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pubblicato il 25 giugno 2009

L'auto è un virus nel cervello

E' la provocazione di Hermann Knoflacher, direttore all'Università di Vienna

L'auto è un virus nel cervello

L'auto è un virus nel cervello che sovverte comportamenti, valori e percezioni. Guidare dà dipendenza ed è un'attività completamente folle nonché "obbligatoria", perché viviamo in una "dittatura delle automobili" in cui l'automobilista è un "assassino", anche se in "buona fede". Così la pensa Hermann Knoflacher, direttore dell'Istituto per la pianificazione dei trasporti dell'Università tecnologica di Vienna. Promotore di piste ciclabili, zone pedonali e corsie riservate per i tram, il professore crede che si dovrebbe migliorare la qualità della vita creando le condizioni per sollevare l'uomo dalla necessità di usare l'auto.

Le strutture che sono state create per muoversi in macchina, infatti, obbligano la gente a guidare. Secondo Knoflacher ogni società ha bisogno della mobilità per soddisfare i propri bisogni, perché "se potessimo adempiere alle nostre necessità localmente, saremmo piante, non umani". Ma l'automobile si impossessa delle persone. La velocità fa restringere la mente: "Come posso aprirla mentre sfreccio a 100 km/h attraverso il paesaggio?", si chiede lo studioso. Le velocità che eccedono i limiti delle nostre capacità determinate dall'evoluzione, secondo lui, sono troppo anche per le nostre percezioni. Non riusciamo a gestire mentalmente le distanze che la tecnologia ci permette di coprire. La realtà è che "l'uomo copre distanze più grandi per fare le stesse cose". Per provarlo, "basta osservare criticamente il budget di tempo dell'essere umano", dice Knoflacher . "È interessante come la quantità di tempo spesa per la mobilità sia la stessa in tutto il mondo. Sono le distanze percorse ad essere diverse. Negli anni '60 il filosofo Ivan Illich ha mostrato come l'energia spesa per costruire automobili e strade sarebbe sufficiente a coprire le distanze a piedi e in un ambiente notevolmente più bello e pacifico".

Ma all'uomo piace la sensazione di potere che dà l'automobile. Studi hanno dimostrato che "i genitori stessi non considerano nemmeno il benessere dei propri figli quando devono scegliere tra avere il parcheggio fuori dalla porta di casa o una zona pedonale". Ed è proprio il parcheggio il vero problema. Se si razionalizzasse l'ambiente urbano, secondo Knoflacher, la qualità della vita sarebbe migliore. "Se camminando verso il parcheggio si passasse davanti a una fermata del bus o a un negozio - che si stabilirebbe da solo - la necessità di guidare diminuirebbe" e questo sarebbe ottimo dato che, "al momento attuale, la gente è presa in giro perdendo tempo sui sintomi. Mettono un parcheggio a pagamento qui o una congestion charge là. Questo è completamente ingiusto. Prima creano condizioni che costringono le persone a usare la macchina e poi le fanno pagare per questo".

In quanto pianificatori urbani "si dovrebbero creare le condizioni che sollevino le persone dalla necessità di guidare" e senza toccare il prezzo dei carburanti. "Ogni aumento del prezzo dei carburanti è un azione puramente simbolica e porta automaticamente a una trappola sociale. Quando solo i ricchi possono fare il pieno il problema del traffico resta irrisolto con aggiunta un'ingiustizia sociale". Per questo "l'approccio deve partire dal parcheggio e dalla via per arrivarci. Se si organizza il parcheggio in maniera appropriata, si creano spazi liberi dalle auto con un alto valore di qualità della vita. Chi vuole dormire in un posto silenzioso dovrà accettare di camminare un po' di più per arrivare alla propria macchina. E chi preferisce la macchina dovrà vivere in un ambiente inquinato e rumoroso". Una rivoluzione auspicabile, per Knoflacher, soprattutto perché l'automobile sta devastando le strutture sociali deformando l'automobilista, che "si distingue dall'essere umano più di un insetto qualunque. Muoversi usando il proprio corpo è una cosa che uomini e insetti hanno in comune tra loro. Mentre un automobilista non lo fa. E nessun insetto distrugge l'ambiente che lascerà ai suoi eredi per la sua comodità, né si muove a una velocità tale da potersi uccidere".

Inoltre, l'automobilista è un "assassino", anche se in "buona fede". "L'auto ci sposta in una dimensione spazio-temporale di irresponsabilità che non possiamo comprendere né gestire". "Chi guida - secondo il professore - apprezza un'altra forma ancora di libertà, la libertà di non avere leggi. Diversamente dagli altri, a chi guida è permesso di disturbare, inquinare e mettere a rischio l'incolumità degli altri senza conseguenze. Un ubriaco rumoroso viene arrestato per schiamazzi; gli automobilisti che ci disturbano con il rumore giorno e notte invece sono tollerati. Se io come pedone spruzzassi sulla gente sostanze cancerogene questo infrangerebbe la legge. Gli automobilisti invece lo fanno indisturbati ogni giorno, accorciando la nostra aspettativa di vita media di 12 mesi".

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Tag: Curiosità , sicurezza stradale


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