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pubblicato il 14 aprile 2009

L'Italia degli incidenti stradali è la peggiore d'Europa

I dati del Secondo Dibattito Nazionale

L'Italia degli incidenti stradali è la peggiore d'Europa

Gli incidenti stradali rappresentano la prima causa di morte per chi ha meno di 40 anni. Il dato è drammatico per l'Europa e in particolare per il nostro paese dove viene pagato uno dei prezzi più alti in termini di vite umane: nel 2007, su 230.871 incidenti, 5.131 persone hanno perso la vita e 325.850 sono rimaste ferite per un costo sociale superiore ai 31.137 milioni di euro (2,4% del Pil). Sono numeri impressionanti, difficili da accettare perchè paragonabili al bilancio di una guerra e che fanno dell'automobile uno strumento 100 volte più mortale di tutti gli altri mezzi di trasporto messi insieme (treno, aereo e mezzi pubblici). Ma è questa la dura realtà di un problema sociale dei nostri tempi messa a nudo a Roma in occasione del Secondo Dibattito Nazionale sulla sicurezza stradale.

L'incontro, che si è tenuto presso la sede del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Dipartimento per i Trasporti, la Navigazione ed i Sistemi Informativi e Statistici), ha fatto il punto sulla sicurezza delle nostre strade, ma anche nel resto d'Europa. Il convegno rientra infatti nell'ambito di un più vasto progetto comunitario coordinato dal Consiglio Europeo per la sicurezza dei Trasporti (ETSC) e mette faccia a faccia le istituzioni, i cittadini, le famiglie delle vittime tramite la loro associazione, la Croce Rossa Italiana, i ricercatori universitari e tutte le altre realtà connesse a questa delicata problematica, come anche le case automobilistiche (Toyota) o la Fondazione ANIA.

Nel confronto con gli altri Paesi della UE15, l'Italia non ha ottenuto un buon risultato. Nel 2007 il nostro paese ha registrato una media di 8,7 morti su 100 mila abitanti contro quella dell'Europa pari a 7,2, collocandosi all'11esima posizione nella classifica della mortalità. Un risultato ad ogni modo incoraggiante dal momento che il nostro paese era al 13esimo posto e che è riuscito a salire proprio grazie alla maggiore riduzione di mortalità ottenuta in quell'anno (-9,5%). Un'inversione di tendenza che genera ottimismo dopo un periodo di progressivo peggioramento, ma che non basta perché il nostro paese è fra quelli che registrano il più alto numero di morti per incidenti stradali in assoluto nella UE: 182 morti all'anno in più rispetto alla Germania, 511 rispetto alla Francia, 2.075 rispetto al Regno Unito. Va tuttavia sottolineato che questa fase di miglioramento della sicurezza stradale si sta progressivamente rafforzando.

Nel 2008 gli incidenti sono diminuiti e anche i primi mesi del 2009 hanno dato migliori risultati rispetto all'anno precedente. "Se gli attuali trend dovessero essere confermati, entro la fine del 2010 potremo riuscire a sfiorare l'obiettivo dell'Unione Europea di dimezzare le vittime (-3.550 morti all'anno rispetto al dato del 2001)", ha detto Sergio Dondolini, Direttore Generale per la sicurezza stradale. La fotografia scattata dal convegno però ha mostrato un'Italia divisa a metà. "Ci sono divari territoriali, con un maggiore rischio nelle città che improvvisamente diminuisce nei centri urbani minori - ha spiegato Maurizio Coppo, della Consulta Nazionale della sicurezza stradale - Ci sono divari evolutivi che rendono necessarie politiche selettive, e c'è il problema degli 'effetti a breve durata'. Cioè, subito dopo una nuova norma c'è un calo dell'incidentalità e delle vittime notevole che poi torna a salire dopo qualche tempo". L'Italia è anche il paese in cui il rischio per gli utenti deboli della strada (pedoni, ciclisti e centauri) è il più alto d'Europa, molte sono infatti le campagne in corso per far sì che i pedoni abbiano sempre la precedenza.

Dal convegno sono poi emerse le prospettive di intervento: riformare il Codice della strada; rendere strutturali i meccanismi di intervento previsti dal Piano Nazionale Sicurezza Stradale con revisione dei meccanismi finanziari ed attuativi; migliorare la capacità di governo della sicurezza stradale anche attraverso la formazione dei tecnici e dei decisori di Regioni, Province e Comuni che hanno responsabilità di gestione della sicurezza stradale; migliorare le conoscenze sul fenomeno anche attraverso un più efficace sistema di monitoraggio dei dati, degli interventi e dei risultati conseguiti e fare educazione alla sicurezza stradale in tutte le scuole di ogni ordine e grado, fino a prevedere idonei corsi formativi al fine di poter radicare una reale cultura della sicurezza. Una cultura che è ancora molto scarsa nel nostro paese, considerando inoltre che la maggior parte degli automobilisti si sente prudente al volante, mentre questa percezione è infondata: il 50% degli automobilisti ha ammesso di non rispettare i limiti di velocità e il 52% di guidare senza auricolare, un'abitudine che aumenta di 5 volte le probabilità di causare un incidente.

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Tag: Attualità , incidenti , sicurezza stradale , unione europea


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