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Motorsport

pubblicato il 5 aprile 2009

GP di Sepang 2009: vince Jenson Button

La Brawn continua a stupire

GP di Sepang 2009: vince Jenson Button

In Malesia la Brawn GP si conferma la squadra da battere e si aggiudica un gran premio imprevedibile grazie alle doti e al carisma di Jenson Button, l'inglese dalla faccia pulita e il cuore d'oro che aveva trionfato in Australia dopo essersi dimezzato lo stipendio pur di rimanere in F1. Questa volta però non è stato semplice come a Melbourne: in partenza Rosberg aveva bruciato tutti portandosi in prima posizione e anche il nostro Trulli era riuscito a mettere le ruote davanti alla Brawn di Button. Solo in occasione del primo pit-stop l'inglese è tornato al comando per concludere la gara in trionfo.

Una corsa spettacolare, compromessa dalla pioggia torrenziale, che, a 23 giri dalla fine ha costretto i team a tirare i remi in barca e a sospendere le ostilità. Al momento dell'interruzione le posizioni sono rimaste congelate e così, dietro a Button si sono classificati Heidfeld (BMW) e Glock (Toyota). Dietro di loro, fuori dal podio ma in buona posizione, è arrivato il nostro Jarno Trulli, autore di una grande gara. E le Ferrari? Massa è arrivato nono, mentre Raikkonen, quattordicesimo, si è ritirato per problemi con il kers. Bottino magro anche per Hamilton, campione del mondo in carica, giunto solamente al settimo posto, e per Rosberg, finito in ottava posizione dopo aver condotto la gara per diversi giri.

I protagonisti dunque, diventano i non protagonisti e i piloti relegati nei bassi fondi della classifica da monoposto poco competitive, vedi Button, ora tornano prepotentemente alla ribalta per merito di un regolamento capace di stravolgere i valori in campo. Così, da una parte troviamo la Brawn GP che ha lavorato ed inizia a raccogliere i frutti dell'inverno, dall'altra una Ferrari ancora acerba e una McLaren svogliata condotta da un Hamilton che appare come l'ombra di sè stesso.

In una gara dove ci sono stati diversi sorpassi, da citare il duello di Alonso (Renault), che, lo ricordiamo, era carico di benzina, con Webber (Red Bull) e quello che l'australiano, decisamente battagliero, ha intrapreso con Hamilton, ci sono altri due temi da dibattere: il primo riguarda il ruolo di Micheal Schumacher all'interno della Ferrari, il secondo l'atteggiamento di chi gestisce i gran premi.

Il super campione tedesco si aggira nel box, da indicazioni e, addirittuta, funge da metereologo, inducendo Raikkonen a montare le gomme da bagnato estremo quando la pista era ancora asciutta. Una decisione che ha condizionato la gara di Raikkonen e stravolto gli equilibri di un team ampiamente collaudato. Ora, nessuno vuole mettere in dubbio le capacità del tedesco, se avesse azzeccato la mossa, il merito di un grande risultato sarebbe stato il suo, solamente che crediamo che la Ferrari dovrebbe definire meglio il suo ruolo nel team per non creare pericolose sovrapposizioni: un capitale d'esperienza del genere andrebbe gestito in maniera adeguata.

Riguardo all'organizzazione della gara, c'è da dire che una confusione così in pista non si vedeva da diverso tempo: prima l'interruzione, poi la tanto paventata ripartenza per soli 9 giri per far completare il 75% della corsa ai piloti; infine, la decisione di interrompere tutto e conferire ai driver la metà dei punti come vuole il regolamento. Tutto sarebbe filato liscio se si fossero mantenuti i vecchi orari e il GP fosse partito prima, alle 8.00 ad esempio e non alle 11.00, orario europeo, senza sacrificare il regolare svolgimento della corsa in nome dell'audience. Si l'audience che poi fa rima con introiti pubblcitari, che ha costretto i team a correre in orario serale, e quindi a sospendere le attività in pista non tanto per la pioggia, ma per le scarse condizioni di luminosità dovute al protrarsi della competizione a causa dello stop imposto dalla pioggia.

Autore: Valerio Verdone

Tag: Motorsport , formula 1


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