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pubblicato il 22 giugno 2009

Lee Iacocca: “Chrysler si salverà”

Parla l’uomo che inventò la Ford Mustang e salvò la Casa di Auburn Hills

Lee Iacocca: “Chrysler si salverà”

La Chrysler ce la farà sotto la guida di Marchionne, ma per le case automobilistiche americane è vitale togliersi dal controllo del governo il prima possibile. A parlare non è uno qualsiasi, ma Lido Anthony Iacocca, meglio noto come Lee, uno dei santoni dell'auto americana, nato in Pennsylvania nel 1924 e figlio di due immigranti della provincia di Benevento. Lo dice uno che nel 1980 divenne famoso perché, grazie al prestito di un miliardo di dollari, riuscì a risollevare l'allora (anche allora...) morente Chrysler.

"Ci stavano addosso giorno e notte, la loro supervisione era semplicemente esagerata", dice Iacocca ripensando a quei giorni che somigliano molto a quelli che Chrysler sta rivivendo, con effetti ancora maggiori, insieme a General Motors. "Ecco perché abbiamo estinto il nostro prestito decennale in 3 anni. Non potevamo sopportare il governo. La burocrazia ti uccide". Naturalmente questo suona come un consiglio alle due Case di Detroit, ma l'anziano manager deve ammettere che senza il denaro dei contribuenti, Chrysler e GM sarebbero potute crollare causando una disoccupazione di dimensioni nazionali davvero disastrosa, con perdita di migliaia di posti di lavoro.

Secondo Iacocca i problemi più grossi li ha la General Motors, mentre è più ottimista per Chrysler e nutre piena fiducia in Sergio Marchionne che risolleverà la Casa di Auburn Hills anche grazie alla presenza di un uomo di grande esperienza come Jim Press. I due - secondo Iacocca - non dovrebbero azzerare la gamma esistente, in particolare per i modelli più tipici come Jeep Cherokee, Dodge Ram e Challenger o Chrysler 300C, ma integrarla con modelli piccoli. È invece favorevolmente sorpreso del fatto che riesca a sopravvivere senza l'aiuto dei fondi governativi la "sua" Ford, sua perché alla Casa di Dearborn Iacocca ha regalato nel 1964 un modello che è entrato nella storia come la Mustang.

Fu poi licenziato da Henry Ford II nel 1978 per un errore che evidentemente rappresenta un'altra ricorrenza nell'industria americana: in piena crisi petrolifera aveva puntato a modelli troppo grandi e potenti. Pochi anni dopo, alla guida della Chrysler, dimostrò di aver capito la lezione tirando fuori una generazione di K-car capaci di riconquistare il favore degli americani anche puntando all'orgoglio patriottico. Sua è la famosa esortazione "Buy American!", compra americano accompagnata da una pubblicità che suonava come una sfida "Se puoi trovare una macchina migliore, comprala!". Iacocca concluse la sua avventura in Chrysler nel 1992, vittima allora della concorrenza giapponese che stava spolpando proprio la fetta che la Chrysler era riuscita a cucirsi nel settore delle compatte.

Oggi la sfida invece è sopravvivere sperando che il mercato riparta. I debiti contratti dalla Chrysler con lo stato sono ben maggiori e solo dopo che essi verranno ripagati, Fiat potrà aumentare la propria quota del 20% ad Auburn Hills. La ricetta del nonno Lee dalla sua magione di Bel Air, sulle alture di Los Angeles, è molto semplice: "Prendetevi cura dei clienti, è la sola cosa solida che avete".

Autore: Nicola Desiderio

Tag: Mercato , Chrysler


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