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pubblicato il 18 febbraio 2009

GM e Chrysler chiedono altri 21,6 miliardi di dollari

Il Tesoro USA esamina i nuovi piani di ristrutturazione

GM e Chrysler chiedono altri 21,6 miliardi di dollari

Oltre cento pagine per spiegare che un'eventuale bancarotta sarebbe più costosa del salvataggio. Nei piani di riduzione dei costi che ieri General Motors e Chrysler hanno consegnato al Dipartimento del Tesoro USA si elencano ulteriori tagli a produzione e personale e si chiedono ancora più fondi di quelli già stanziati dalla Casa Bianca: altri 21,6 miliardi di dollari. GM ha chiesto al governo, da cui ha già ottenuto 13,4 miliardi di dollari, fino a 16,6 miliardi di dollari, che porterebbero così a 30 miliardi le risorse necessarie per il salvataggio. Una cifra che GM ha stimato inferiore ad un'eventuale cessione che costerebbe in media 100 miliardi di dollari. Chrysler, allo stesso tempo, ha detto di avere bisogno entro il 31 marzo di altri 5 miliardi di dollari oltre ai 4 già incassati.

I progetti, riassunti singolarmente di seguito, saranno esaminati entro una o due settimane da un'apposita task force di esperti guidata dal segretario al Tesoro Timothy Geithner e dal presidente del Consiglio economico nazionale Lawrence Summers, a cui il Presidente Barack Obama ha affidato la responsabilità di controllare che il denaro dei contribuenti non vada sprecato. Parteciperanno alla supervisione dei piani di General Motors e Chrysler anche Ron Bloom, ex vice presidente di Lazard Freres ed esperto in ristrutturazioni, nonché esperti del lavoro, dell'energia e dei trasporti provenienti da altri dipartimenti governativi.

IL PIANO DI GENERAL MOTORS
Per convincere il governo della convenienza di un ulteriore prestito, General Motors ha presentato tre possibili scenari di bancarotta, concludendo che nessuno dei tre è favorevole. La proposta alternativa per rimanere in vita sarebbe quella di investire i fondi ricevuti dal governo in nuove strategie, accelerando il piano di ristrutturazione presentato il 2 dicembre scorso, e di ricorrere ad ulteriori tagli. Nelle previsioni di General Motors il ritorno alla redditività è promesso in 24 mesi ed il pareggio di bilancio sarebbe raggiunto non appena le vendite di auto negli USA torneranno ad attestarsi intorno ai 12 milioni di unità l'anno.
Per rispettare queste scadenze, sarebbe necessario un prestito da 4,6 miliardi di dollari entro marzo o aprile, ovvero quello inizialmente richiesto.
I tagli previsti riguarderebbero impianti e personale per un volume di molto superiore a quello inizialmente annunciato a dicembre. Entro il 2012 gli impianti chiusi saranno 12 e non più nove e i dipendenti licenziati saranno 47.000 entro il 2009, di cui 26.000 fuori dagli Stati Uniti. Una ristrutturazione che però verrebbe effettuata con la determinazione di mantenere un "approccio globale" nella propria attività. La società, infatti, ha assicurato che continuerà ad investire nelle sue filiali canadesi, europee e dell'Asia-Pacifico. Anche la rete di distribuzione sarebbe completamente rivista in direzione di una maggiore penetrazione sul territorio.
Riguardo allo sviluppo dei marchi l'attenzione sarà interamente riservata a quelli più forti: Chevrolet, Cadillac, Buick e Gmc. La svedese Saab, inoltre, potrebbe persino diventare indipendente entro il primo gennaio 2010, ma, prima di ogni cessione, General Motors ha già chiesto al governo svedese un supporto.
L'ultima previsione riguarda la data indicata come termine ultimo per la soluzione di tutti i problemi più urgenti: il 31 marzo 2009. Entro la stessa scadenza, GM ha assicurato che deciderà una volta per tutte quale sarà il destino di Hummer, se sarà venduto o chiuso definitivamente.

IL PIANO DI CHRYSLER
Chrysler ha consegnato all'Amministrazione il piano di fattibilità relativo al programma di ristrutturazione in corso della Società, in conformità con gli impegni presi all'atto della concessione del finanziamento di 4 miliardi di dollari lo scorso dicembre dall'Amministrazione Bush. In effetti la società aveva richiesto 7 miliardi di dollari, confermando ora che per sopravvivere ha bisogno sia dei 3 miliardi all'epoca non concessi che di un ulteriore finanziamento di 2 miliardi dovuti al successivo peggioramento della crisi del settore con una contrazione del fatturato 2008 ben del 30%. Il piano completo sarà consegnato entro il termine previsto del 31 marzo prossimo.
Oltre ai previsti tagli ai costi (700 milioni di dollari nel 2009), personale (ulteriori 3.000 unità), modelli prodotti (3 per 100.000 unità) e dismissione di altri "assets" per 300 milioni, il piano di fattibilità conferma l'alleanza strategica con Fiat ai fini di garantire alla Chrysler l' accesso alle tecnologie per la produzione di modelli eco compatibili. Il rilancio della Società e del settore automobilistico in termini di vendite è atteso già a partire dal prossimo anno e la Chrysler intende prepararsi alla sfida per la sopravvivenza lanciando ben 24 nuovi modelli nei prossimi 4 anni.
Considerate le severe misure già prese nel corso del 2008, si tratta di un piano di "lacrime e sangue" che la società si propone di realizzare grazie anche ad accordi già ampiamente negoziati con sindacati, fornitori e concessionari. Basterà a soddisfare l'Amministrazione ed il Congresso preoccupatissimi per lo sforzo richiesto ai contribuenti per il volume (21,6 miliardi) così imponente di finanziamenti pubblici al settore?

Autore: Bruno Lago - Eleonora Lilli

Tag: Mercato , Chrysler , detroit , dall'estero


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