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pubblicato il 11 gennaio 2009

Gli operai Chrysler e GM protestano al Salone di Detroit

Paura per i nuovi contratti legati agli aiuti di Stato

Gli operai Chrysler e GM protestano al Salone di Detroit
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"Chi ha ucciso l'auto elettrica? - Gli operai dell'auto hanno bisogno dell'assistenza sanitaria, non della guerra in Iraq - Ancora non hai lavoro? Continua a comprare auto straniere". Questi sono solo alcuni degli slogan di protesta che hanno colorato la prima giornata del Salone di Detroit 2009. Una cinquantina di operai impiegati da Chrysler e General Motors hanno sfidato il freddo manifestando davanti all'ingresso del Salone il loro dissenso ai tagli al costo di lavoro imposto dal Governo Bush in cambio degli aiuto di stato.

Il piano federale di 17,4 miliardi di dollari approvato alla fine di dicembre, richiede infatti entro il prossimo 17 febbraio una modifica ai contratti nazionali per allineare il costo del lavoro dei costruttori americani a quello sostenuto da aziende automobilistiche straniere con fabbriche operanti negli Stati Uniti. I lavoratori contestano in particolare la proposta di trasformare parte del fondo pensione e dell'assistenza sanitaria in titoli azionari dei rispetti Gruppi automobilistici.

"Dobbiamo mantenere il nostro salario, il nostro lavoro e i nostri benefici" - ci ha detto Brian Moore, un tecnico che lavora nella linea di montaggio di pickup GM - "Questa dovrebbe essere la soluzione americana".

Autore: Redazione

Tag: Mercato , General Motors


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