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Retrospettive

pubblicato il 26 settembre 2009

Il Gran Premio d’Italia compie 80 anni

Ripercorriamo la storia dell’impianto più veloce del mondo

Il Gran Premio d’Italia compie 80 anni
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80esimo Gran Premio d'Italia: all'importanza della ricorrenza quest'anno si sono aggiunti l'entusiasmo per la partecipazione di Fisichella su Ferrari alla gara del 13 settembre scorso e le speranze dei tifosi, forse troppo ottimistiche, di una vittoria tutta italiana dopo ben 43 anni dal trionfo di Lulù Scarfiotti. Ma più che fantasticare, vogliamo oggi ripercorrere la storia del circuito di Monza in chiave logistica; si parla sempre di imprese sportive, auto, caratteristiche tecniche e regolamenti, quasi mai di impianti; cogliamo quindi questa occasione per soffermarci sulla lunga e costante evoluzione di questo circuito.

NUMERI IMPORTANTI
Iniziamo da qualche cifra: 80 gli anni d'età e 80, quelli dell'attività di pista, incluso il periodo bellico. Sempre in 80 anni potrebbe esserequantificata la durata dei lavori del cantiere Autodromo. Ancora: 60 i box, larghi 21,5 e lunghi ben 254,30 metri. 540 sono le postazioni per i giornalisti, con zone per le telecomunicazioni e i fotografi, 22.000 e 20.000 i metri quadrati dei due paddock. 3 i piani dell'edificio servizi, con aree di catering, ospitalità, uffici e centro elaborazione dati. Con 31 punti di rilevamento il sistema integrato provvede a raccogliere, elaborare e trasmettere dati inradiofrequenza per fornire in tempo reale a ciascuna vettura in corsa la propria posizione, la velocità massima, l'analisi dei tempi sul giro e per ogni sezione del circuito. Ben 48 sono le auto alle quali il sistema può simultaneamente fornire tale servizio. L'accoglienza prevede 51.000 i posti tribuna e circa 70.000 quelli su prato. Da non dimenticare sono poi i 185 addetti al servizio antincendio (dotati di 42 mezzi e 450 estintori portatili), i circa 5.500 addetti fra giornalisti, team,sponsor, personale autodromo e servizi di supporto. La copertura TV su 130 paesi fa schizzare a 255.000 euro il costo di uno spot TV da 30" trasmesso nel corso della diretta (2008), contro i 42.000 euro di un analogo spot sul GP d'Australia.

VELOCE DA SEMPRE
Qualche dato a supporto della definizione di "Tempio della velocità": 200 i km/h raggiunti già nel 1929 nel corso del GP, 285 km/h di velocità massima teorica raggiungibile nel 1955 sulle curve sopraelevate del nuovo anello di alta velocità e oltre 240 km/h la media nel Gran Premio del 1971. Jean Alesi nel 1997 ottiene la pole position superando i 250 km/h, seguito nel 2004 dal record ancora imbattuto di Montoya: 262,242 km/h. Per raggiungere i limiti estremi di velocità in gara occorre attendere il 2003, quando Michael Schumacher fa segnare una media di 247,585 km/h sulla distanza, superato l'anno successivo da Rubens Barrichello che ottiene l'attuale record di 257,320 km/h di media .

ORIGINI ED EVOLUZIONE
La costruzione dell'autodromo fu decisa nel 1922 dall'ACI di Milano in occasione del suo 25esimo anno di attività. Il 15 maggio 1922 iniziarono i lavori e dopo soli 110 giorni Bordino e Nazzaro su Fiat 570 percorsero il primo giro di pista. Il circuito era costituito da due anelli da utilizzarsi siacontemporaneamente (benché a giri alterni con il rettilineo d'arrivo, diviso in due corsie) e sia separatamente sullo stradale di 5,5 km con sette curve e l'anello ovale di alta velocità con due curve sopraelevate, lungo 4,5 km. L'impianto fu inaugurato il 3 settembre 1922 e, sino al 1928 il Gran Premio venne disputato sul circuito completo di 10 chilometri; quell'anno Emilio Materassi piombò sul pubblico provocando 20 morti e 40 feriti e il tracciato fu di conseguenza integrato e modificato in più punti, anche su progetto dell'allora Presidente CSAI Don Vincenzo Florio. Nel 1929 venne corso il solo Gran Premio di Monza, disputato sull'anello d'alta velocità dove, per la prima volta, vennero raggiunti i 200 km/h, mentresuccessivamente venne utilizzato per la maggior parte delle competizioni il circuito stradale da 6.300 metri. Nel biennio1938-39 venne rifatto il tracciato stradale, abbattute le due curve sopraelevate, realizzati ex-novo tribune, box e fabbricati annessi. Demolito l'anello di alta velocità, il rettifilo centrale venne raccordato a quello delle tribune con due curve in blocchetti di porfido.

