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pubblicato il 30 aprile 2009

Fiat-Chrysler: i termini dell'operazione

Dopo la bancarotta, a Fiat un terzo del CdA. Marchionne: "è un momento storico"

Fiat-Chrysler: i termini dell'operazione

"Quest'operazione rappresenta una soluzione costruttiva e importante ai problemi che da alcuni anni affliggono non soltanto Chrysler, ma l'intera industria automobilistica mondiale". Con queste parole l'Amministratore Delegato del Gruppo Fiat, Sergio Marchionne, ha commentato "l'alleanza strategica globale" raggiunta oggi con Chrysler. La soddisfazione espressa dal numero uno del Lingotto è enorme e non poteva essere altrimenti se si pensa che quest'operazione vede il Gruppo torinese tornare alla ribalta sulla scena internazionale per il salvataggio della terza più grande industria automobilistica americana, con tanto di patrocinio (attivissimo) della Casa Bianca.

Il "Do ut des" che sta alla base dell'alleanza è stato ampliamente anticipato nei mesi scorsi. Fiat entrerà progressivamente nel capitale di Chrysler senza l'esborso di un solo euro e senza altri impegni finanziari, fornendo come contropartita tutte le sue piattaforme automobilistiche per la produzione di veicoli a marchio Chrysler. Stesso discorso vale le tecnologie chiave quali i motori il che consentirà alla Casa americana di lanciare sul mercato in tempi brevi auto compatte più razionali, efficienti ed ecologiche, prodotte oltreoceano. Dal canto suo il Lingotto avrà accesso alla rete commerciale americana di Chrysler (fondamentale per il ritorno negli USA del marchio Alfa Romeo), agli stabilimenti produttivi nei quali saranno costruiti nuovi modelli e alle piattaforme per costruire auto a trazione posteriore (leggi una nuova ammiraglia Alfa Romeo) e 4x4.

L'operazione sarà effettuata tramite la cessione accelerata di tutti i beni di Chrysler ad una NewCo, in accordo con la legge fallimentare statunitense (US Bankruptcy Code) a cui la casa americana ha deciso oggi di ricorrere dopo un periodo di consultazione con il Dipartimento del Tesoro statunitense e con tutte le altre parti interessate, inclusi il Governo canadese, la United Auto Workers (UAW) e la Canadian Auto Workers (CAW).

Di conseguenza, Chrysler richiederà al Tribunale fallimentare di New York l'approvazione della vendita delle attività di Chrysler alla NewCo e se l'operazione sarà approvata le parti saranno tenute a completarla nel più breve tempo possibile. In attesa del verdetto, la Chrysler continuerà a svolgere la propria attività nella sua forma attuale, ricevendo finanziamenti dal Dipartimento del Tesoro statunitense e dal Governo canadese per pagare dipendenti e operazioni.

Dall'inizio di maggio, Chrysler potrà beneficiare di nuovi accordi di finanziamento alla rete stipulati con GMAC, la quale fornirà anche finanziamenti al cliente finale come detto anche Obama. Quando l'operazione di fallimento sarà conclusa, la NewCo assumerà la ragione sociale di Chrysler e diventerà proprietaria di tutti i suoi beni, con l'esclusione di determinati debiti e altre passività. Al closing, la NewCo assegnerà a Fiat una quota equivalente al 20% del capitale e dei diritti di voto, al netto degli effetti diluitivi, e Fiat stipulerà gli accordi industriali con Chrysler. Parimenti, la Voluntary Employee Benefit Association (VEBA), al momento del closing, riceverà una partecipazione del 55%, al netto degli effetti diluitivi. Tale partecipazione sarà amministrata dal Dipartimento del Tesoro statunitense che, insieme al Governo canadese, possiederà complessivamente il rimanente 10% del capitale, al netto degli effetti diluitivi. La nuova Chrysler beneficerà inoltre dei nuovi contratti collettivi di lavoro recentemente siglati con UAW e CAW e di un finanziamento da parte del Dipartimento del Tesoro statunitense di 6,5 miliardi di dollari.

La nuova Chrysler sarà gestita da un consiglio di amministrazione composto da nove membri: tre saranno nominati da Fiat (e uno dovrà soddisfare i criteri di indipendenza stabiliti dal regolamento del New York Stock Exchange); due saranno scelti rispettivamente da VEBA e dal Governo canadese; quattro saranno prescelti dal Dipartimento del Tesoro statunitense (tre dei quali indipendenti).

Fiat avrà il diritto di ricevere un'ulteriore partecipazione del 15% (sia in termini di valore sia di diritti di voto), al netto degli effetti diluitivi. Questa ulteriore partecipazione sarà attribuita in tre tranche da 5% ognuna, subordinate al raggiungimento di obiettivi predeterminati ed in particolare: all'ottenimento delle approvazioni regolamentari per la produzione negli Stati Uniti della famiglia del motore FIRE; al raggiungimento di target di vendita di veicoli Chrysler al di fuori dell'area NAFTA; all'ottenimento delle approvazioni regolamentari per la produzione di un modello Chrysler basato su tecnologia Fiat.

Quando otterrà tale ulteriore partecipazione del 15%, Fiat avrà anche il diritto di nominare un altro amministratore di Chrysler. Inoltre, a Fiat spetterà l'opzione di acquistare un ulteriore 16% (esercitabile dal 1 gennaio 2013 al 30 giugno 2016). Il controvalore di tale partecipazione sarà determinato in base a criteri di valutazione standard di mercato e in ogni caso non potrà essere superiore al multiplo di Fiat a quella data. Questa facoltà non potrà essere esercitata fino a che il debito nei confronti del Dipartimento del Tesoro statunitense non sarà inferiore a 3 miliardi di dollari. Fiat non potrà superare la quota di partecipazione del 49% fino a quando l'intero debito verso il Dipartimento del Tesoro statunitense non sarà stato rimborsato.

Autore: Redazione

Tag: Mercato


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