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Retrospettive

pubblicato il 31 maggio 2009

Siata 208 S Spider

Poteva essere la AC Cobra italiana, ne hanno prodotte solo una trentina

Siata 208 S Spider
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Per chi non si interessa di auto storiche può a volte risultare sorprendente scoprire quali e quante vetture italiane, più o meno note, hanno segnato la storia dell'automobile. Oltre alle famose e celebrate Ferrari, Alfa Romeo, Fiat, Lancia, Maserati e Lamborghini esistono infatti decine e decine di piccoli marchi e costruttori artigianali che hanno lasciato una traccia nell'evoluzione del mezzo che tanti di noi amano per i suoi molteplici valori estetici, tecnici e culturali.

In questa categoria di case "minori", quella che alcuni storici dell'auto definiscono con il termine anglo-latino di "etceterini", ricade anche una fantastica sportiva degli anni Cinquanta realizzata dalla torinese Siata e chiamata 208 S. Giusto per introdurre il tipo di veicolo di cui stiamo parlando, ci limitiamo a ricordare che una Siata 208 S spider era presente nel fornito garage di Steve McQueen, uno dei più grandi conoscitori e collezionisti di auto e moto sportive che Hollywood ricordi.

Presentata al Salone dell'auto di Torino nel 1952, la spider disegnata da Giovanni Michelotti per la Carrozzeria Bertone suscita subito scalpore fra il pubblico e i giornalisti specializzati, soprattutto per il motore Fiat 8 cilindri a V (70°) di due litri con una potenza fino a 140 CV. La 208 S (per Sport) è forse il culmine della Siata (dal 1949 acronimo di "Società Italiana Auto Trasformazioni Accessori"), nata nel 1926 e da allora specializzata in parti speciali e vetture sportive su base Fiat. Le precedenti Amica, Daina e Daina Gran Sport vengono quasi oscurate dalla nuova arrivata 208 S, talmente bella, potente e affascinante da sembrare costruita per l'emergente mercato statunitense.

Chi di voi è più ferrato in materia avrà già notato la notevole somiglianza della Siata 208 S con la AC Ace, vettura inglese leggermente più piccola, disegnata da John Tojeiro e presentata nel 1953. Le due vetture sono stilisticamente sorelle pur essendo accomunate solo dalla impostazione generale e da nessuna parte meccanica specifica. In comune hanno un telaio tubolare d'acciaio e una leggera carrozzeria spider d'alluminio. Mentre sotto il cofano dell'inglese sta un motore Bristol a 6 cilindri in linea, la 208 S nasconde l'incredibile otto cilindri della Fiat 8V (Ottovù, all'italiana) e parte della meccanica di questa rara creatura torinese.

Se il destino della AC Ace è stato quello di essere scelta da Carroll Shelby come base per la realizzazione della sua AC Cobra, divenuta mito e icona della brutale auto sportiva USA, per la Siata 208 S la storia ha voluto un diverso finale, con circa 35 esemplari prodotti e venduti quasi esclusivamente negli Stati Uniti. I motivi di questo scarso successo vanno ricercati nell'elevato prezzo di vendita (5.400 dollari) che faceva fuggire i gentleman driver verso le meno costose MG, Jaguar e Porsche.

Curiosa è anche la storia produttiva di questa essenziale e grintosa spider da 200 km/h, realizzata ufficialmente da Bertone e Vignale con tanto di rispettivi marchi sulle fiancate, ma effettivamente costruita dal carrozziere torinese Rocco Motto, un altro misconosciuto artefice della grande stagione del dopoguerra delle sportive italiane.

Negli amanti del bello e delle grandi auto del passato resta così un po' di rimpianto per la storia di una grande vettura italiana che poteva trovare la sua collocazione fra i capolavori immortali del genio italiano e che invece viene ricordata solo da pochi, esperti e devoti conoscitori sparsi per il mondo.

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Tag: Retrospettive , auto storiche


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