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pubblicato il 12 maggio 2009

Chi ha paura della "Grande Fiat"?

Industria, politica e finanza appoggiano Marchionne, ma gli scettici avvertono

Chi ha paura della "Grande Fiat"?

Sergio Marchionne è "il nuovo mago dell'auto", secondo il quotidiano francese Le Figaro, che sta cercando di realizzare un ambizioso progetto: creare il gruppo automobilistico più grande d'Europa. L'Alleanza che è riuscito a stringere con Chrysler è stata benedetta da politici e industriali, ma c'è chi è pronto a scommettere sulla sua fragilità perché i giganti a volte hanno "i piedi d'argilla". Ferdinand Dudenhoeffer, professore di Economia dell'auto all'Università di Gelsenkirchen, è uno di questi.

L'esperto tedesco si è detto fermamente contrario all'ipotesi di matrimonio tra la "nuova Fiat" e la Opel. "Nessuno è mai riuscito negli ultimi decenni a creare un gruppo automobilistico di successo tramite fusioni e acquisizioni", ha detto in un'intervista al Sole24Ore portando come esempi General Motors, Daimler-Chrysler e BMW con Rover. I motivi per Dudenhoeffer sono principalmente due: "L'enorme complessità di gestione dal punto di vista industriale e il fatto che nella maggior parte delle fusioni viene trascurata la possibilità di gestire un gran numero di marchi". Nel nuovo Gruppo che Marchionne vuole formare ce ne sarebbero addiruttura nove, "ciò confonderebbe i clienti, ma anche le organizzazioni al loro interno". "E se Fiat non è riuscita a gestire 3 o 4 marchi - si chiede Dudenhoeffer - perché dovrebbe avere successo nel gestirne nove? Non solo. Che ruolo ha in Fiat un marchio come Lancia, che fuori dall'Italia è praticamente sconosciuto?". Inoltre Marchionne "non porta capitali. Le tre aziende che vuol mettere insieme hanno problemi finanziari, come possono investire sul futuro?".

L'esatto contrario di quanto pensa l'Amministratore Delegato del Gruppo Fiat, per cui "quest'operazione rappresenta una soluzione costruttiva e importante ai problemi che da alcuni anni affliggono non soltanto Chrysler, ma l'intera industria automobilistica mondiale". Così Sergio Marchionne aveva commento i termini dell'operazione che è stata osannata ovviamente dagli ambienti politici. Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, d'accordo con Confindustria, ha detto che l'Alleanza con Chrysler conferma le forti relazioni tra Italia e Stati Uniti e le capacità industriali di Fiat e grande soddisfazione è arrivata anche dall'opposizione. Il leader dell'UDC, Pier Ferdinando Casini, lo ha definito "un segno di speranza" e il numero uno del PD, Dario Franceschini, l'ha ritenuta un'operazione ''assolutamente positiva'', anche se ''serve la garanzia che gli stabilimenti italiani continuino a lavorare''.

L'Alleanza infatti non solo "avrà successo", ma "salverà milioni di posti di lavoro", come ha detto il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Il problema è capire in quale nazione. Le indiscrezioni a proposito dell'allargamento del Gruppo torinese parlano della chiusura di due stabilimenti in Italia e l'allerta dei sindacati resta alta, nonostante l'appello del Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, a dare precedenza ai livelli occupazionali nel nostro paese. L'unica decisione di Fiat che al momento apparte certa riguarda la chiusura dei concessionari, ma stavolta quelli di Chrysler in America. La prima azione manageriale di Torino nei confronti della Casa di Detroit sarà infatti la riduzione degli attuali 3.188 punti vendita, come riporta l'agenzia Bloomberg.

A credere nel "Progetto Fenice" di Fiat, che ha sfidato la Germania a trovare offerte migliori per Opel, sono comunque importanti protagonisti della finanza. Oggi la banca d'affari statunitense Morgan Stanley ha alzato il giudizio a "overweight" da "underweight" e le azioni di Torino sono schizzate collocandosi proprio in vetta al S&P/Mib, con un guadagno del 3,66% a 7,645 euro.

La concorrenza per ottenere Opel è tuttavia forte. Il produttore di auto russo Gaz ha ribadito l'interesse per la costituzione di una joint venture con la canadese Magna e Opel se quest'ultima dovesse essere acquisita da un gruppo di investitori. Il tempo comunque stringe e GM dovrà prendere una decisione entro la fine del mese.

La scalata di Marchionne però non spaventa gli altri costruttori europei. Volkswagen considera "con tranquillità" una possibile Alleanza tra Fiat, Chrysler e le attività europee di General Motors perchè tra i tre partner "non c'è n'è uno forte", come ha detto Ferdinand Piech, presidente del consiglio di sorveglianza del gruppo tedesco. Se la collaborazione dovesse realizzarsi, non metterebbe a rischio l'obiettivo di Wolfsburg di diventare leader mondiale nel settore ed anche il direttore generale di Peugeot Citroen, Jean-Philip Collin, non ha paura di Torino perché "in periodi come questi, di scarsa liquidità, la cosa migliore è concentrare le risorse su poche e selezionate attività: rinnovamento del prodotto, potenziamento della rete e soddisfazione dei clienti". Questione di affidabilità insomma, una conclusione alla quale era già giunta la Consumers Union, un'organizzazione indipendente americana a favore dei consumatori, non governativa e no-profit attiva dal 1936.

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Tag: Mercato , Fiat , produzione , torino


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