dalla Home

Attualità

pubblicato il 25 giugno 2009

La strada è la principale causa di morte sul lavoro

L'Inail parla di 611 casi nel 2008. L'Asaps lancia l'Osservatorio per i cantieri

La strada è la principale causa di morte sul lavoro

Gli incidenti sul lavoro continuano a diminuire, ma la strada resta la principale causa di morte. Nel 2008, nonostante i numeri drammatici, le morti bianche hanno raggiunto i livelli minimi dal dopoguerra: 874.940 infortuni e 1.120 incidenti mortali. Si tratta di un calo importante che equivale al -7,2% contro l'1,7% registrato lo scorso anno, ma, secondo i dati presentati dall'Inail, è sull'asfalto che si verifica oltre la metà degli eventi (54,5%). Precisamente, 335 episodi (29,9%) sono stati provocati da circolazione stradale in occasione di lavoro e 276 (24,6%) in itinere (ovvero sul percorso casa lavoro e viceversa).

Quest'ultimo dato è particolarmente significativo se si considera che alcuni paesi dell'Ue 15 (Danimarca, Irlanda, Paesi Bassi, Regno Unito e Portogallo) non rilevano gli infortuni in itinere e che Irlanda e Regno Unito non registrano neppure quelli stradali avvenuti durante l'esercizio dell'attività lavorativa. Per quanto riguarda gli infortuni, degli 874.940 mila incidenti denunciati all'Inail nel 2008, ben 50.861 (5,8%) sono stati causati da circolazione stradale in occasione di lavoro e 97.201 (11,1%) sono avvenuti in itinere.

Il trend positivo non ha interessato i lavoratori stranieri, tra i quali, invece, si è registrato un aumento (+2%) degli incidenti sul luogo di lavoro. Per loro, il cui numero di assicurati all'Inail è aumentato del 6% (oltre quota 3.266.000), gli incidenti sul lavoro sono cresciuti a 143.561, mentre il numero di infortuni mortali rimane invariato a 180 casi. Gli immigrati, inoltre, continuano a presentare un'incidenza infortunistica più elevata rispetto ai colleghi italiani: 44 casi denunciati all'Inail ogni 1.000 occupati contro 39.

Per monitorare gli eventi letali che avvengono nei cantieri stradali, l'Asaps ha deciso, dopo due anni di sperimentazione ed analisi delle fonti, di ufficializzare la nascita di un osservatorio ad hoc che si aggiunge a quelli già esistenti (pirateria stradale, contromano, Sbirri pikkiati, incidenti bambini, lancio sassi). Un'inchiesta pubblicata nel 2007 sulle pagine della rivista "Il Centauro" aveva già passato al setaccio questa particolare nicchia infortunistica, rilevando che possono essere classificati in tre grosse fattispecie: la prima riguarda la morte di operai e tecnici che operano all'interno dell'area (solitamente investiti da veicoli in transito); la seconda ha invece come teatro la coda che si forma sul sentiero di avvicinamento al cantiere e vede coinvolti utenti della strada estranei all'attività professionale che si tiene nel cantiere; la terza riguarda entrambe le categorie precedenti e che per una qualche ragione coinvolge sia veicoli in transito che personale all'opera.

A queste tre fasce se ne aggiunge una quarta: gli impatti contro i cantieri mobili, detti anche "in lento movimento": per intendersi, i cortei per il taglio delle erbacce, per la manutenzione ordinaria o per la verniciatura della segnaletica orizzontale. Le cause di letalità, nella maggioranza dei casi, sono imputabili ad un pericoloso mix tra velocità eccessiva, distrazione, stato di ebbrezza o scarsa attenzione della segnaletica. Il primo anno tenuto sotto controllo è stato il 2006, in cui le vittime accertate sono state 7, mentre non è stato possibile tenere il conto dei feriti.

Per leggere il rapporto completo cliccare qui.

Autore:

Tag: Attualità


Top