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pubblicato il 9 marzo 2009

Il Ponte sullo Stretto sarà pronto nel 2016

Via libera del Cipe al piano per le opere pubbliche da 17,8 miliardi di euro

Il Ponte sullo Stretto sarà pronto nel 2016

Più infrastrutture per rilanciare l'economia del Paese. E' con questo obiettivo che il Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) ha dato il via libera al piano per le opere pubbliche da 17,8 miliardi di euro, di cui 16,6 miliardi per le opere infrastrutturali e 1,2 miliardi per l'edilizia scolastica e carceraria. Tra i progetti approvati spicca quello del tanto discusso Ponte sullo Stretto, i cui lavori cominceranno nel 2010, dureranno sei anni e costeranno 1,3 miliardi di euro. Il Cipe ha attribuito un contributo di due miliardi di euro per il Frejus ed altri collegamenti, 800 milioni per il Mose e 1,5 miliardi per l'Expo e le Metropolitane. Inoltre sono stati previsti 150 milioni di euro per i sistemi idrici. Da notare però che le risorse pubbliche non copriranno tutto il pacchetto da 16,6 miliardi. In particolare la delibera prevede un contributo a carico dei privati per 8,090 miliardi e un contributo dello Stato di 8,510 miliardi. Di questi, un miliardo andrà al Fondo per l'edilizia scolastica e 200 milioni al Fondo per l'edilizia carceraria.

"Si tratta di una prima tranche di interventi del programma triennale che prevede opere per 44 miliardi", ha precisato il Ministro delle Infrastutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, sottolineando che "le opere scelte sono quelle pronte e cantierabili nel più breve tempo possibile". Nel dettaglio, 2,750 miliardi sono stati destinati per interventi ferroviari alla Treviglio-Brescia (primo tratto dell'Alta velocità Milano-Verona), al terzo valico Milano-Genova, agli oneri ambientali per la Firenze-Bologna, al primo lotto della Pontremolese. Altri 2 miliardi andranno al Tunnel del Frejus, alla Pedemontana Lecco-Bergamo, alla prima fase dei nodi Perugia e Tre Valli, al collegamento tra tangenziale di Napoli e rete ferroviaria costiera, all'adeguamento della statale 372 Telesina (Caianello-Benevento), al completamento dell'asse autostradale Salerno-Reggio Calabria, alla variante Nova Siri del megalotto tre della 106 Jonica, alla Agrigento-Caltanisetta, al collegamento Licodia-Eubea e all'asse stradale Maglie-Santa Maria di Leuca. Altri 1,510 miliardi "pubblici" saranno spesi per realizzare opere connesse all'Expo 2015 e alle reti dei trasporti pubblici (Linea C della metro di Roma, metropolitana regionale campana, reti metropolitane di Palermo e Catania, sistemi urbani e metropolitani di Bari e Cagliari, adeguamento sistemi metropolitani di Parma, Brescia e Bologna, sistemi di trasporto lacuale), a investimenti per Catania e all'aeroporto di Vicenza. Per quanto riguarda il contributo dei privati, gli 8 miliardi andranno alle autostrade della Cisa, Brescia-Padova, Cecina-Civitavecchia e Tangenziale est di Milano.

"Sono convinto che il piano stanziato servirà a far ripartire l'economia", ha detto Matteoli, che ha definito la realizzazione di queste infrastrutture "necessaria", se non addirittura "indispensabile". Un intervento che farà "guadagnare 140mila posti di lavoro. Se non l'avessimo approvato avremmo perso circa 65mila altri posti - ha spiegato il Ministro - Sono in ballo quindi oltre 200mila posti di lavoro. Fare il Ponte di Messina significa modernizzare il Paese e dare un'opportunità infrastrutturale alla Calabria e alla Sicilia''. Una "ricetta" che invece non è "anticrisi" secondo l'opposizione. "Il piano delle infrastrutture va bene, siamo pronti a discuterne, ma non si può raccontare alla gente che è una risposta alla crisi", ha commentato il segretario del PD, Dario Franceschini. Senza contare che "le cifre vengono ripresentate tre-quattro-cinque volte come se fossero cose nuove, ma sono sempre quelle risorse" e nelle grandi opere "lavorano le grandi imprese, non le piccole imprese" e i benefici si vedranno a lungo termine". L'alternativa proposta dal PD è quella di "allentare il Patto di stabilità ai comuni", così, ha spiegato Franceschini, "potrebbero partire immediatamente 30 miliardi di lavori".

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