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Mercato

pubblicato il 30 maggio 2009

La Opel alla Magna Steyr

Ancora 4-5 settimane per le ultime firme. Fiat esce sconfitta

La Opel alla Magna Steyr

La Opel passa alla Magna-Steyr. Il memorandum di intesa è stato annunciato la scorsa notte alle 2 e 17 dal ministro delle finanze tedesco, Peter Steinbrück direttamente ai giornalisti sulle scale della cancelleria di Berlino.

L'accordo preliminare prevede il passaggio a Magna del 20% di Opel, il 35% rimarrà a Opel, pari quota andrà alla banca russa Sberbank, partner finanziario dell'operazione, mentre il 10% sarà degli operai. La bozza prevederebbe 11.000 esuberi totali (di cui 2.600 in Germania) e la formazione di un gruppo dal forte orientamento ai mercati dell'Est e della Russia con l'obiettivo di raggiungere 5 milioni di vetture all'anno, con ogni probabilità considerando anche il costruttore GAZ destinato a diventare partner tecnico, industriale e commerciale della nuova Opel.

L'accordo è stato raggiunto di intesa con i quattro Land che ospitano gli stabilimenti Opel e che, insieme allo stato federale, forniranno il prestito ponte di 1,5 miliardi di euro, mentre la Magna fornirà la liquidità al più presto per l'operatività della Opel. I dettagli dell'operazione saranno definiti entro 4-5 settimane al termine delle quali l'accordo sarà ratificato e Magna diventerà controllante della Casa di Rüsselsheim che, dopo 80 anni, lascia General Motors, una galassia che sta implodendo in un buco nero.

Il finale era quello atteso, non solo perché i politici - in pieno clima pre elettorale - avevano rinfocolato pregiudizi anti-italiani (con toni persino sprezzanti) schierandosi apertamente per l'azienda austro-canadese, ma perché ieri la Fiat si era sfilata dal duo dei pretendenti lasciando praticamente campo libero al concorrente. Oltre alla dura lettera con la quale si annunciava l'assenza di Fiat dall'ultimo vertice previsto ieri a Berlino, l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, non ha esitato a definire la trattativa come "una soap opera brasiliana". La sensazione è che Obama, mentore di Fiat nella trattativa per Chrysler, stavolta abbia tirato un brutto scherzo alla Casa italiana subordinando all'ultimo momento l'acquisizione di Opel al versamento di 300 milioni di dollari, condizione rifiutata da Torino non solo per la sua intempestività, ma anche per l'impossibilità da parte dei contabili del Lingotto di poter condurre una due diligence appropriata dei conti veri di Opel. Non a caso, il presidente americano è stato l'ultimo ad essere interpellato da Angela Merkel prima delle decisione e la stessa cancelliera tedesca, insieme a Steinbrück, hanno parlato di "prova per le relazioni transatlantiche". Di sicuro, si è trattato di relazioni unilaterali su base nazionale e non europea, come invece sarebbe dovuto essere e come più volte sollecitato nel corso della settimana anche da altre istituzioni come il governo belga, preoccupato dei rischi occupazionali per i proprio cittadini e dell'inquinamento pre elettorale della discussione. Forse è anche vero che ad Obama e all'America facevano comodo un salvatore, meno un nuovo gruppo automobilistico transatlantico da 6 milioni di automobili condotto da un italo-canadese, capace nei numeri di fare concorrenza anche alla tedesca Volkswagen. Su questo, evidentemente, il presidente USA e la Merkel si sono trovati perfettamente d'accordo. L'assenza della politica italiana, ancora incapace di difendere i propri interessi o troppo distratta da altre più pruriginose faccende, ha fatto il resto.

Autore: Nicola Desiderio

Tag: Mercato , Opel


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