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Curiosità

pubblicato il 2 agosto 2009

Le auto di James Bond: dalle origini agli Anni '80

Life-style e adrenalina alla 007

Le auto di James Bond: dalle origini agli Anni '80
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Il mio nome è Bond, James Bond. Non una presentazione, ma una sottolineatura per amici, nemici e celeberrime bellezze che hanno popolato i suoi film ed i nostri sogni. Un uomo capace di vivere l'eccezionale come normalità non poteva che pilotare auto fuori dal comune, in grado tanto di inseguire e seminare, quanto di passeggiare e conquistare. L'auto è stata ed è, per il più celebre fra gli agenti segreti, fedele compagna di avventura, al pari delle sue Beretta e PKK, del Rolex Submariner dei primi film e delle insostituibili diavolerie ideate dal quasi imperturbabile Q, Armiere di sua graziosa Maestà.

Con le auto Bond aveva un rapporto simbiotico, sottolineato dallo stesso Fleming sin nel suo primo romanzo del 1953, Casinò Royale: "La macchina costituiva l'unico suo hobby personale. Era una delle ultime Bentley 4,5 litri fornita di compressore Amherst Villiers. L'aveva custodita gelosamente durante la guerra e la faceva revisionare da un vecchio meccanico della Bentley... Bond guidava da maestro e provava un piacere quasi sensuale...". Fleming sintetizzò in poche parole passione e affezione, stile e tradizione, capacità e piacere; comunque, come ben sanno gli amanti della filmografia di Bond, questo romanzo del 1953 venne tradotto in pellicola due volte, la prima nel 1967, in un film parodia con David Niven e Peter Sellers e la seconda volta quasi quaranta anni dopo, nel 2006, con Daniel Craig; ma procediamo con ordine e andiamo al debutto del nostro sempreverde agente in "007 Licenza di uccidere" del 1962.

A quei tempi le tecniche di elaborazione digitale, i gadgets, ma soprattutto le auto alle quali Bond ci avrebbe abituato erano lontane e quindi 007, lanciato nella sua prima avventura, ambientata ai Caraibi, prese in affitto una piccola e tutto sommato modesta Sumbeam Alpine convertibile con cui si esibì in qualche inseguimento su sterrato il cui sonoro evidenziava ingenuamente sgommate normalmente udibili solo su asfalto. L'errore verrà ripetuto in altri film addirittura in occasione di inseguimenti sulla neve.

Il mezzo di trasporto protagonista de "Dalla Russia con Amore" (1963) fu il celeberrimo Trans-Orient Express abbandonato a favore di uno sgangherato pick-up il cui carico di fiori ospitò una bionda e stordita Daniela Bianchi, spia russa per l'occasione; del tutto marginale la comparsa della Bentley mark IV 4,5 litri personale di 007. Questa pellicola, resa celebre dalla lunga lotta - a bordo del famoso treno - di Bond contro il sedicente capitano Nash fu seguita dall'automobilisticamente assai più interessante.

"Goldfinger", del 1964, che segnò un deciso salto di qualità con la comparsa della Aston Martin DB5; l'auto curiosamente faticò un tantino a superare una Mustang convertibile, sia pure su una strada di montagna, ma soprattutto incredibilmente non riuscì a seminare un nugolo di pesanti e tutt'altro che potenti Mercedes 190. L'auto fece comunque sensazione, in particolare per i numerosi "accessori" fra i quali i gallettoni-ruota estraibili in grado di tranciare gli pneumatici delle auto avversarie in pieno stile "Ben Hur", le targhe girevoli, il sedile eiettabile del passeggero, le mitragliatrici alloggiate dietro gli indicatori di direzione anteriori, lo spargi olio in coda per non parlare infine della paratia antiproiettile estraibile situata dietro il lunotto. Questa particolare vettura si rivide, nel corso degli anni, anche in "Operazione Tuono", "Goldeneye", "Il domani non muore mai" e "Casino Royale". A riprova del culto per 007, l'auto, acquistata nel 1970 per 5.000 sterline, venne aggiudicata a 2.090,000 dollari nel corso di un'asta tenutasi in Arizona nel gennaio del 2006. Obbligatorio infine un accenno all'altra co-protagonista del film: la giallo-nera Rolls Royce Phantom 337 di Auric Goldifinger, la cui carrozzeria tutta d'oro, passato il confine con la Svizzera, veniva smontata pezzo pezzo e trasformata in lingotti...

