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pubblicato il 18 settembre 2009

Salone di Francoforte 2009: matrimoni e divorzi

Fiat e Chrysler insieme sugli stand, GM in ordine sparso e inspiegabile

Salone di Francoforte 2009: matrimoni e divorzi
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I modelli Alfa Romeo di fianco a quelli Dodge, le Jeep ad un passo dalle Lancia e le Fiat faccia a faccia con le Chrysler. Si vede questo nel padiglione numero 6 del Salone di Francoforte di quest'anno. È la prova "fisica" e ufficiale dell'unione tra il Gruppo americano e quello torinese, avvenuta lo scorso aprile dopo un lungo lavoro diplomatico-manageriale capitanato da Sergio Marchionne e, per la prima volta, sotto gli occhi di tutti, addetti ai lavori e pubblico.

L'alleanza annunciata dal Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, come quella che "salverà l'auto americana e l'economia USA" e che ha permesso alla fallimentare Chrysler di ristrutturarsi, è stata confermata anche a parole dallo stesso Marchionne che ieri ne ha annunciato i prossimi sviluppi: la Bertone produrrà Chrysler, anche se resta fondamentale per i bilanci di Casa Fiat - e non solo - il rinnovo degli incentivi statali all'acquisto di auto. Una questione che si pone su tutti i mercati europei. Non a caso il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ha mostrato sensibilità al problema, ma ne ha rimandato la decisione di concerto con l'Unione Europea.

Proprio quando il matrimonio tra i due grandi Gruppi è evidente, è altrettanto visibile il disordine che ancora domina in casa General Motors, protagonista quest'anno di un fallimento e di un piano di dismissione guidato non solo da logiche finanziarie e industriali, ma anche politiche, come dimostra la vicenda della Opel la cui cessione al 55% al consorzio Magna-Sberbank appare risolta anche se non ancora formalizzata. Il mantenimento del 35% da parte (il 10% va invece ai lavoratori) consente a GM di mantenere una testa di ponte industriale in Europa, ma sancisce comunque la separazione totale tra i brand all'interno della sua orbita. Destino europeo, ma con uno sguardo a Est, anche per Saab, ceduta totalmente con l'aiuto del governo svedese al gruppo Koenigsegg che ha già firmato una lettera di intenti con i cinesi della BAIC.

Nonostante questo, sono proprio Saab e Opel a fare bella mostra di sé l'uno accanto all'altro all'interno del padiglione 8. E' viceversa inspiegabile la quasi assenza di Chevrolet, unico marchio commercializzato in Europa che rimarrà nelle mani di GM, la quale ha allestito un piccolo modulo espositivo "da giardino" poco fuori dei padiglioni, decisamente poco degno di un gruppo che è pur sempre il numero 2 mondiale e, nel silenzio più assoluto, ha perso un'occasione per dimostrare ancor meglio la sua vitalità con la Spark. Infatti la piccola destinata a sostituire la Matiz a partire dal 2010 è presente nei parcheggi della Fiera di Francoforte.

La chiarezza insomma non abita dalle parti di GM, dove la "telenovela brasiliana" - così Sergio Marchionne ha definito la trattativa per la cessione di Opel, evidentemente inquinata da interessi extra industriali - trova un pronto riflesso sul modo di presentarsi in occasione di un avvenimento mondiale, proprio quando l'industria dell'automobile è sotto i riflettori.
Inspiegabile, come la caduta di un numero 1 che ha dilapidato una posizione di assoluto dominio sul mercato mondiale e, nonostante la batosta, non riesce ancora a trovare una linea di galleggiamento che gli consenta di navigare sicura nonostante il fallimento pilotato che l'ha alleggerita dei debiti. Proprio in terra di Germania, la Fiat dunque appare più determinata, più chiara nei suoi intenti e sicuramente più pronta a giocarsi tutte le sue carte di concerto con Chrysler. Anche se i piani non sono stati ancora definiti in ogni dettaglio, i due partner non hanno paura di mostrare il loro nuovo legame e soprattutto appare chiara la leadership di Sergio Marchionne. Per una volta, è l'Italia a dare l'esempio. E i tedeschi non se la prendano per questo perché la vicenda Opel ha tutti i difetti delle deprecabili "sceneggiate" italiane che stavano per affondare anche l'industria dell'automobile nostrana e invece costeranno 10.500 posti di lavoro, oltre 4mila dei quali proprio in Germania. Senza dubbio, stavolta lo specchio siamo noi.

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Autore: Eleonora Lilli, Nicola Desiderio

Tag: Eventi


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