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pubblicato il 29 gennaio 2009

Crisi dell'auto: la voce degli operai in diretta

"Lavoro! Lavoro! Lavoro! Aiutateci!", le grida davanti Palazzo Chigi

Crisi dell'auto: la voce degli operai in diretta
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Nel giorno del giudizio per il comparto dell'auto anche gli operai fanno sentire la propria voce. Fuori da Palazzo Chigi sono in centinaia ad urlare "Lavoro! Lavoro! Lavoro!". L'appello sembra uno solo: "Il governo (che in questo momento è seduto al tavolo con i rappresentati dell'auto, ndr.) vari un piano di rilancio industriale che assicuri il presente a chi lavora nelle fabbriche e che dia speranza per il futuro". La situazione è grave e gli operai sono arrivati a Roma da tutta Italia per testimoniarlo. Ammassati poco fuori dal perimetro di Piazza Colonna, bloccati da una fila di poliziotti che li frena ad un passo da Palazzo Chigi, ci dicono che non lavorano da settimane perché la produzione è stata tagliata, che vivono con poche centinaia di euro al mese e che sono preoccupati per le loro famiglie.

"Ho moglie e due figli e prendo solo 700 euro al mese. Non chiedo chissà che cosa, solo di lavorare", ci dice Ferdinando, che lavora nello stabilimento di Pomigliano d'Arco, dove si producono "ancora" l'Alfa 147, la 159 e la GT. "Ci avevano dato anche la produzione di una parte della Bravo, ma è durata solo poche settimane. Adesso non sappiamo che ne sarà di noi. Le auto che produciamo non hanno un lungo futuro e non sappiamo neanche che cosa succederà adesso che Fiat ha firmato un accordo con Chrysler". I dubbi tra i lavoratori sono molti, ma loro ci tengono a sottolineare una cosa, soprattutto adesso che l'opinione pubblica è bersagliata dalla notizia sugli aiuti statali all'auto: "Ci hanno dipinto come delinquenti, ma stiamo protestando solo per lavorare. Noi siamo la parte buona della Campania. Aiutateci!". "Invece di parlare di rifiuti, il governo ci parli di lavoro", dice Giuseppe, anche lui di Pomigliano d'Arco, dove l'età media è di 37 anni.

Modelli più recenti, come la Fiat Bravo e la Lancia Delta, vengono prodotti a Cassino, dove però la situazione è la stessa. "Veniamo da un mese di cassa integrazione", dice Pompeo Rasi, delegato della FIOM di Cassino, che ci confessa che "il piazzale è pieno di macchine invendute, nonostante la cassa integrazione". Anche in questo stabilimento, "che è il fiore all'occhiello di Fiat", si lavora a singhiozzo e adesso "incomincia il periodo più difficile: 800 euro al mese e cassa integrazione".

Incontriamo anche una donna, Lidia, che lavora nell'indotto di Mirafiori (Torino), dove si producono i cambi della Fiat 500 e della Panda. "La nostra storia è molto lunga", ci avverte, dicendoci che qui sono impiegati 1.500 dipendenti, tutti in cassa integrazione.

Nello stabilimento di Sevel Val di Sangro (Chieti), ovvero nel più grande stabilimento di veicoli commerciali leggeri d'Europa (nato nel 1981 dalla joint venture paritetica tra Fiat e PSA Peugeot Citroen) si produce, invece, il Fiat Ducato. "Eravamo in 7.000, poi 1.400 sono stati licenziati, erano tutti precari", dice Antonio. "Siamo molto preoccupati - ci spiega - fino ad agosto la Fiat ci ha dato 180 milioni di euro per produrre 3.000 Ducato nel 2009, adesso invece c'è la cassa integrazione, per due settimane al mese, almeno fino ad aprile, e di Ducato non ne produrremo neanche la metà. Prima in un giorno ne assemblavamo 1.200, adesso, quando lavoriamo, ne escono 800". La situazione è simile anche a Melfi, dove nasce la Grande Punto. Marco Roselli, segretario regionale della Basilicata FISMIC, ci ricorda quanto vale il settore auto: l'11% del PIL. "Servono aiuti, questo sì, ma per tutta l'industria delle quattro ruote - precisa - e che sia a livello nazionale, come ha fatto la Francia".

Fiat, Alfa Romeo, Magneti Marelli... sono nomi che si leggono a chiare lettere sugli striscioni insieme alle sigle dei sindacati presenti alla manifestazione. L'appello congiunto è che "il governo aiuti il settore come hanno fatto gli altri paesi dell'Unione Europea e che dia più di quello che è trapelato dalle indiscrezioni: poca cosa per rilanciare l'intero comparto industriale", come ci dice, poco prima di entrare a Palazzo Chigi, Giovanni Centrella, responsabile nazionale metalmeccanici UGL. Se questo non averrà, "continueremo a lottare".

[ Foto: Francesco Donnici ]

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Tag: Attualità , incentivi , finanziaria 2009


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