Come si diceva, DB5 anche in "Thunderball", quarto film del 1965 ricordato per le spettacolari scene subacquee, per una Claudine Augier compagna non proprio fedele di uno spietato e vendicativo Adolfo Celi ed infine, per una prorompente Luciana Paluzzi centaura-killer e disinvolta guidatrice di una Mustang decappottabile. Nel 1967 arriva sugli schermi "Si vive solo due volte", pellicola nella quale 007 veniva salvato dalla solita girl al volante di una bianca Toyota 2000 GT Spyder inesistente a listino. La spiegazione di questo piccolo mistero risiede nella stazza, non proprio giapponese, di Sean Connery che solo a prezzo di tragicomiche contorsioni riusciva ad entrare nella Coupè, progettata per stazze nipponiche, e che comunque, una volta dentro, assumeva posture poco filmabili. Di qui l'idea di eliminare il padiglione e ricavare così uno spyder assai gradevole. Di quest'auto vennero costruiti due soli esemplari, uno dei quali si può oggi ammirare al museo Toyota a Tokyo.

Nel 1967 venne anche girato il film parodia "Casino Royale" che vide fra i principali interpreti David Niven, Peter Sellers e sua moglie Britt Eklund. Gli appassionati del genere dovettero attendere sino al 1969 per vedere qualcosa di nuovo. Quell'anno "uscì" "Al Servizio di Sua Maestà", pellicola densa di novità: un protagonista diverso, George Lazemby che per quanto bravo non piacque più di tanto, uno 007 che, orrore, si sposa, ed una nuova Aston Martin, la DBS, totalmente priva di gadgets e che tutto sommato si vide poco. Lo stesso non si può dire della Mercury Cougar di Teresa, futura moglie di 007, protagonista di una corsa notturna su innevate strade di montagna inseguita dalla Mercedes degli uomini di Blofeld. L'episodio trova eccitante conclusione all'interno di un circuito riservato a competizioni su ghiaccio dove Teresa si esibisce in una folle corsa nella corsa, durante la quale riceve e dà sportellate in abbondanza alle auto effettivamente in gara; ovviamente la stazza della rossa Cougar stride rispetto alle dimensioni delle Escort e delle MINI Cooper dotate di gomme chiodate a differenza di quel "transatlantico" rosso che, tra sbandate e pendoli, semina panico e danni tra i contendenti.

Nel 1971 ritorna Sean Connery ne "Una cascata di diamanti" inizialmente nei panni di un contrabbandiere, al volante di una anonima Triumph Stag roadster; riassunta la sua vera identità Bond, si introdurrà clandestinamente in un centro di addestramento astronautico che abbandonerà precipitosamente a bordo del veicolo lunare Moon buggy. Seminati quads ed auto della sorveglianza salterà sulla rossa Ford Mustang Mach 1 dell'affascinante Tiffany Case rendendosi protagonista di un lungo carosello per le strade di Las Vegas alla fine del quale avrà trasformato un parcheggio all'aperto in un vero e proprio sfasciacarrozze ma di auto della locale polizia...

Il Moon buggy aveva evidentemente dato a Bond il gusto di guidare mezzi diversi dalle auto e così, nel 1973, in un "Vivi e lascia morire" sottolineato dalla stupenda main feature di Paul Mc Carthy, lo ritroviamo ai comandi di un "Double Decker Bus", un autobus a due piani che, di sbandata in sbandata, lascia sotto un ponte troppo basso l'intero piano superiore proseguendo, imperturbabile e alleggerito, la propria corsa. Anonime - automobilisticamente parlando - le AMC Hornet Hatchback e Matador che calcano le strade de "L'uomo dalla pistola d'oro" (1974), salvo che nel salto - probabilmente il più spettacolare di tutta la serie "007" - effettuato dalla Hatchbak e nella scena, protagonista la Matador, nella quale Scaramanga, interpretato dall'ex vampiro Cristopher Lee - oggi 86enne baronetto - letteralmente s'invola con una di queste auto dotata di ali, elica e timoni, lasciando 007 con un palmo di naso.

L'anonimato delle AMC viene nel 1977 riscattato dall'impiego di una bianca Lotus Esprit S1 che rappresentò un gradito ritorno alle diavolerie di Q e che Roger Moore condurrà, ne "La Spia che mi amava", tanto su asfalto quanto sott'acqua. Per quanto notevole l'inseguimento elicottero-macchina, l'Esprit rimarrà nell'immaginario collettivo per il conseguente tuffo in mare, la subitanea trasformazione in mini-sommergibile con ruote rientranti, la fuoriuscita di quattro pinne e di altrettante eliche intubate in coda. Oltre a qualche modello in scala, 6 furono le vetture necessarie per girare le diverse scene e questo a causa del poco spazio a bordo che nella realtà non permetteva il contemporaneo montaggio di tutti i dispositivi inventati da Q. Infine ricordiamo la scena dell'emersione, simpatica ma un po' forzata, nella quale Bond, abbassato il finestrino, fa cadere sulla sabbia - di fronte ad una serie di bagnanti increduli - un bel pesciotto troppo immobile per essere credibile.

