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pubblicato il 18 giugno 2009

Il futuro di Fiat si è discusso a Palazzo Chigi

Marchionne: "Manterremo le radici in Italia". Berlusconi a disposizione per Opel

Il futuro di Fiat si è discusso a Palazzo Chigi

Tutti vogliono capire cosa succederà. Per questo stamattina si sono accesi i riflettori su Palazzo Chigi, dove governo, sindacati, regioni e vertici Fiat si sono incontrati per fare il punto della situazione. Tanti gli argomenti in ballo: dalla questione del futuro degli stabilimenti produttivi in Italia dopo l'accordo con Chrysler alla regolamentazione dell'occupazione. Ma subito una cosa è certa: "La Fiat non si può immaginare senza forti radici italiane". Ad assicurarlo è stato il numero uno del Lingotto, Sergio Marchionne, che il premier Silvio Berlusconi ha ribattezzato oggi il "Signor Fiat", complimentandosi con lui per l'ottimo lavoro svolto negli USA. L'Alleanza con Chrysler è per Berlusconi "un'operazione importantissima che cambierà le abitudini degli americani sul fronte delle auto ecologiche".

Quello che invece non cambierà è il legame tra il Gruppo Fiat e l'Italia. Marchionne ha cercato di rassicurare tutti, dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, ai ministri del Welfare, Maurizio Sacconi, e dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, fino ai segretari di Fiom, Uilm e Fismic e i governatori di alcune regioni presenti all'incontro. La Fiat "è un pezzo importante della storia dell'Italia - ha detto Marchionne - vogliamo che sia un pezzo importante del suo futuro: se ognuno si assumerà la propria parte di responsabilità e impegno questo sarà possibile evitando conseguenze dolorose. Ritengo che sia una sfida alla nostra portata".

E allora ecco in cosa consiste la rivoluzione dell'infaticabile amministratore delegato. Lo stabilimento di Termini Imerese manterrà produzioni industriali, ma non automobilistiche. Anche se è stata confermata fino al 2011 la produzione della Lancia Y, Marchionne ha parlato di una necessaria "razionalizzazione aziendale per contrastare una sovracapacità produttiva cronica di fronte alla grave crisi del settore auto". Questo significa un nuovo futuro per la fabbrica italiana, ma nell'ottica di "tutelare il lavoro" e di creare "i presupposti per il mantenimento degli equilibri occupazionali". A Pomigliano, invece, l'obiettivo è quello di mantenere "la produzione Alfa 159 berlina fino al 2010 e Alfa 147 e GT, quindi successivamente sarà assegnata una nuova piattaforma con uno o più modelli. Fiat - ha detto Marchionne - non intende nascondersi dietro il paravento della crisi, ma i grandi traguardi non si raggiungono da soli".

Non del tutto soddisfatti i sindacati. Per il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, "il problema è che in Italia si produce troppo poco rispetto ad altri paesi e alla capacità di assorbimento del mercato", mentre per quello della Cisl, Raffaele Bonanni, l'importante è "non depotenziare le industrie del Meridione".

Ultime note dolenti sono state l'Europa e la Opel. Il manager italo-canadese non ha risparmiato critiche alla regolamentazione di Bruxelles. "Troppe norme - ha spiegato Marchionne - gli oneri per le imprese sono di circa 45 miliardi l'anno. Bisognerebbe sospenderle". E in molti al tavolo si sono detti dispiaciuti per la partita Opel. "Avevo sperato molto nell'accordo di Fiat con Opel", ha confessato Bonani, mentre Silvio Berlusconi si è messo "a disposizione per il confronto con la Germania" sulla questione.

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Tag: Mercato , Fiat


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