IL DOPOGUERRA
Dopo uno stop causato dalla seconda guerra mondiale la pista di Monza si trovò ad affrontare un momento difficile, offesa nel 1945 da una sfilata di mezzi corazzati alleati che lasciò il circuito senza fondo stradale, con ampie aree vicine trasformate in depositi di residuati bellici. Nel 1948 l'ACI Milano deliberò l'integrale recupero dell'impianto che portò nel 1955 alla costruzione del nuovo anello di alta velocità con curve sopraelevate a pendenza crescente verso l'esterno, calcolate per una velocità massima teorica di circa 285 km/h. Le due curve in porfido vennero sostituite dalla Parabolica con spostamento della relativa tribuna, tornando così ai 10 chilometri di lunghezza. Seguirono due grandi torri con quadri luminosi e nuove torrette lungo il percorso per l'esposizione delle classifiche al pubblico, nuovi uffici per la direzione gara, box dirappresentanza e un nuovo padiglione a due piani riservato alla stampa. Negli anni 1955, '56, '60 e '61 il GP d'Italia si disputò sul circuito di 10.000 metri mentre la pista d'alta velocità, oltre che per tentativi di record, venne utilizzata nel 1957-58 per la 500 Miglia di Monza, valida per il Trofeo dei Due Mondi che vedeva contrapposte la scuola americana a quella europea. Nel 1959 venne realizzato un raccordo fra il rettifilo delle tribune e quello centrale e si creò così un tracciato di circa 2,4 chilometri di lunghezza (inclusa anche la parabolica) sul quale, a partire dal 1964, corsero formuleaddestrative come la "formula Monza" su monoposto azionate da motori Fiat 500 a sogliola.
Le gare, grazie ad uno specifico impianto di illuminazione del circuito, si correvano prevalentemente in notturna, anticipando l'idea di Ecclestone del Gran Premio di F1... Inosmma "nulla di nuovo sotto la luna"! Nel 1963 la zona dei box fu interamente abbattuta e ricostruita realizzando una direzione gara su tre piani etrentotto box. Nello stesso periodo venne migliorata la sicurezza alla curva "parabolica". Lo stradale di 5.750 metri, inaugurato nel 1955, è stato impiegato ben tredici volte fino al 1971 per i Gran Premi automobilistici e diciassette fino al 1972 per quelli motociclistici. Il GP d'Italia si svolse per l'ultima volta sul circuito completo nel 1961, edizione funestata dall'incidente nel quale il pilota FerrariWolfgang von Trips perse la vita insieme a dodici spettatori; dall'anno successivo la gara venne disputata sulla sola pista stradale. Altro incidente che portò successive modifiche alla Parabolica, fu quello del 1970, quando nel corso delle prove perse la vita l'austriacoJochen Rindt.

GLI ANNI SETTANTA
Nel 1971 vennero eretti terrapieni lungo il tratto di rettifilo precedente la Parabolica, con tribuna "Shell" all'esterno, mentre al suo interno furono realizzate gradinate in cemento armato capaci di oltre 10.000 posti a sedere. Poiché nel corso del Gran Premio di quell'anno si superarono i 240 km/h di media, vennero realizzate chicane provvisorie, che nel 1976 furono rimpiazzate da tre varianti permanenti realizzate sul rettilineo dei box, alla curva della Roggia e alla curva Ascari. La lunghezza del circuito raggiunse quindi i 5,8 km; l'introduzione delle varianti produsse il risultato voluto: Ronnie Peterson (March) vinse quell'anno ad una media di "soli" 199,749 km/h (suo anche il giro più veloce a 206,120 km/h). L'arrivo delle cosiddette "wing-cars" (le formula Uno effetto suolo) fece impennare le velocità di percorrenza in curva riducendo nel contempo le possibilità di gestione dell'auto in caso di perdita di aderenza. La necessità di adeguare la sicurezza in pista portò (fra le altre misure adottate) all'ampliamento degli spazi di fuga nella Curva Grande, di Lesmo, del Vialone e Parabolica, alla messa in sito di banchi di sabbia e all'installazione di barriere costituite da pile di pneumatici unite fra loro a graduale sostituzione di tutte le reti frenanti; oltre a questo la lunghezza dei guard rail venne triplicata. Queste opere comportarono l'abbattimento di circa 400 alberi, rímpiazzati da altri 1.200. Va infatti ricordato che l'Autodromo, trovandosi all'interno di un parco, presenta diversi problemi di impatto ambientale ed acustico; per evitare l'annullamento del Gran Premio, la Regione Lombardia è intervenuta in più di un'occasione, anche legiferando ad hoc. Anche gli impianti vennero adeguati alle nuove richieste della FOCA: i box da 30 passarono a 46, la corsia box fu ampliata a 12 metri e venne costruito un paddock da 9.000 metri quadrati. La sala stampa venne nuovamente ampliata, come furono rifatte e coperte tutte le tribune del rettilineo d'arrivo.

GLI ULTIMI 30 ANNI
Gli anni '80 furono caratterizzati dall'avvento del Turbo, con motori da 1, 5 litri che, in configurazione "qualifica", erogavano oltre 1.000 CV. Le medie si riavvicinarono ai 240 km/h, con l'ultimo trionfo di un turbo a Monza nel 1988: doppietta Ferrari con Berger e Alboreto, a poche settimane dalla scomparsa di Enzo Ferrari. Dal 1989 al 2003 l'area del circuito é stata un continuo cantiere che nel tempo ha visto concretizzarsi, più volte, ampliamenti dei box, potenziamenti delle strutture per la stampa e per il centro medico (ora con eliporto), per gli organizzatori, per la Direzione e l'ospitalità nonché l'adeguamento ai nuovi standard di sicurezza della FIA che ha comportato dapprima lo spostamento verso il loro interno della curva Grande, della variante della Roggia e dell'intero tratto delle due curve di Lesmo, in modo da disporre di più ampie vie di fuga. Questi "spostamenti" hanno ridotto lo sviluppo totale del circuito a 5.770 metri (rispetto ai precedenti 5.800). Va comunque ricordato che nell'estate del 2000 la velocità di percorrenza della prima variante è stata ulteriormente ridotta grazie allatrasformazione della precedente "esse" in una più stretta doppia curva destra-sinistra. Per contro il breve rettilineo di raccordo all'interno della curva della Roggia è stato allungato di 10 metri. Oggi la lunghezza della pista stradale è salita da 5.770 metri a 5.793 metri.

Autore: Giovanni Notaro

Tag: Retrospettive , formula 1


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