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Retrospettive

pubblicato il 24 maggio 2009

I 50 anni della Mini

1959-2009: mezzo secolo di vita per la piccola che ha cambiato l'automobile

I 50 anni della Mini
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Cinquant'anni non sono certo un traguardo da poco per un'automobile, soprattutto se si tratta di una vettura che ha fatto epoca come la MINI. Nata il 26 agosto 1959 con il duplice nome di Morris Mini-Minor e Austin Seven, la piccola trazione anteriore inglese ha da quel momento cominciato a far parlare di sé e ancora oggi continuiamo a parlarne e a guidarla.
In realtà il mezzo secolo di vita della MINI va diviso in due parti: i primi 41 anni della "Mini" classica che vanno dal 1959 al 2000 e gli ultimi 9 anni della MINI del Gruppo BMW, dal 2001 ad oggi.

IL GENIO
Anche se non ha inventato la trazione anteriore, né la costruzione monoscocca, né il motore trasversale, la piccola Mini è riuscita a racchiudere in sé tutte queste componenti che ne hanno fatto la fortuna e che hanno permesso di produrne 6 milioni di esemplari in 50 anni di vita. Quando Alec Issigonis progetta per la British Motor Company una vettura dai consumi ridotti per affrontare la crisi petrolifera del canale di Suez, quel che ne scaturisce è una compatta quattro posti a trazione anteriore lunga 3,05 metri, adatta ai parcheggi stretti, ai bilanci modesti e a chi ama una guida agile. La genialità di Issigonis risiede proprio nell'aver concentrato in così poco spazio una serie di doti che si adattano perfettamente ad una schiera di automobilisti che agli inizi degli Anni '60 cerca qualcosa di più moderno, economico e anticonformista rispetto a certi "dinosauri" allora in circolazione. I 34 CV espressi dal motore di 848 cc non sono esuberanti, ma rendono piacevole e abbordabile la guida quotidiana di una vettura come la Mini che ha l'assetto più simile a un kart che a un'auto, l'ingombro di un sidecar, il prezzo di una utilitaria e lo stile della "Swinging London".

LE PRIME VARIANTI
Basta attendere il 1960 per vedere la BMC proporre nuove versioni della Mini, fra cui la Mini Van destinata a chi per lavoro ha più grandi necessità di carico e la Traveller (o Countryman), basata sullo stesso furgoncino, ma vetrata e pensata per chi non vuole limitarsi ai 195 litri di capienza del bagagliaio Mini. La piccola familiare a due porte diventa la prima giardiniera alla moda e arriva a fare da base nientemeno che alla Mini Pick-up del 1961. Nello stesso anno nascono le curiose varianti a tre volumi Wolseley Hornet e la Riley Elf, oltre alla ben più apprezzabile Mini Cooper. Il trattamento di John Cooper spreme prima 55 e poi 70 CV dalla Mini e la rende un mito fra gli appassionati di guida sportiva, fino a regalare alla Mini Cooper tre vittorie assolute al Rally di Monte Carlo negli anni 1964, 1965 e 1967.

E' TEMPO DI MOKE E CLUBMAN
Nel 1964 debutta la variante "da spiaggia", quella Mini Moke senza tetto che funge da perfetto prendisole estivo. Nel settembre dello stesso anno arrivano le sospensioni Hydrolastic, mentre nel 1965 comincia la produzione della Mini italiana da parte della Innocenti.
Il 1967 vede l'arrivo del primo leggero restyiling per la Mini MK 2, con motore di 998 cc, 38 CV e calandra trapezoidale. Nel 1969 esordisce la Clubman, una Mini dallo stile pesantemente ritoccato e dalle misure appena maggiorate che prevede una versione station wagon chiamata "Estate". Nel frattempo la prima Mini Cooper saluta e se ne va, sostituita dalla 1275 GT che non ha un decimo del suo fascino sportivo. Nel novembre del 1976 la Mini classica raggiunge i quattro milioni di esemplari prodotti.

CRISI ANNI '80 E REVIVAL
Sul finire degli anni Settanta e nei primi anni Ottanta la Mini comincia a mostrare i primi segni di una stanchezza commerciale che vede la clientela migrare verso vetture più moderne. Nel tentativo da parte del Rover Group di mantenere vivo l'interesse attorno alla piccola inglese nascono così una serie infinita di serie speciali, moda tipica del periodo, prive della versioni "lunghe" e dotate di motore di un litro e 40 CV. Nel 1990, in piena fase revival, torna in listino la Mini Cooper con motore di 1,3 litri e subito dopo la curiosa Mini cabriolet realizzata in Germania.

DA ROVER GROUP A BMW GROUP
Nel 2000 termina la produzione della Mini classica, dopo più di 5,3 milioni di unità costruite. Le traversie e il fallimento di Rover portano il gruppo BMW ad acquisire il marchio Mini, che nelle mani del management bavarese rinasce con il nome di "MINI" e con le forme delle nuove MINI Cooper e MINI One presentate al Salone dell'automobile di Berlino 2000.

LA NUOVA MINI
Le forme, le proporzioni della nuova MINI ricalcano lo spirito della Mini classica adattandola alle esigenze e alla tecnologia del nuovo millennio. La MINI Cooper da 115 CV e la MINI One 90 CV attirano le attenzioni sia di chi la mitica Mini l'aveva vissuta e guidata, sia delle nuove generazioni che, creandone un fenomeno di costume, ripercorrono inconsapevolmente le orme della Mini classica. Il motore è sempre anteriore a 4 cilindri, la trazione è sempre davanti e i posti sono sempre 4 (un po' sacrificati per le odierne misure antropometriche...), la plancia è sempre caratterizzata dal grande strumento centrale il pubblico tributa alla MINI un successo che si consolida di anno in anno, almeno fra i giovani d'età o di spirito. Il resto è storia recente, quella che accompagna la MINI verso il traguardo del mezzo secolo, segnato dalla commercializzazione nel 2001, dal debutto della MINI Cooper S con motore da 163 CV dotato di compressore volumetrico, dalla MINI One D del 2003 (prima diesel nella storia del marchio) e dalla MINI Cabrio del 2004, declinata poi anche nella variante MINI Cooper S Cabrio.

RESTYLING 2006
Nell'ottica di un continuo aggiornamento del modello non poteva mancare la presentazione della MINI seconda serie (o MK 2 se la vogliamo dire all'inglese), caratterizzata da ritocchi estetici per MINI Cooper (120 CV) e MINI Cooper S (175 CV). Ultime arrivate nella storia MINI sono la Clubman e la nuova Cabrio, capaci di offrire rispettivamente una maggior abitabilità, bagagliaio generoso, capote in tela ad apertura elettrica e nuovi roll-bar di sicurezza. Da non dimenticare è poi la più performante e potente delle MINI, quella MINI John Cooper Works da 211 CV che in versione berlina, Clubman e Cabrio rappresenta la massima espressione tecnica e celebra degnamente un piccolo mito che sapeva vincere su strada.

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Tag: Retrospettive , Mini , auto storiche , anniversari


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