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pubblicato il 16 maggio 2009

GM: via il 40% della rete USA entro il 2010

Nel nuovo piano di fattibilità è prevista la riduzione da 5.959 a 3600 concessionari

GM: via il 40% della rete USA entro il 2010

General Motors include nel suo piano di salvataggio anche il ridimensionamento della rete di vendita negli Stati Uniti che entro il 2010 dovrebbe scendere dagli attuali 5.959 a circa 3.600. Un taglio del 40%, superiore a quello pianificato da Chrysler nella mozione inviata e approvata dal curatore fallimentare e ben maggiore di quella contenuta nel primo piano elaborato da GM.

L'annuncio è arrivato ieri nell'ambito di una conferenza stampa presieduta dal Vice President Vehicle Sales, Service and Marketing di General Motors North America, Mark LaNeve. Si comincerà dai 1.100 punti vendita commercialmente più deboli, ovvero quelli più piccoli per vendite e per redditività, ai quali verrà detto che "GM non le vede come parte della propria rete nel lungo termine", un modo gentile per avvisarli che il loro mandato sarà revocato o non rinnovato visto che, in molti casi, scadrà a ottobre 2010. Un modo per prendere tempo, avere un approccio più soft e, soprattutto, non essere costretti a riacquistare qualcosa come 65 mila vetture in stock: un bagno di sangue non solo per le casse di GM, popolate da sciami di farfalle, ma per il mercato dell'usato e del finanziamento visto che l'introduzione in un colpo solo di una tale quantitativo di vetture provocherebbe il crollo dei valori residui, inoltre danneggerebbe quei concessionari che, pur salvi, si ritroverebbero sul mercato vetture che loro potevano vendere.

Un problema a parte sono i 470 concessionari Saturn, Hummer e Saab, marchi che GM ha deciso di vendere. I vertici di Detroit affermano che per il 90% di essi c'è la possibilità di rimanere nell'orbita GM, ma avvertono che si riservano di operare sulla rete le azioni che riterranno opportune per portare a compimento il piano di salvataggio e in base alle situazioni singole. Un modo neppure troppo velato per dire che d'ora in poi non si potrà sgarrare dagli obiettivi fissati e che la rete sarà fatta da meno concessionari, finanziariamente più forti, che dovranno vendere di più con meno marchi in portafoglio e farlo in modo più efficiente con indici di soddisfazione del cliente più elevati.

GM non ha ancora diffuso la lista dei 1.100 concessionari nel mirino, ma LaNeve ha detto che gli interessati hanno già ricevuto una lettera che esprime a chiare lettere le intenzioni della compagnia di Detroit. Tra questi c'è anche AutoNation, il più grande concessionario degli USA con sede a Fort Lauderdale in Florida, che dovrà chiudere 6 dei suoi 289 punti vendita.

Oltretutto, GM dovrà portare certezze e non intenzioni di fronte all'amministrazione di Barack Obama per conservare i 15,4 miliardi di dollari già ottenuti dal Ministero del Tesoro ed evitare di portare i libri in tribunale. Già una volta è stata "rimandata" per la debolezza del documento presentato, ma al 1 giugno non potranno esserci più scuse. Intanto il NADA, l'associazione dei concessionari americani, non ha perso tempo e ha già fatto i conti. Il taglio del 40% della rete USA da parte di GM significherà la perdita di 137.330 posti di lavoro (58 per concessionaria, in media), 1,7 miliardi di dollari in meno di gettito fiscale per il governo centrale e quelli locali e la perdita di 35 miliardi di ricavi per la stessa General Motors. Intanto, dopo la conferenza di LaNeve, il titolo ha perso un altro 6,1% rispetto a ieri arrivando a 1,08 dollari, un ventesimo di quello che valeva fino a un anno fa.

Autore: Nicola Desiderio

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