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pubblicato il 20 gennaio 2009

Tuning in crisi

Il mondo dell'elaborazione è a rischio, ma uno spiraglio c'è

Tuning in crisi

L'elaborazione di un'auto è molto più di una semplice modifica: "è un'arte", come credono i tuners. Intervenire sull'estetica, sulla meccanica o sull'impianto audio di una vettura per personalizzarla, anche spendendo cifre molto elevate, è segno di una passione particolare per le quattro ruote che nel nostro paese coinvolge più di un milione di appassionati, con un volume d'affari di circa 4 miliardi e mezzo di euro l'anno in tutta Europa. Tuttavia, anche se l'amore per il Tuning è uguale in qualsiasi Stato dell'Unione, le leggi in materia sono molto diverse da paese a paese. Il Codice della Strada italiano vieta l'elaborazione e prevede sanzioni per chi modifica la propria vettura senza previa omologazione di quei componenti. Questo perché in Italia le modifiche a freni e assetto sono considerate pericolose "a priori" e "in modo indistinto" (art.78). In Stati come la Germania, invece, l'elaborazione è vista positivamente e concepita non come qualcosa che mette a rischio la sicurezza dell'auto, ma come una pratica che anzi la può migliorare. Da sei anni la Federazione Italiana Tuning Sportivo si batte per ottenere dalle Istituzioni un riconoscimento e la liberalizzazione del settore, che negli ultimi anni sta soffrendo nonostante il grande successo di pubblico, come dimostrano eventi simili al MySpecialCar 2008. Negli ultimi mesi, la crisi economico-finanziaria che ha scosso il mondo dell'auto ha aggravato la situazione, ma qualcosa potrebbe cambiare molto presto.

Il tuning sarebbe vicino ad una legalizzazione. Secondo la Federazione Italiana Tuning Sportivo, il Direttore Generale della Motorizzazione starebbe per firmare un'apposita circolare che nei prossimi giorni sarà distribuita agli uffici periferici della Motorizzazione "per affrontare direttamente questo problema e dare le opportune disposizioni per l'applicazione delle attuali normative già in vigore", si legge in una nota. Inoltre, la maggioranza al governo, su proposta della FITS , avrebbe avviato un progetto di legge sul tema, che potrebbe anche essere affrontato al tavolo che sta lavorando per riformare il Codice della Strada.

Il problema, secondo la FITS, "non è più rinviabile". Già a luglio una sua delegazione era stata ricevuta negli uffici del Sottosegretario ai Trasporti con la delega sulla Motorizzazione per chiedere "un riconoscimento pragmatico per consentire, anche ai cittadini italiani, di allestire e omologare un veicolo con accessori aftermarket non di commercializzazione delle sole Case Costruttrici, come avviene nel resto d'Europa". "Solo con la possibilità di aprire a questi nuovi, ma legittimi, canali di commercializzazione, si potrà attenuare le difficoltà del comparto e pensare ad un suo rilancio ed ad una sua importante ripresa - recita la nota - Non può lo Stato, con la sua burocrazia e l'immobilismo dei suoi funzionari a protezione di una certa casta, bloccare una fetta dell'economia automotive, a maggior ragione in questo momento storico".

In tutta Italia le persone impiegate nel settore, dalle aziende produttrici di componenti fino ad arrivare alle officine di allestimento, sono più di 185 mila, e "non è pensabile che nel 2009 un importante settore dell'industria italiana sia penalizzato attraverso ingiuste e pretestuose interpretazioni della normativa nazionale, decisamente in contrasto con quella Europea", spiega la FITS, per cui una normativa è più che urgente in questo delicato momento di crisi. "Attendiamo ora di conoscere i contenuti della circolare a firma del Direttore Generale della Motorizzazione (ndr) per fare le nostre considerazioni e valutazioni perché non nascondiamo che il nostro scopo ultimo è di arrivare ad una modifica del Codice della Strada che allinei le normative nazionali a quelle Europee".

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Tag: Attualità , tuning


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