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pubblicato il 27 gennaio 2009

Industria dell'auto: a rischio 60.000 posti di lavoro

Marchionne alla Lega: "Non si tratta di aiutare la Fiat, ma tutto il settore"

Industria dell'auto: a rischio 60.000 posti di lavoro

La vigilia dell'incontro tra governo, imprese e sindacati per discutere della crisi dell'auto è rovente. A poche ore dall'atteso appuntamento a Palazzo Chigi, dove è previsto anche un presidio di lavoratori della Fiat, qualcuno ha dato una portata numerica al problema: 60.000 disoccupati. A tanto si arriverebbe senza l'aiuto del governo stando ai calcoli del segretario nazionale della Fim-Cisl, Bruno Vitali. "Il rischio è reale", ha confermato l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, che al Ministro per la Semplificazione legislativa, Roberto Calderoli, che ieri si è detto contrario a finanziare il Lingotto, ha risposto: "Non si tratta di aiutare la Fiat, ma di fare ripartire un intero comparto produttivo e tutta l'economia, quindi il sostegno deve essere dato a tutto il settore, che sta vendendo il 60% in meno dell'anno scorso".

Una soluzione adeguata verrà cercata, come aveva detto Calderoli, tramite il faccia a faccia tra "il mondo automobilistico europeo da una parte e i paesi europei dall'altra". L'intento è quello di mettere a punto un piano di rilancio rivolto verso Bruxelles, come dimostra l'incontro di ieri tra l'AD del Lingotto ed il Commissario europeo per l'industria, Gunter Verheugen. Le conclusioni sono state comuni: "Per rimanere competitiva, l'auto europea del futuro deve essere all'avanguardia, dal punto di vista dell'innovazione, della sicurezza e del rispetto ambientale. L'industria deve continuamente ad investire in ricerca e sviluppo e puntare sulle competenze delle proprie risorse umane". Si tratterebbe, in pratica, di portare avanti gli attuali progetti in tema di mobilità sostenibile. "Tra questi vi sono tecnologie innovative e soluzioni motoristiche a basso impatto ambientale in cui Fiat è all'avanguardia nel mondo", ha detto Marchionne e proprio questo è uno dei punti portanti dell'accordo appena sottoscritto con l'americana Chrysler. E mentre il presidente Obama traccia nuovi standard energetici più severi per diminuire i consumi delle auto, arriva la notizia che dalla partnership Chrysler-Fiat nasceranno 7 nuovi modelli a consumi ridotti da lanciare sul mercato nordamericano.

L'incubo della cassa integrazione resta però nell'orizzonte dei "dipendenti dell'auto". Lo stabilimento di Mirafiori chiuderà per tre settimane, dal 23 febbraio al 15 marzo, e resteranno a casa tutti i 600 lavoratori (519 operai e 83 impiegati), mentre le aziende dell'indotto pensano di chiudere, come la multinazionale Valeo che potrebbe serrare la saracinesca di una delle due fabbriche che nel torinese conta 600 dipendenti. "La crisi dell'auto è profonda e, se non ci saranno interventi da parte del governo, le conseguenze saranno pesanti per i lavoratori del settore e per l'intera economia", ha detto il segretario generale della Uilm, Tonino Regazzi, mentre anche l'Ugl auspica provvedimenti immediati. "I lavoratori della Fiat rischiano di veder aumentare la cassa integrazione perché il governo italiano non ha ancora fatto nulla", ha detto il segretario generale della Fiom torinese, Giorgio Airaudo, ricordando che "non aspetteremo che chiudano le fabbriche. Andremo a Roma prima, a ricordare che il lavoro dipendente le tasse le paga tutte e non si può parlare del Nord contro di loro".

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Tag: Attualità , Fiat , incentivi


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