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Curiosità

pubblicato il 25 dicembre 2008

Natale: se sognare non costa nulla

Sogni, regali... e regali da sogno

Natale: se sognare non costa nulla
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Un amico, saggio, cinico e spiritoso ebbe a dire "se sognare non costa nulla, tanto vale sognare in grande". Oggi, Natale, decido di seguire il suo consiglio ma di non dimenticare ciò che raccomandava Saint Exupery, ed ecco quindi che il bimbo che c'è in ciascuno di noi, ma anche l'adolescente, assieme al giovane uomo che io più non sono, chiudere contemporaneamente gli occhi al suono di Stille Nacht e sogna di desideri finalmente esauditi e oniriche realtà vissute.

La stanza si dissolve attorno a me e dalla nebbia si levano brusii sempre meno lontani, rumori ed odori familiari, sopiti ma mai dimenticati; i vapori si sollevano pian piano ed io mi osservo dentro le tante auto dei miei sogni, vetture di oggi come una fiammante 997 GT3 o una 599 Fiorano o ancora quell'esempio di perfido understatement che è la BMW M3, ma ancor di più sulle vetture dei miei anni più verdi (forse è proprio questo il vero sogno), Ferrari 250 in tutte le salse, dalla SWB alla Le Mans sino alla GTO del '62, Porsche 911 Carrera e Sport, ma, soprattutto mi vedo a bordo di due opposti estremi come Ford Cobra 427 e Lotus Catheram Superseven.

SEVEN
Mi calo nell'abitacolo di quest'ultima, accarezzo il pomello del cambio, spingo start ed ecco che minimo irregolare e vibrazioni di cambio e trasmissione in folle trasmettono a schiena e parti nobili l'invito a fondersi con l'auto, a divenirne parte integrante. Mi piace credere (stiamo o non stiamo sognando?) che anche l'auto abbia un'anima e stia pensando esattamente la stessa cosa; siamo una coppia nella quale l'uno studierà e sperimenterà l'altro in una progressiva simbiosi di sangue ed olio, cuore e motore, adrenalina e liquido frenante, occhio e riflessi, istinto e cervello, che "ci" porteranno a quel nirvana automobilistico che è il raggiungimento del limite. Tutto questo in una lunghissima frazione di secondo! Poi il piede sinistro spinge con forza la frizione, il cambio a innesti frontali accetta con un clock secco la prima, il piede destro saggia la breve corsa dell'acceleratore e, percepito il punto di equilibrio, stacca la frizione.

Nei primi chilometri ci si studia e ci si conosce vicendevolmente, i movimenti, tanto dell'auto quanto miei divengono sempre più fluidi, cresce la confidenza; la S7 capisce che può concedersi con sempre minori riserve, io - egoisticamente - ne approfitto. L'asfalto scorre sempre più velocemente sotto le ruote e l'auto, di per sé leggera, sfiora i cordoli con la leggiadria e lo scatto di una libellula, dopotutto i 4,5 quintali sono veramente pochi per i suoi 220 CV! Pilotare questa S7 fa pensare ad un balletto classico più che ad un esercizio di forza anche se l'energia e l'intensità mentale richieste sono ugualmente stancanti.

Percorsi i 21 chilometri del Nordschleife - stiamo sognando, lo stiamo facendo in grande e quindi il circuito non può che essere il vecchio Nurburgring - rientriamo ai box dove ci attende qualcosa di ben più impegnativo; eleganza, leggiadria ed agilità lasciano il posto a cattiveria spietata, forza bruta, imprevedibilità e potenza; immaginiamo fianco a fianco un delfino, la nostra S7 ed uno squalo bianco, imponente, intimidente, veloce ed affascinante: è lei la Ford Cobra 427 il cui nome, nelle intenzioni del suo ideatore Carrol Shelby voleva indicare scatto e morso letale per gli avversari, esattamente come quello dello squalo bianco alle cui forme, più che quelle del Cobra, si avvicinano quelle della 427.

COBRA
Sono a bordo; mi vien da pensare alla S7 ed alla Cobra come a Dr. Jeckill e Mr. Hyde, facce opposte della stessa passione. Spinto nuovamente start e compiuta l'identica procedura per la messa in modo - i gesti sono immutabilmente gli stessi - il messaggio trasmesso allo stesso fondo schiena assiso fino a poco prima sulla S7 é totalmente diverso: qui niente balletto, ma arena, non libellule ma gladiatori; pilota ed auto, sono l'uno contro l'altro armati eppure per trovare il limite dovranno convivere ed imparare a danzare non certamente un valzer bensì la Haka, l'impressionante danza dei Maori, tanto potente ed intimidante da essere erroneamente considerata di guerra.

Il minimo irregolare, scaturente dagli scarichi liberi nei quali otto cilindri grandi come fiaschi convogliano rumore e potenza, assomiglia più a quello di una nave traghetto che non a quello di un'auto; basta sfiorare l'acceleratore per trasformare il borbottio profondo in un basso e rauco ringhio, insistere significa imitare Odino ed invocare attorno a se il tuono.

Il Nurburgring è stato talmente impegnativo che per fare la conoscenza della Cobra scegliamo un circuito più familiare (in sogno una trasferta non costa nulla), siamo alle porte di Roma, a Vallelunga, "er circuito de noantri", che tutto permette meno che di essere preso sottogamba; tranquillizzati dalla conoscenza del luogo (siamo ancora nel vecchio e selettivo circuito da 3,2 km) ci concentriamo solo sull'auto: i rettilinei sono tutti irrimediabilmente brevi, la coppia, brutale e appena domata dall'autobloccante, costringe a continue correzioni di volante pena il rischio di vedere la coda che supera il muso tanta è la potenza a disposizione. La frenata, dopo qualche giro inizia ad essere meno incisiva e di qui la necessità di buttare la macchina di traverso (o cercare di farlo) utilizzando prima la forza frenante della sbandata per rallentare l'auto ed inserirla in curva e poi l'accelerazione per controllare la sbandata ed uscire di curva a muso dritto. Una fatica che non fa fare i tempi, non è questo oggi l'obbiettivo, ma che ti fa divertire come non mai e che ti riporta ad un rapporto passionale con l'auto, alla gioia di anticipare l'azione dell'auto che parte, consentiteci l'espressione, sotto il sedere e sfruttarne la reazione con il giusto tocco di acceleratore e controsterzo.

Gli occhi rimangono chiusi ma la mente è sveglia: mi è stato fatto un regalo meraviglioso, scartato senza neppure avvicinarsi all'albero! Grazie Babbo Natale, oggi hai dimostrato, attraverso un sogno, di saper soddisfare i desideri anche dei meno bambini.

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Autore: Giovanni Notaro

Tag: Curiosità


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