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pubblicato il 21 aprile 2009

L'Alfa MiTo nascerà in Canada e la 500 in Messico

L'accordo tra Fiat e Chrysler prende forma. Sindacati italiani in forte agitazione

L'Alfa MiTo nascerà in Canada e la 500 in Messico

L'Alfa Romeo MiTo e la Fiat 500 saranno prodotte rispettivamente in Canada e in Messico. E' questo, secondo Automotive News, quello che prevedrebbe l'accordo in via di definizione tra il Lingotto e la Chrysler. L'alleanza, che deve essere formalizzata entro una settimana per rispettare l'ultimatum di Obama, porterebbe dunque dei profondi cambiamenti nelle strategie industriali dei due gruppi. Gli stabilimenti della casa americana, in particolare, inizierebbero ad assemblare vetture basate su piattaforme del Lingotto già a partire dal 2011 e alcuni modelli porterebbero sia il marchio Fiat che quello Chrysler. Uno scenario non troppo lontano da quello ipotizzato da OmniAuto.it, per scherzo, come pesce d'aprile.

L'amministratore delegato del Gruppo Fiat, Sergio Marchionne, è tornato per la terza volta negli Stati Uniti per proseguire i colloqui con la Chrysler, la task force governativa e i sindacati. Se le divergenze verranno appianate, come afferma Automotive News, le fabbriche della casa americana a Windsor (in Ontario, Canada), Toluca (in Messico) e Belvidere III (in Illinois) verranno riconvertite per produrre, entro il 2013, tra le 500.000 e le 600.000 vetture all'anno basate sulle piattaforme del gruppo Fiat. In particolare, dallo stabilimento Chrysler di Windsor, dove attualmente vengono prodotti minivan, nascerebbero vetture basate su piattaforme di segmento B del Gruppo torinese. Questo significa che tra i modelli previsti ci sarebbero l'Alfa Romeo MiTo e una piccola Chrysler derivata dalla prossima generazione di Fiat Grande Punto. I modelli basati su piattaforme di segmenti A dovrebbero invece essere prodotti nello stabilimento messicano di Toluca. Qui nascerebbe sia la 500 che una piccola Jeep derivata dalla prossima generazione della Panda Cross. Nello stabilimento di Belvidere III, infine, verrebbero prodotti veicoli basati su piattaforma Fat C-Evo, tra cui potrebbero esserci le future Alfa Romeo Milano e Giulia.

Per realizzare un tale piano industriale è necessario trovare un compromesso. La Casa Bianca preme affinché l'alleanza venga siglata perché la ritiene indispensabile per la salvezza di Chrysler (l'alternativa è la bancarotta), ma la Fiat ha imposto come condizione "necessaria" per la firma l'accettazione da parte dei sindacati americani e canadesi dell'ulteriore taglio al costo del lavoro. I sindacati dovrebbero inoltre accettare che il loro credito previdenziale e sanitario nei confronti della Chrysler venga trasformato in azioni. Intanto, dopo giorni di silenzio, il presidente del Canadian Auto Worker (Caw), Ken Leweza, ha ripreso le trattative e moderato i toni, mentre il sindacato americano United Auto Worker sta proseguendo il dialogo senza particolari intoppi.

Il piano Fiat-Chrysler sta accedendo le discussioni anche in Italia, dove le parti sociali temono risvolti negativi per l'occupazione nazionale. L'UGL ha annunciato di aver chiesto in proposito un intervento del governo, perché "siamo molto preoccupati, soprattutto per quanto riguarda alcuni stabilimenti: in particolare Termini e Pomigliano", ha detto il segretario generale dell'unione sindacale, Renata Polverini. "Sono stabilimenti sui quali l'azienda non ha dato una risposta certa, ma che rappresentano, e parlo in particolare di Pomigliano, l'unica fonte di reddito del territorio", ha spiegato Polverini. Anche il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, ha commentato il possibile accordo. "Vogliamo sapere bene se con la fusione ci sarà solo il vantaggio finanziario per la Fiat e per il capitale Fiat, e se ci sarà un vantaggio anche per i lavoratori", ha detto Di Pietro, che a Brescia ha presentato per le europee Maurizio Zipponi, ex segretario della Fiom ed ex parlamentare di Rifondazione Comunista. "Non vorremmo che in cambio della fusione, le auto venissero costruite in America e chiudessero gli stabilimenti italiani. Sarebbe un accordo suicida".

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Tag: Mercato , produzione , dall'estero


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