagnolo infatti - come quello belga - ha paura che dopo gli aiuti di stato, la Magna chiuda gli impianti di Opel in Spagna - e in Belgio - per concentrare la produzione in Germania.

Un timore scaturito subito dopo aver ascoltato il co-amministratore delegato di Magna, Siegfried Wolf, a Francoforte. Il rappresentante del fornitore austro-canadese aveva detto che nella nuova Opel sarà licenziato un dipendente su cinque: ovvero in Europa perderanno il posto di lavoro 10.500 persone su 50.000 impiegate. Solo in Germania i tagli saranno oltre 4.000 (su 25.000 posti) e a chi ha accusato la Magna di aver nascosto finora i reali costi della ristrutturazione, Wolf ha risposto: "Abbiamo sempre parlato di 10.500 posti", quindi "Magna non mente".

Eppure fino alla scorsa settimana la Germania, che ha appoggiato con decisione la cordata Magna-Sberbank, era convinta che i tagli nei suoi quattro stabilimenti sarebbero stati circa 3.000. A questi invece sono stati aggiunti 1.000 posti nel settore amministrativo. E se in Germania nessuna fabbrica chiuderà, ad Anversa (Belgio) c'è grande timore per il futuro dei 2.580 dipendenti dell'impianto Opel. Ma alle accuse di protezionismo, espresse anche dal ministro inglese del Commercio Peter Mandelson, Berlino ha risposto che non è stata la Germania, bensì la Magna a decidere di conservare i quattro impianti tedeschi e poi ha rilanciato: un'apposita notifica alla Commissione degli aiuti per Opel "non è necessaria" perché i fondi arrivano da un programma di crediti e garanzie anti-crisi già approvato dalla Ue, come ha detto il portavoce del governo tedesco Ulrich Wilhelm.

Intanto per ricucire gli strappi, l'esecutivo tedesco ha convocato a Berlino i rappresentanti di Spagna, Gran Bretagna, Belgio e Polonia per convincerli ad intervenire attivamente nell'operazione di vendita pagando parte dei tre miliardi di euro di garanzie chieste da Magna e Sberbank, che nel frattempo hanno svelato qualche dettaglio in più dell'accordo in via di definizione con General Motors. Il contratto dovrebbe essere firmato entro due settimane, mentre la chiusura definitiva arriverà a novembre. Riguardo ai mercati, in futuro la nuova Opel non potrà vendere negli Stati Uniti e in Corea del Sud, mentre in Canada tale divieto durerà due anni e anche per la Cina sono previste forti limitazioni. E proprio da questo stesso paese è arrivata oggi la notizia che la Geely Automobile Holdings ha contattato la Magna International per una potenziale partnership su Opel, ma - secondo una fonte vicina alle trattative - il fornitore austro-canadese non è al momento disponibile.

E una pietra sull'affare Opel è stata messa anche dall'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, che a Francoforte ha chiarito di "non essere dispiaciuto" per l'esito della partita" e a chi gli ha chiesto se dopo quest'operazione i rapporti di Chrysler con la società austro-canadese cambieranno - visto che la Magna produce in Austria per Chrysler la Jeep Grand Cherokee e il 300C, oltre a fornire componenti a Fiat - da detto: "Tutti i fornitori devono soddisfare l'interesse della nostra azienda. Nel momento in cui non lo fanno più, nel momento in cui il gruppo si sente a rischio, non li userà più. Se ci sentiremo a rischio non li useremo più".

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Tag: Mercato , francoforte


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