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pubblicato il 23 luglio 2009

Porsche AG: via Wiedeking, dentro Macht

Cambio della guardia in Porsche con aumento del capitale e ingresso del Qatar

Porsche AG: via Wiedeking, dentro Macht
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Via Wendelin Wiedeking e dentro Michael Macht alla testa di Porsche SE. È questa la notizia bomba, ma non la sola che riguarda Porsche SE poiché nel corso della stessa seduta del consiglio di amministrazione, con la presenza anche del consiglio di supervisione, è stato dato anche il via libera alla trattativa con lo stato del Qatar per l'aumento del capitale di 5 miliardi euro che dovrebbe dare l'impulso decisivo alla fusione tra Porsche e Volkswagen in un unico gruppo.

Con l'uscita di Wiedeking si chiude un'era per la Porsche iniziata nel 1992 e che ha visto la casa di Zuffenhausen riprendersi da una crisi che sembrava decretarne la fine e la successiva crescita attraverso nuovi metodi produttivi e, cosa più importante, l'allargamento della gamma che ha portato al superamento dell'identificazione esclusiva con la 911 e ad avere in listino ben 5 modelli con l'arrivo della Panamera. Ma l'era di Wiedeking è stata anche l'era della crescita finanziaria impetuosa che ha portato la Porsche ad invertire tutti i pronostici e le regole con la scalata di un gruppo delle dimensioni di quello Volkswagen della quale il Cavallino tedesco ha il 51%, ma non l'effettivo controllo a causa delle leggi tedesche che assegnano maggior potere agli organi di controllo e diritto di veto al Land della Sassonia. Sarebbe bastato salire oltre il 70% per abbattere formalmente anche questo ostacolo, ma l'arrivo della crisi finanziaria e la necessità da parte delle banche di rientrare dai debiti contratti da Porsche, ha immobilizzato Wiedeking.

Ma forse l'ostacolo più grosso al grande disegno del baffuto manager è stato trovarsi sulla strada Ferdinand Piëch, il grande vecchio, che poco ha gradito uno stile di conduzione poco consono alla tradizione tedesca e a quella della famiglia Porsche che, da sempre, ha un piede a Zuffenhausen e un altro a Wolfsburg. Per questo, il grande Gruppo tra Volkswagen e Porsche si farà, ma secondo le regole di Piech che continuerà ad essere il signore dell'auto tedesca con l'aggiunta - direbbe Gianna Nannini - di un po' di "sapore mediorientale".

A sostituire Wiedeking sarà Michael Macht, uomo ideale per guidare la Porsche: nato a Stoccarda, è entrato in azienda subito dopo gli studi nel 1990 sposandola nel periodo più nero e scalandone progressivamente tutte le posizioni fino ad entrare nel 1998 all'interno del consiglio di amministrazione con la responsabilità delle cruciali attività di Produzione e Logistica, carica che ricopriva fino a ieri. Persona sorridente e gioviale, Macht è l'artefice dei progetti industriali che riguardano Cayenne e Panamera, ma è anche appassionato di moto, infatti ha curato molto da vicino la joint-venture con Harley-Davidson per la costruzione del motore V2 4 valvole per cilindro e raffreddamento ad acqua che equipaggia alcuni modelli Harley a partire dalla V-Rod. Il nuovo CEO avrà al suo fianco come suo secondo Thomas Edig, membro del consiglio di amministrazione come responsabile per le risorse umane e i rapporti industriali con le parti sociali, che prende il posto di Holger P. Haerter.

Il duo Wiedeking-Haerter avrà comunque di che consolarsi: l'oramai ex CEO avrà una liquidazione di 50 milioni di euro mentre l'altro avrà solo 12,5 milioni di euro. L'entità di questi compensi, che sarebbe maturata al 2012, indica che le loro dimissioni formali non sono una mossa estemporanea, ma il risultato di una trattativa per un'uscita di scena degna, non diciamo di uno sceicco, ma di un faraone. Forse potrà bastare per lenire il dolore di vedere da lontano il grande gruppo che avrebbero voluto e che si farà, ma quando nessuno verrà a ringraziarli per questo, anche se ne rimarranno formalmente consulenti.

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Autore: Nicola Desiderio

Tag: Mercato , Porsche


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