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Mercato

pubblicato il 13 febbraio 2009

Chrysler pronta a correre da sola

La Casa di Auburn ha due piani: uno con Fiat e uno senza

Chrysler pronta a correre da sola

Chrysler è pronta ad andare da sola. Lo hanno dichiarato i vertici della casa di Auburn Hills in vista della prossima scadenza del 17 febbraio, ultima data utile per presentare al governo il piano industriale che giustifichi il prestito già concesso di 4 miliardi di dollari e di quello successivo previsto di ulteriori 3 miliardi. La notizia non riguarda non solo Fiat, ma anche Nissan con la quale Chrysler ha in piedi due accordi: uno che prevede la commercializzazione della Nissan Versa con il marchio statunitense in Sudamerica e l'altro che prevede la costruzione di un pick-up su base Chrysler per Nissan in cambio di una piccola sulla piattaforma B della Micra da commercializzare a livello globale con il marchio Dodge. Da Auburn Hills fanno sapere infatti che entrambi gli accordi sono sotto osservazione per essere rivisti, in particolare il secondo per due ovvi motivi: il primo è che il segmento dei truck è quello più colpito dalla crisi, il secondo è l'entrata in scena di Fiat il cui scopo principale sarebbe proprio quello di scambiare le proprie piattaforme e i motori in cambio del 35% del capitale di Chrysler e dell'accesso al mercato nordamericano.

Ora però Jim Press, vice presidente del Gruppo americano, fa sapere che stanno lavorando a un piano industriale che prevede due soluzioni: uno che vede la realizzazione dell'accordo con Fiat e l'altro che invece contempla una Chrysler ancora da sola e alla quale bastano i tagli draconiani della produzione per 1,3 milioni di veicoli, il licenziamento di 32mila dipendenti e il taglio delle spese per 3,8 miliardi di dollari prevedendo per il 2009 un mercato di 11,1 milioni di auto. E naturalmente i complessivi 7 miliardi che il Governo americano ha riservato in bilancio al terzo marchio nazionale. Press sostiene anche che gli azionisti sono pronti a rimpinguare le casse di Auburn Hills, ma la partita appare difficile, a meno che il fondo privato di investimento Cerberus che detiene l'80,1% del capitale, regoli con l'altro azionista Daimler i suoi rapporti, al momento non proprio idilliaci.

Molti osservatori inoltre vedono impossibile l'ipotesi "solitaria", soprattutto perché strategicamente esclude nel breve termine la possibilità per Chrysler di avere modelli compatti, indispensabili per colmare la mancanza che rappresenta uno dei fattori di debolezza sul mercato interno e di scarsa penetrazione sugli altri mercati mondiali. È probabile che le due opzioni servano a Press - che ora è il volto più credibile di Chrysler - per uno scopo politico. Non sono pochi infatti, soprattutto nelle fila del partito repubblicano, a dichiarare inammissibile un finanziamento di 7 miliardi di dollari per salvare un'azienda americana dandone al contempo il 35% a costo zero ad una compagnia straniera pronta a salire oltre il 50% per prenderne il controllo. D'altro canto, Fiat appare il partner che assicura a costo zero tutto quello che serve a Chrysler per rinforzare in basso la propria gamma di prodotto.

Di sicuro martedì 17 febbraio sarà un giorno decisivo perché - come ha dichiarato già in precedenza l'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne - sarà quella la data entro la quale l'accordo Detroit-Torino dovrà essere definito e i 7 miliardi nelle casse di Auburn Hills sono la condizione indispensabile affinché lo scenario previsto dalla lettera d'intenti possa realizzarsi. Anche chi a Washington predica l'autarchia dovrà allora prendersi la responsabilità di mettere mano al portafoglio dei contribuenti americani con la ragionevole sicurezza di non buttarli al vento per un'azienda che versa in una situazione di non ritorno: nonostante i finanziamenti agevolati a tasso zero e gli sconti fino a 6mila dollari rispetto al prezzo praticato per i dipendenti, le vendite sono crollate in gennaio del 55% e lo stock avrebbe raggiunto i 151 giorni, come dire che, contando anche i fine settimana, le fabbriche potrebbero rimanere ferme per 5 mesi senza far mancare i prodotti ai clienti. Martedì 17: o la va o la spacca.

Autore: Nicola Desiderio

Tag: Mercato , Chrysler , produzione


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