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pubblicato il 28 maggio 2009

Opel: solo Fiat e Magna rimangono in gara

Domani vertice a Bruxelles e offerte a Berlino. Le richieste di GM congelano l'affare

Opel: solo Fiat e Magna rimangono in gara

Due potenziali acquirenti e due ostacoli. Sono questi i nuovi protagonisti della vicenda Opel. Dopo una lunga maratona durata quasi 12 ore, l'incontro a Berlino sul futuro della Casa automobilistica tedesca si è concluso all'alba con la riduzione da quattro a due dei possibili nuovi proprietari. In lizza sono rimaste solo la Fiat e la Magna, entrambe con le stesse possibilità di farcela. La decisione definitiva sulla cessione della controllata di General Motors non è stata dunque presa e nuovi problemi complicano lo scenario: la richiesta di maggiore liquidità da parte di Detroit e la possibilità che l'Antitrust europeo vincoli la concessione dei previsti prestiti ponte alla vendita o alla chiusura di alcuni impianti della Opel per controbilanciare la distorsione della concorrenza che si verrebbe a creare.

Tutto è quindi rimandato a domani, quando il Lingotto e il produttore di componenti d'auto austro-canadese dovranno presentare le loro offerte rielaborate alla luce degli incontri - e degli sviluppi - di queste ultime ore. Sempre per domani è stata anche fissata a Bruxelles la riunione dei ministri dell'Industria dei Paesi interessati dalla vicenda. L'ipotesi, raccolta ieri come indiscrezione, è stata oggi confermata all'Ansa da diverse fonti europee e il commissario UE all'industria, Guenter Verheugen, ha deciso di invitare i ministri interessati nel pomeriggio, alle 15, approfittando della concomitante riunione del Consiglio competitività.

La strada è dunque ancora lunga e in salita e l'intensa notte di colloqui in Germania "ha dimostrato che abbiamo a che fare con un tema complesso", come ha detto il ministro dell'Economia Karl-Theodor zu Guttenberg (Csu) al termine del vertice. Per Berlino c'è ancora da sciogliere il nodo dell'amministrazione fiduciaria e dei finanziamenti ponte. Lo stallo è infatti dovuto proprio alla richiesta di GM di 300 milioni di euro in più rispetto ai 1,5 miliardi che il governo federale e i quattro Laender che ospitano gli impianti della Opel erano disposti a sborsare sotto forma di prestito ponte.

Mantenere in vita la Casa tedesca finché non si trova una soluzione definitiva costerebbe quindi 1,8 miliardi di euro. Una cifra inattesa, che ha subito generato il disappunto di Roland Koch (Cdu), il governatore dell'Assia, la regione in cui si trova il principale impianto della Opel (Ruesselsheim, 15.300 dipendenti), che ha parlato di "una posizione negoziale non molto d'aiuto da parte degli americani". Ma anche Berlino, ha detto Guttenberg, ha "presentato ulteriori richieste al Tesoro americano", da cui si attendono delle risposte entro venerdì. Risposte "indispensabili per elaborare un piano", ha spiegato Guttenberg, che non nasconde la possibilità di un'insolvenza.

Intanto, per facilitare un accordo con il futuro investitore, le attività europee della General Motors - dagli stabilimenti, alla rete vendite fino ai brevetti sulle tecnologie - sono già state scorporate dalla casa madre e sono confluite - al netto del debito - nella controllata tedesca Adam Opel GmbH. Sarà questa sorta di fondo di garanzia, al riparo dalla procedura di bancarotta controllata che sembra sempre più probabile per il colosso di Detroit, ad accompagnare la Casa tedesca dal suo nuovo proprietario.

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