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Retrospettive

pubblicato il 8 febbraio 2009

Ferrari 250 GT California

Cinquant’anni fa nasceva la Rossa più desiderata

Ferrari 250 GT California
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Con la nuova Ferrari California presentata al Salone di Parigi del 2008, la Casa del Cavallino rievoca il nome di una delle sue vetture più belle e desiderate. Per conoscere la storia di questa nobile progenitrice, dobbiamo fare un salto indietro fino agli anni Cinquanta. L'idea di realizzare una spider a due posti, spartana e senza fronzoli, capace di garantire una guida emozionante, venne a due importanti importatori della Ferrari negli Stati Uniti, Luigi Chinetti e Jon Von Neumann, che convinsero la Ferrari a realizzare una vettura aperta e ad alte prestazioni, per rispondere alla forte richiesta del ricco mercato americano.

Nel 1954 aveva debuttato la 250 GT che avrebbe rappresentato per un decennio, nelle sue molte varianti realizzate da Pinin Farina - Coupé, Cabriolet, Spider, Berlinetta, fino alle famose 250 GTO e Testa Rossa da corsa - il punto di riferimento dell'automobilismo più esclusivo, sia in strada che in pista. La California del 1958, disegnata da Pinin Farina e carrozzata da Scaglietti, si pone come trait d'union tra la berlinetta Competizione nota anche come "Tour de France" del 1956 e la statuaria Cabriolet "Serie I" del 1957. Un nome, California, scelto per celebrare quella west coast americana sempre baciata dal sole, palcoscenico di attori, playboy, industriali, gentleman driver, e più importante mercato della Ferrari negli USA.

La berlinetta Competizione, il cui appellativo viene dal nome della famosa gara di fondo vinta dalla Ferrari per nove anni consecutivi dal 1956 al 1964, rappresenta una delle massime espressioni delle berlinette Ferrari, votata all'efficienza prestazionale ed estetica: frontale di sezione ellittica con calandra a filo carrozzeria, cofano motore molto deportante con la presa d'aria per l'alimentazione dei 3 carburatori del 12 cilindri a V (60°) di 2953cc e 260 CV, sfoghi d'aria laterali per l'estrazione dell'aria calda dal vano motore, passaruota posteriori muscolosi perfettamente raccordati con la coda tronca e verticale. Il telaio è a tubi d'acciaio con carrozzeria il lega d'alluminio. Venne realizzata in circa 70 esemplari. Con la Cabriolet del 1957, Pinin Farina torna a cimentarsi, dopo tre anni, con un modello decappottabile: il risultato è una vettura estremamente elegante e slanciata, riccamente rifinita ed equipaggiata come una vera gran turismo. Venne realizzata in solo 36 esemplari, più quattro prototipi, di cui uno destinato al Principe Aga Kahn.

La 250 GT California condensa in un solo modello l'eleganza della Cabriolet e le linee decise della "Tour de France", da cui eredita anche tutta l'impostazione meccanica. Passo lungo (LWB, 2.600 mm), proiettori anteriori carenati, cofano posteriore profilato verso il basso con i parafanghi che si staccano vistosamente dal corpo vettura e sulla cui sommità sono incastonati i gruppi ottici. Come la berlinetta, la California ha telaio in tubi d'acciaio e carrozzeria in lega d'alluminio, ma alcune vetture sono state realizzate interamente in lega leggera e con serbatoio maggiorato con bocchettone di rifornimento ricavato nel cofano posteriore, in vista di un loro utilizzo in gara. Una di queste ultime, giunse quinta assoluta e prima di categoria alla 24 Ore di Le Mans del 1959. Alcune unità, destinate al mercato interno, adottano proiettori avanzati e scoperti. All'interno, niente frivolezze: unico confort concesso, il riscaldatore per l'aria calda. La leggera capote trovava posto subito dietro i sedili.

Nel 1960, la California segue le orme della berlinetta e si converte al passo corto (SWB) di 2.400 mm. La maggiore compattezza dona ancora più grinta. La calandra e la presa d'aria dinamica sul cofano vengono ampliate, per far respirare meglio il nuovo motore, praticamente il Testa Rossa da corsa. La base è sempre il V12 a 60° noto come "125" progettato da Gioachino Colombo per la Formula 1: 3 litri, 2 valvole per cilindro, 280 CV a 7000 giri/min e 27 kgm di coppia, testa e basamento in lega leggera. Il cambio è a 4 marce, le sospensioni anteriori a quadrilateri deformabili, mentre le sospensioni posteriori adottano un ponte rigido con balestre semiellittiche. La massa complessiva a vuoto di poco superiore ai 1000 kg e le dimensioni compatte, conferivano alla SWB una migliore maneggevolezza e reattività. La velocità massima raggiungibile era di 250 km/h.

Altri particolari che distinguono la California SWB da quella a passo lungo LWB sono le maniglie tradizionali anziché incassate, i passaruota posteriori che nascono subito alla fine delle porte, gli sfoghi laterali per l'aria calda con tre feritoie anziché quattro, i quattro freni a disco (prima Ferrari a riceverli) e una carreggiata via via più larga sulle ultime unità prodotte. Al termine della produzione, nel 1962, la versione a passo lungo fu costruita in 51 esemplari, mentre la SWB in 55. Enzo Ferrari stesso fu proprietario della prima California in versione passo corto. Rari esemplari SWB furono equipaggiati anche con un hard top.

Una 250 GT California SWB nera del 1961 appartenuta all'attore James Coburn è stata battuta all'asta Sotheby's nel 2008 alla cifra record di 7,04 milioni di euro, la cifra più alta mai realizzata in una vendita all'incanto, relegando in seconda posizione la cugina 250 GTO battuta nel 1990.

La Ferrari California del 2008, pur riprendendo i tratti distintivi della sua antenata - la grande calandra, la presa d'aria dinamica sul cofano, i passaruota posteriori muscolosi, le griglie laterali - si adegua ai tempi odierni rinunciando alla capote in tela in favore del più versatile tettuccio rigido ripiegabile, allineandosi di fatto alla moda delle coupé-cabriolet. Al tempo stesso, la California 2008 introduce due soluzioni tecniche inedite per una Ferrari: il nuovo motore 8 cilindri a V da 4300cc (primo V8 nella storia Ferrari alloggiato in posizione anteriore) ha ora l'iniezione diretta di benzina ed eroga 460 CV; il cambio è a comando sequenziale con 7 marce e doppia frizione e collocato posteriormente assieme al differenziale, secondo lo schema transaxle.

Ma ci permettiamo di osservare che, forse, lo spirito non è più quello di una volta. La California del '58 era il massimo per i suoi tempi, mentre quella di oggi si pone, assieme alla F430, come entry-level della gamma Ferrari (e il V8 anziché un V12 è lì a testimoniarlo). La 250 GT California è stata una vera dual-purpose, con le corse nel cuore, entusiasmante su strada ed efficace su pista senza ulteriori modifiche, mentre la California 2008, con il suo tetto rigido, gli interni opulenti, i ricchi accessori, è più una gran turismo votata alla fruibilità quotidiana, seppur capace di prestazioni sbalorditive e ovviamente lontane anni luce dalla sua antenata.

Al di là di tutto, oggi come cinquant'anni fa, due Rosse con una gran meccanica ed una splendida linea.

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Autore: Alessio Ciarnella

Tag: Retrospettive , Ferrari , auto storiche


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