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pubblicato il 16 gennaio 2009

Salone di Detroit: la crisi che abbiamo visto

Le difficoltà americane, le perplessità asiatiche e la convinzione tedesca

Salone di Detroit: la crisi che abbiamo visto
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Tedeschi dominatori, giapponesi ancora presenti (ma timidi) e americani che ridono a denti stretti promettendo che faranno i buoni e che prepareranno le auto più belle ed ecologiche del mondo. Il tutto tra spazi allestiti in modo sommario e a volte imbarazzanti per il loro buio. Questa è l'atmosfera che si respira al Salone di Detroit, che OmniAuto.it ha raccontato attraverso le immagini e il blog che insieme documentano quello che probabilmente è il peggiore Salone di Detroit di tutti i suoi 101 anni di storia: dove a farla da padroni di casa sembrano i Costruttori di Germania, i più sicuri di sé di fronte alla crisi e al futuro.

I loro conti sono sicuramente i migliori del panorama mondiale, ma soprattutto i loro stand sono quelli più illuminati, meglio allestiti e quelli più ricchi di novità di tutti i tipi tanto che delle 60 presenze, una dozzina sono riconducibili all'industria tedesca. Anche a tenere le conferenze stampa sono, per la maggior parte dei casi, i loro rispettivi Presidenti, mentre i Costruttori giapponesi hanno demandato in terra americana i loro luogotenenti. Una delega che i "padroni di casa" americani non si sono potuti permettere, così come non hanno potuto nascondere la crisi per la quale hanno ottenuto decine di miliardi di dollari dalla Casa Bianca. Le domande di chi osserva (e paga) sono: quanto ci vorrà e quanto costerà tutto questo ai contribuenti e quanti dipendenti ci rimetteranno il posto di lavoro?

La crisi è uguale per tutti, ma evidentemente qualcuno vi era meno preparato. Chi non ha perso la testa e ha preparato il futuro anche nel passato, ora ha quello che gli serve per il presente e non ha bisogno dei soldi pubblici per quel futuro che tutti chiediamo all'Automobile. Per il presente la strada indicata dai tedeschi è il Diesel, ma l'elettrificazione sembrano averla già pronta in tutte le sue forme: dall'ibrido al plug-in, dall'elettrico puro al fuel-cell. I Costruttori tedeschi, inoltre, non dicono che cosa ci sarà domani, come fanno quelli americani, ma con il loro pacato realismo sembrano sicuramente più credibili.

Sugli stand di Toyota e Honda non si sono visti occhi a mandorla, ma due novità che sembrano gocce d'acqua tra loro e non a caso: la nuova Insight e la Prius di terza generazione. Sono loro il paradigma della differenza con l'Europa, anche se gli americani già da adesso sfruttano i pianali originariamente concepiti per modelli europei e si preparano a portare modelli nati per il Vecchio Continente sul loro mercato. La Toyota ha, infine, messo sul chi va là la smart con la iQ elettrica travestita da concept, mentre la Lexus ha giurato fedeltà esclusiva all'ibrido con la HS250h. Novità sicuramente importanti, ma forse un po troppo "misere" per Case che insieme hanno venduto nel 2008 oltre 3,6 milioni di veicoli (ovvero il 27,5% dell'intero mercato).

Nissan si è poi data malata e Mitsubishi ha demandato un concessionario che non ha fatto altro che parcheggiare le auto su un tappeto senza neppure una candela a illuminarle. Lo spazio lasciato libero però non è andato affatto perso, anzi, se lo sono subito preso i cinesi. Qui sì che si sono visti volti occidentali perché evidentemente l'affare interessa, sia dal punto vista commerciale sia industriale. Il vuoto ha creato però una piacevole sorpresa: l'EcoXperience, il seminterrato del Cobo Center allestito come un piccolo bosco con 200 pini veri del Michigan all'interno del quale c'è una pista chiusa sulla quale provare una dozzina tra vetture ibride, elettriche e fuel cell. Il verde è segno di disperazione, ma a volte è anche foriero di scelte innovative. Questo è vero per l'automobile e ancora di più per quella americana che mai come adesso, travolta dalla crisi, invoca il futuro e l'ambiente a gran voce. Quando le cose andavano bene, spazi per questi argomenti nei discorsi dei manager e nei Saloni non se ne trovavano molti.

E i coreani? Hanno fatto una figura solo appena più dignitosa, ma da un gruppo come quello Hyundai-Kia, che possiede in Nordamerica un peso sul mercato pari a quello di tutta l'industria tedesca, ci si aspettava qualcosa di più di un solo concept, basato tra l'altro su un modello esistente. Ma a colpire sono state soprattutto le Aston Martin, anche loro parcheggiate al buio come una sconsolata Bugatti Veyron: siamo sicuri che le caldaie ricevano un trattamento migliore nei Saloni di elettrotecnica e idraulica.

Sono molti anni che la capitale dell'automobile sanguina, ma è sempre riuscita a rimanere un simbolo. Adesso, invece, il paesaggio che ha da offrire è spettrale e l'immagine di certi siti industriali abbandonati nei dintorni di Detroit è entrata anche nei padiglioni del Cobo Center. Benvenuti a Detroit e - speriamo - arrivederci.

Autore: Nicola Desiderio

Tag: Eventi , detroit


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