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pubblicato il 29 aprile 2009

Alleanza Fiat-Chrysler: -24 ore alla svolta

Strada spianata, ma incerta. Marchionne scommette su fallimento Chrysler

Alleanza Fiat-Chrysler: -24 ore alla svolta

Il giorno decisivo si avvicina. Domani scade l'ultimatum di Obama per la firma dell'Alleanza tra Fiat e Chrysler. Il piano di ristrutturazione della Casa automobilistica americana era stato infatti bocciato dalla Casa Bianca perché la firma con il Lingotto é diventata "la" condizione necessaria per il salvataggio dal fallimento insieme alla riduzione del debito. Una doppia scommessa che Chrysler potrebbe vincere e che vale 6 miliardi di dollari del Tesoro americano.

I colloqui per arrivare ad un compromesso tra le due aziende automobilistiche dovranno portare ad una svolta entro 24 ore e la strada appare quasi spianata visto che negli ultimi giorni sono stati abbattuti numerosi ostacoli. Prima è arrivato l'ok dei sindacati americani e canadesi, che hanno accettato di ridurre il costo del lavoro come voluto da Chrysler e Washington e come imposto da Fiat quale condizione necessaria all'intesa, e poi ieri la stampa americana ha anticipato l'intesa con i creditori. Secondo il Washington Post, che ha lanciato la notizia, l'accordo preliminare per il riassetto di Chrysler prevederebbe che il sindacato statunitense, che oggi si é impegnato a non indire più scioperi almeno fino al 2015, diventi il maggiore azionista della società con il 55%, Fiat ottenga il 35% in cambio di tecnologie e know-how (per un valore stimato da attorno ai 10 miliardi di dollari) e il governo e i creditori si dividano il restante 10%.

Le quattro principali banche creditrici (JP Morgan, Citigroup, Goldman Sachs e Morgan Stanley) avrebbero accettato di svalutare i propri crediti, con un taglio drastico da 6,9 miliardi di dollari a circa 2 miliardi, proprio per ottenere in cambio una partecipazione azionaria, divenuta ormai più facile vista l'uscita definitiva di Daimler dal capitale. Tuttavia, di ufficiale non vi è ancora nulla e la bancarotta per Chrysler non è esclusa. Il Wall Street Journal aveva scritto pochi giorni fa, citando diverse fonti vicine all'operazione, che Fiat potrebbe completare la sua alleanza anche con l'azienda sotto procedura fallimentare e, in caso di accordo, il ricorso a questa legge statunitense consentirebbe a Chrysler "di liberarsi di alcune voci di bilancio in passivo, permettendo così alla casa di Torino di scegliersi le parti più appetitose e redditizie della casa americana". L'ipotesi che Chrysler possa chiedere la tutela dal fallimento è sempre più probabile anche per l'Amministratore Delegato del Gruppo Fiat, Sergio Marchionne, che sarebbe addirittura pronto "a scommetterci". Il leader del sindacato canadese dei metalmeccanici Caw, Ken Lewenza, ha riferito che il numero uno del Lingotto gli ha detto nella tarda serata di ieri che "resta ancora molto lavoro da fare" e che non ha escluso la possibilità di un fallimento pilotato per la piccola delle Big Three americane.

Entrambe le Case automobilistiche hanno molto da guadagnare dall'alleanza e le indiscrezioni già parlano di un riassetto produttivo davvero interessante. Il Gruppo Fiat tornerebbe in America, tanto per citare alcuni esempi, con un'AlfaMiTo che assemblerebbe in Canada ed una Fiat 500 costruita in Messico, mentre Chrysler avrebbe già pronto un misterioso "tris" di novità da produrre con l'aiuto del Lingotto: una Jeep Grand Cherokee di prossima generazione, una 300C del futuro ed una piccola sport sedan costruita su base Fiat che l'altro ieri sarebbero state svelate da Chrysler ad alcuni concessionari americani ospiti presso il quartier generale di Auburn Hills.

Gli scettici però non mancano. In molti non scommetterebbero sulla buona riuscita dell'Alleanza visto l'epilogo della precedente con Daimler, che è durata dal 1998 al 2007 per poi naufragare per dissensi sulla governance. Stavolta, tuttavia, a nominare il nuovo consiglio di amministrazione sarebbero addirittura il governo degli Stati Uniti e il Lingotto che, insieme, si impegnerebbero ad assicurare la maggioranza dei posti a consiglieri indipendenti che non appartengono a nessuna delle due case automobilistiche. Un'ipotesi su cui aleggia la possibilità che la poltrona di Presidente vanga affidata all'italo-canadese Sergio Marchionne.

Se però l'accordo non andrà in porto, Fiat ha già pronto un "piano B": la partecipazione in Opel. Anche in questo caso però nulla è ancora certo. Ad oggi c'è soltanto un dato di fatto: il titolo Fiat sta volando a Piazza Affari grazie all'attesa per il sì definitivo all'operazione Chrysler. Alle 10 di questa mattina il titolo stava guadagnando il 3,26% a 8,085 euro posizionandosi tra i migliori nel principale paniere. Non resta che aspettare domani per eliminare qualsiasi dubbio, mentre continueremo a seguire con attenzione e tempestività tutti gli sviluppi dell'importante vicenda.

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Tag: Mercato , Fiat , detroit , dall'estero


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