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pubblicato il 29 maggio 2009

General Motors: bancarotta imminente

Detroit è pronta e puntualizza su Opel: "A Berlino non abbiamo chiesto di più"

General Motors: bancarotta imminente

Lunedì 1 giugno potrebbe esserci il terzo fallimento più grande della storia americana dopo quello di Lehman Brothers e WorldCom: quello di General Motors. La strada verso il ricorso al Chapter 11 - la procedura di riorganizzazione che permette ad un'azienda di proteggersi dai creditori mantenendo il possesso dei propri beni - è stata spianata dal "sì" di un sostanzioso gruppo di obbligazionisti all'iniziativa, che rappresenta "la migliore alternativa" secondo il comitato dei creditori (che rappresentano il 20% del debito di GM). Il loro appoggio è infatti fondamentale per la procedura fallimentare perché le concessioni del Tesoro avranno luogo soltanto se loro non ostacoleranno la vendita degli asset buoni di GM a una nuova società "sponsorizzata" dal governo.

Per la ristrutturazione di GM, la Casa Bianca si è impegnata a concedere ulteriori fondi che, inclusi i finanziamenti "debtor-in possession", potrebbero attestarsi a 30 miliardi di dollari, mentre il governo canadese dovrebbe stanziare circa 9 miliardi di dollari. Gli unici a non trarre vantaggio dall'operazione sarebbero gli azionisti. La nuova GM, che potrebbe emergere dalla bancarotta in 60-90 giorni (contro i 30-60 giorni di Chrysler), sarà a quel punto controllata - in base all'offerta delineata dal Tesoro ai creditori - per il 72,5% dal Tesoro, per il 17,5% dal fondo Veba del United Auto Worker e per il 10% dai creditori.

All'annuncio della nuova offerta del Tesoro ai creditori, è seguito il chiarimento su Opel dell'amministratore delegato di GM, Fritz Henderson, che ha dichiarato di non aver chiesto ulteriori fondi. Henderson, assumendosi la "responsabilità della confusione venutasi a creare", ha detto che degli 1,5 miliardi, GM vuole 450 milioni di euro di pagamenti anticipati. Il governo tedesco pensava ne fossero necessari solo 100. Gli oltre 300 milioni di euro che hanno causato il blocco delle trattative a Berlino, nel vertice fiume della scorsa notte sul futuro di Opel, sarebbero quindi il risultato di questo malinteso e non rappresentano ulteriori fondi da sborsare per Berlino.

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