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pubblicato il 1 giugno 2009

Il Tribunale USA ha approvato il fallimento di Chrysler

Tre fondi pensione ricorrono all'appello

Il Tribunale USA ha approvato il fallimento di Chrysler

Ci è voluta una "maratona di tre giorni", come l'ha definita il New York Times, ma alla fine ieri sera il giudice del Tribunale fallimentare USA, Arthur Gonzales, ha approvato la vendita di quasi tutti gli asset di Chrysler al Gruppo Fiat, dando così il via libera al piano del governo di Barack Obama per l'uscita della casa automobilistica americana dalla bancarotta. La strada però è tutt'altro che in discesa, perché tre fondi pensionistici statali hanno fatto ricorso all'appello.

Chrysler era infatti ricorsa al Chapter 11 lo scorso 30 aprile con l'intenzione di completare l'alleanza con Fiat entro 60 giorni, ma ad ostacolare questo passaggio e la nascita della nuova società ci sono tre fondi dell'Indiana, fra cui un fondo pensione per insegnanti e poliziotti, che hanno presentato un ricorso in appello contro la sentenza di autorizzazione, così come alcuni gruppi di concessionari fra i 789 tagliati fuori dalle operazioni della nuova società. Questi ritengono che la Fiat debba accettare un numero più elevato di concessionari o che l'accordo debba essere fatto slittare in modo da poter trovare con la Fiat un accordo migliore.

La vendita, che riguarda asset per circa 2 miliardi di dollari alla nuova società che sarà controllata al 68% da un fondo di previdenza sociale, per il 20% da Fiat (destinato a salire in futuro), mentre il restante 12% farà capo ai governi di USA e Canada, è stata invece salutata dal presidente Barack Obama come la decisione che spiana la strada "all'uscita della Chrysler dalla bancarotta come una società nuova, più forte e competitiva". "Solo un mese fa il futuro di questa società era in bilico - ha detto Obama - Adesso, grazie al sostanziale impegno del governo, e ai duri sacrifici di tutti gli attori coinvolti nella vicenda, Chrysler può avere una nuova vita. Avevamo detto che il processo sarebbe stato rapido ed efficiente e così è stato. Decine di migliaia di posti di lavoro saranno salvati grazie a questi sforzi straordinari".

Nessuna dichiarazione ufficiale, almeno per il momento, è arrivata da Sergio Marchionne che sarà il CEO della società. E' tuttavia certo che il top manager italo-canadese, archiviato l'affare Opel, freme per far ripartire il gruppo americano, tanto che ha deciso di trascorrere proprio a Detroit anche il ponte del 2 giugno.

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