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pubblicato il 7 luglio 2009

Volvo: idrogeno dai biocombustibili

Stoccolma finanzia il progetto di una consociata della Casa di Gotheborg, la PowerCell

Volvo: idrogeno dai biocombustibili

Il governo svedese ha annunciato di voler finanziare con 200 milioni di corone (circa 18,4 milioni di Euro) un progetto congiunto tra Volvo attraverso la sua controllata PowerCell Sweden AB, Midroc e l'OCAS, l'agenzia svedese per l'energia per lo sviluppo di una nuova attività a Gotheborg (dove la stessa Volvo ha sede) che impiegherà 100 persone. Il progetto ha come obiettivo lo sviluppo dell'auto a idrogeno. La PowerCell Sweden AB infatti costruirà dei reformer, ovvero dei piccoli reattori o convertitori capaci di estrarre l'idrogeno dagli idrocarburi attraverso un processo termochimico detto appunto reforming.

Non si tratta di una novità, ma di una strada intrapresa anche dalla Honda che anzi l'ha già messa in vendita negli USA. Prendendo infatti in leasing la FCX Clarity, vettura a celle a combustibile alimentata a idrogeno commercializzata solo negli USA, è compreso anche l'Home Energy Station, una specie di caldaia che si installa a casa e, facendo il reforming con il Metano, produce calore utilizzabile in ambito domestico e l'idrogeno necessario all'automobile. Per rendere il ciclo ancora più verde, Honda può fornire anche pannelli fotovoltaici per produrre l'energia elettrica necessaria al reforming. In questo modo si supera il problema legato all'infrastruttura per la produzione e la distribuzione di una sostanza che dovrebbe essere mantenuta a temperature prossime allo zero assoluto e con pressioni di svariate centinaia di atmosfere. C'è però un effetto collaterale: per produrre idrogeno, il reformer ha bisogno di idrocarburi, dunque di quelle sostanze delle quali vorremmo fare a meno e che, in questo processo chimico impiegano energia elettrica ed emettono anidride carbonica. Saremmo dunque ben lontani dal ciclo zero che rappresenta l'utopia della mobilità ad emissioni zero nel quale all'inizio e alla fine c'è solo H20: prima in forma liquida dalla quale si estrae l'idrogeno e poi sotto forma del vapore acqueo che fuoriesce come prodotto di scarico dalle celle a combustibile dove viene prodotta l'elettricità.

Rispetto alla Home Power Station di Honda, il sistema della PowerCell promette però due vantaggi: utilizza diversi tipi di idrocarburi, oltre ai normali gasolio e benzina, anche quelli di origine biologica (bioetanolo, DME Dimethyl-etere, biogas, metanolo, biodiesel) che sono uno dei cavalli di battaglia della Svezia, favorita anche dalla grande disponibilità di scarto legnoso. Inoltre, integrata c'è anche una cella a combustibile così da poter riutilizzare l'idrogeno che avanza per la produzione di energia elettrica, pronta magari per ricaricare un'auto elettrica o una ibrida plug-in.

L'elettrificazione attraverso i biocombustibili sarebbe dunque la via svedese. Resta da chiedersi perché lo stato scandinavo, con tutti i problemi che ha la Volvo, spenda soldi per finanziare un progetto sperimentale le cui fattibilità e convenienza sono tutte da dimostrare. Tra l'altro, con il finanziamento fornito dal governo svedese, Volvo diventerebbe azionista di minoranza in PowerCell. Sarebbe, in poche parole, una statalizzazione mascherata o forse un piccolo aiuto per aiutare la Volvo a fare una bella figura "tecnologica" e dimostrare il proprio patrimonio di conoscenze di fronte ai potenziali compratori.

Autore: Nicola Desiderio

Tag: Mercato , Volvo , idrogeno


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