Citiamo, per non saltarlo, un "Moonraker" (1979) un po' avaro di auto anche se qualcosa di bello, come ad esempio una Hispano Suiza J12 si è per breve tempo vista e passiamo subito a "Solo per i tuoi occhi" (1981) nel quale 007, facendo a un certo punto di necessità virtù 007, si accontenta di una gialla Citroen 2 CV al volante della quale ci offre uno dei più improbabili, esilaranti ed acrobatici inseguimenti della storia del cinema; nel corso delle riprese vennero in effetti distrutti diversi esemplari della vetturetta francese (alcuni dicono tre, altri parecchi di più...). Questa pellicola rappresentò per la Citroen una delle campagne pubblicitarie di maggior successo ad un costo proporzionalmente inesistente. Altra protagonista di questa fortunata pellicola fu la Lotus Esprit Turbo, difficile da guidare sulla neve, ma condotta da Bond con l'ormai nota perizia. Questa Lotus sarà messa all'asta a fine luglio da Coy's nell'Oxfordshire ad un prezzo base di 121.000 sterline (circa 140.000 euro) a riprova del seguito che riscuote l'oggettistica legata al mondo di James Bond.

Il 1983 fu per i fans di 007 molto ricco. Abituati ad un film ogni due anni, questi si ritrovarono all'improvviso con due film nel medesimo anno, "Octopussy" e "Mai dire Mai". Nel primo Bond-Moore, si muove sullo sfondo di piccole piovre velenose e conturbanti acrobati circensi divenendo, suo malgrado, protagonista di una battuta di caccia alla tigre nello scomodo ruolo del felino; scampato questo pericolo lo vediamo dapprima su un microscopico risciò impegnato - Santo Q! - a dribblare vacche sacre e saltare folle inferocite per poi "volare" su strade tedesche al volante di una Alfa Romeo GTV 6 rubata ed infine esibirsi - su una Mercedes 250 SE berlina priva di copertoni - all'inseguimento su rotaia di un treno circense. Sempre 1983 nel film opposto abbiamo invece Sean Connery, che dopo 12 anni torna al personaggio che gli aveva dato la celebrità e porta nelle sale "Mai dire Mai". L'auto una Bentley.

In "Bersaglio mobile" (1985) sempre Bond-Moore torna ad una francesina che strapazza, come nel caso della 2CV, senza alcuna pietà; la malcapitata è questa volta una Renault 19 taxi che nelle sue mani si riduce di urto in urto sempre di più in volume sino a trasformarsi in una biposto a due ruote; non c'entrano in questo caso le diavolerie di Q ma, più "semplicemente", la fantasia di tecnici e sceneggiatori che riescono a far andare - comunque e quasi dovunque - una trazione anteriore privata dapprima del tetto poi delle portiere ed infine dell'intera parte posteriore a filo degli schienali dei sedili anteriori... Siamo in "Zona pericolo" (1987) nel quale lasciati i toni chiari del metallizzato Siver Birch della anziana DB5, il Servizio Segreto di Sua Maestà opta per un più serioso metallizzato canna da fucile che "veste" assai sobriamente le linee della nuova Aston Martin V8 Vantage. Affidata alle cure di Q, l'auto si rivelerà un remake tecnicamente aggiornato della vecchia DB 5: sci estraibili, propulsione a razzo, scanner radio, seggiolino eiettabile, sistema di proiezione delle informazioni all'interno del parabrezza, raggi laser e pneumatici con chiodi da ghiaccio estraibili; "ça va sans dire": gli equipaggiamenti comprendevano corazzatura completa e sistema di autodistruzione. Compaiono nel film anche la versione Volante della stessa Aston e l'Audi Turbo Quattro nelle versioni normale e Avant.

007, questa volta interpretato in "Vendetta Privata" (1989) da Timothy Dalton, torna ai mezzi pesanti e, non accontentandosi più di un autobus a due piani, si mette al volante di un mastodontico camion cisterna Kenworth che, dopo aver percorso strade di montagna in stile Duel, conclude - dopo un lungo scambio di "gentilezze" con un altro identico camion-cisterna - la sua carriera sul fondo di un burrone; vedendo quelle scene il pensiero non può non correre a "Duel" con il quale Vendetta privata nulla però ha a che vedere. Nel film compare anche un'auto italiana, una Maserati Biturbo 425.

Galleria fotografica - L'Aston Martin DB5 di 007, James BondGalleria fotografica - L'Aston Martin DB5 di 007, James Bond
  • L\'Aston Martin DB5 di 007, James Bond	(1964) - \
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  • L\'Aston Martin DB5 di 007, James Bond	(1964) - \
  • L\'Aston Martin DB5 di 007, James Bond	(1965) - \
  • L\'Aston Martin DB5 di 007, James Bond	(1965) - \
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La Lotus Esprit S1 di 007, James Bond

Nel 1977 l’impiego di una bianca Lotus Esprit S1 da parte di 007 (Roger Moore) ne "La Spia che mi amava" rappresentò un gradito ritorno alle diavolerie di Q, tanto su asfalto quanto sott’acqua...

Autore: Giovanni Notaro

Tag: Curiosità , cinema


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