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pubblicato il 30 giugno 2009

Il NAIAS 2010? Ancora al Cobo Center

Il Salone di Detroit manterrà la stessa sede puntando anche sul ritorno della Ferrari

Il NAIAS 2010? Ancora al Cobo Center

Dove si terrà l'edizione 2010 del North American Auto Show di Detroit? Il quadro politico che si è configurato negli ultimi giorni sembra fornire conferme: il NAIAS si farà ancora al Cobo Center, il centro fieristico e per congressi che si trova all'inizio di Jefferson Avenue, il lungo e dritto viale che costeggia il fiume Detroit, a pochi passi dal Renaissance Center dove è ubicato (chissà fino a quando) il quartier generale della General Motors e dall'ingresso del tunnel che porta verso il Canada, nello stato dell'Ontario, dove si trova un'altra buona fetta dell'industria americana dell'automobile. Un luogo simbolico proprio per la sua ubicazione, tra i grattacieli della dowtown.

Il NAIAS 2009 ha mostrato forti segni di crisi, pari a quelli dell'automotive, e i sintomi che vengono dagli altri saloni sono altrettanto drammatici: per quello di Barcellona è dovuto intervenire il governo della Catalunya, Londra è stata cancellata e persino l'appuntamento biennale di Tokyo previsto in autunno sarà quantomeno ridimensionato per le numerose defezioni annunciate. Per non parlare di Bologna che è in forte dubbio e vive una forte crisi di identità, soprattutto dopo che la Promotor (società organizzatrice della manifestazione felsinea) è stata venduta da chi l'ha creata, Alfredo Cazzola, alla francese GL Events.

A Detroit si stanno muovendo tutti non solo per fare il modo che il NAIAS continui a vivere difendendolo dalla concorrenza di Chicago, Los Angeles e New York, ma anche per fare in modo che si tenga ancora al Cobo Center di Detroit che avrebbe bisogno di una ristrutturazione. In questo caso la concorrenza viene dai comuni limitrofi della contea di Wayne, pronti a mettere sul piatto molti soldi per portare sul proprio territorio il giro d'affari di 500 milioni di dollari che ogni anno il NAIAS genera. Il primo passo è stato fatto in sede legislativa all'interno del Congresso e del Senato con l'approvazione di una serie di stanziamenti e facilitazioni e con la contestuale riforma dello statuto che assegnava molto potere alla contea e poca alla città di Detroit. Quest'ultima invece è destinata ad assumerne la gestione per i prossimi 30 anni e, alla fine, la struttura sarebbe definitivamente della cittadinanza. Per la ristrutturazione sarebbe inoltre pronto un piano per 300 milioni di dollari e formato da fondi forniti dalla contea, dallo stato e presi da tasse su liquori, sigarette e da altre fonti.

La questione tuttavia è ancora soggetta ad approvazione a livello locale e, mentre i Democratici spingono per la continuità, i Repubblicani hanno già presentato una mozione per dirottare il denaro verso una nuova costruzione ai margini delle città. Ci sono tuttavia buone probabilità che tutto rimanga come sempre. Anzi, in occasione di un briefing con la Detroit Auto Dealers Association, il sindaco di Detroit ha comunicato che sono già al lavoro per l'edizione 2010, che il biglietto di ingresso rimarrà a 12 dollari, sarà ampliata la superficie dedicata a EcoXperience - l'area ricavata nel seminterrato del Cobo Center dove si potevano provare molte auto ibride, elettriche a celle a combustibile - e che il numero dei marchi presenti sarà uguale o superiore a quello dell'anno scorso.

Tra i nuovi arrivi ci potrebbero essere altri marchi cinesi finora assenti e la indiana Mahindra & Mahindra, ma soprattutto ci potrebbe essere il ritorno clamoroso della Ferrari (assente insieme a molti altri marchi prestigiosi come Porsche e Rolls-Royce) grazie a una iniziativa di comarketing con la American Express denominata Gallery, riservata ai 200 "best spender" della carta di credito americana, e che quest'anno ha coinvolto Fisker, Lamborghini e Maybach. La mossa potrebbe far parte anche di una strategia molto più ampia di presenza da parte del gruppo Fiat a Detroit per consacrare l'imminente ritorno della Casa del Lingotto sul suolo americano tenendo in mano lo scettro di una delle Big Three. È il pragmatismo americano: non importa che gli attori cambino, basta che lo spettacolo vada avanti.

Autore: Nicola Desiderio

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