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pubblicato il 27 marzo 2009

Sicurezza stradale: La severità è sufficiente?

ANIA e ACI sono soddisfatte dalle proposte di modifica. L'Asaps chiede di più

Sicurezza stradale: La severità è sufficiente?

Ieri il comitato ristretto della Commissione Trasporti ha approvato il testo che prevede importanti modifiche al Codice della Strada. Si tratta di molte proposte, votate all'unanimità da tutte le forze politiche, che potrebbero tradursi presto in un decreto urgente del governo e rendere molto più severe le attuali sanzioni per chi guida sotto l'effetto di alcol o droga e per chi è principiante, alzare le multe per chi non rispetta i limiti di velocità, cambiare le regole per le autoscuole e introdurre in via sperimentale la "scatola nera" per la ricostruzione degli incidenti.

Tutto questo con l'obiettivo di ridurre drasticamente il numero degli incidenti stradali, che sono la prima causa di morte tra i giovani e rappresentano una vera e propria emergenza nazionale: ogni anno si contano oltre 5.000 vittime. Solo nel 2007 si sono registrati 1.752 decessi di ragazzi di età compresa tra 18 e 34 anni e il 25% degli incidenti si sono verificati durante i weekend (fonte Istat, 2008). "I dati in nostro possesso - ha detto Sandro Salvati, Presidente della Fondazione ANIA - mostrano segnali inquietanti riguardo al fenomeno della guida sotto effetto di alcol e droga. Basti pensare che, secondo l'Istituto Superiore di Sanità, questi conducenti causano più del 30% di tutti gli incidenti stradali". "Per questo ha spiegato Salvati - la Fondazione ANIA è d'accordo con il Governo sull'applicazione di un sistema sanzionatorio più severo che punisca chi viene trovato alla guida in stato d'ebbrezza o sotto effetto di stupefacenti". Il testo di modifica ha soddisfatto anche l'ACI, che si augura che le proposte entrino presto in vigore, ma ha lasciato perplessa l'Asaps.

"Per carità tutto utile e prezioso - ha detto Giordano Biserni, Presidente dell'Associazione Sostenitori Amici Polizia Stradale - Però noi insistiamo nel dire che non si potrà continuare all'infinito nella predisposizione di medicine sempre più forti. Ora servirebbero più 'medici' in divisa sulla strada, altrimenti le ricette rimangono scritte, ma la malattia non migliora". L'Asaps vorrebbe infatti proporre al ministro Matteoli alcuni altri interventi. Sarebbe utile, si legge nella nota, che venissero "applicate fino in fondo le norme vigenti, senza 'mammismi' e tenerezze meritevoli di miglior causa in sede di applicazioni delle pene e di ricorsi ai Giudici di Pace. Le forze di polizia cominciano ad essere un po' stanche di tessere tele della sicurezza e poi i ricorsi sistematici e i giudizi di merito vanificano il loro lavoro, a volte con sentenze molto 'creative'. Non è possibile poi che gente alla quale la patente è stata ritirata per 3, 4 o 5 volte torni a guidare. Serve uno stop. I recidivi per guida in stato di ebbrezza da alcol e sostanze si vedano revocata la patente e almeno per 10 anni gli sia impedito di tornare a guidare. Dopo un lungo periodo di astinenza dalla guida siano i conducenti a dover dimostrare di essere diventati astinenti anche all'alcol e agli stupefacenti. Devono essere loro a dimostrare la loro disintossicazione. Non dovrà essere un ragazzo di 14 anni stesso sotto un lenzuolo bianco a dover dimostrare che le sanzioni non erano servite e il rapporto confidenziale con l'alcol e la droga era continuato". L'Asaps ha inoltre sottolineato l'importanza e l'urgenza di dotare le forze di polizia del "drogometro", cioè di uno strumento che consenta la verifica immediata su strada della condizione "attuale ed ineludibile" degli effetti attivi da stupefacenti.

Le modifiche normative devono "orientarsi alla tolleranza zero nei confronti dei guidatori in stato psicofisico alterato" anche secondo l'ACI, soddisfatto dall'approvazione all'unanimità del testo unificato sulla sicurezza stradale anche perchè, come ha detto il presidente dell'Automobile Club d'Italia, Enrico Gelpi, sono state accolte gran parte delle proposte contenute nel "Manifesto degli automobilisti" illustrate in audizione parlamentare lo scorso dicembre. In quella stessa occasione anche la Fondazione ANIA aveva avanzato delle ipotesi, tra cui l'istituzione di un Dipartimento Nazionale della Sicurezza Stradale che operi come diretta emanazione del Governo, coordinando tutte le forze e gli organismi pubblici e privati che agiscono nel settore della mobilità e della sicurezza stradale, e la semplificazione del codice della strada. "Il Dipartimento Nazionale della Sicurezza Stradale - ha detto Salvati - andrebbe dotato di poteri speciali simili a quelli riconosciuti alla Protezione Civile. Mentre il nostro Codice della Strada, che si distingue per la sua complessità e per i continui interventi di modifica, dovrebbe essere costituito da poche norme di comportamento, chiare e forti".

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Tag: Attualità , sicurezza stradale


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