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Retrospettive

pubblicato il 26 dicembre 2008

Franco Scaglione

Un genio italiano troppo poco noto

Franco Scaglione

La storia del design è animata da personaggi che, alle volte misconosciuti ai più, hanno influenzato il settore per il quale la loro matita ha lavorato; uno di questi, in campo automobilistico, è stato Franco Scaglione.
Scaglione nasce a Firenze il 26 settembre 1916 in una famiglia di antiche origini nobiliari e, dopo essersi dedicato a discipline umanistiche, studia Ingegneria aeronautica. Partecipa alla seconda guerra come volontario e, alla fine di una lunga prigionia, rientra in Italia dove, in attesa di potersi dedicare alla sua vera passione - l'auto - lavora con successo nel campo della moda. Formazione umanistica e fantasia daranno all'artista quel quid in più che distinse tutte le sue opere a quattro ruote.
Nel 1951 è a Torino, dove si propone senza fortuna, pur suscitando molto interesse, alla PininFarina. Positivo, viceversa, l'incontro con Bertone, che gli permette - al contrario di Pininfarina - di firmare le sue auto. Nasce un'alleanza che durerà sino al 1959 e produrrà splendide auto quali le Alfa Romeo B.A.T, la Giulietta Sprint, la SS e tante altre.
Nel 1959 si mette in proprio e, libero da legami diretti, inizia molteplici collaborazioni che lo porteranno a disegnare vere e proprie icone. Tenterà inoltre di trasformarsi in industriale, partecipando all'avventura della Intermeccanica (azienda produttrice di auto sportive, carrozzate appunto da Scaglione). Triste ed immeritato il suo destino; dapprima il fallimento dell'Intermeccanica, che ridurrà il suo patrimonio a ben poca cosa e poi, dopo il ritiro in un paesino della provincia toscana, la morte per malattia che nel 1993 pone fine ad una vita che avrebbe meritato un diverso epilogo.

CAVALCARE IL CAMBIAMENTO
Scaglione comunque - a dispetto del fatto che nei suoi ultimi anni si fosse convinto di essere stato dimenticato da tutti - continua a vivere attraverso le sue opere, ammirate da un pubblico sempre più vasto e costantemente apprezzate dagli addetti ai lavori. Copiosissima è stata la sua produzione, avvenuta in un contesto storico - il dopoguerra prima e gli anni del boom dopo - caratterizzato dal cambiamento del gusto del pubblico che, attirato dalla scuola italiana e da questa positivamente influenzato, tralasciò il modello francese; i carrozzieri italiani colsero al volo la voglia di "nuovo" in atto e, tra i vari personaggi che all'epoca cavalcarono il cambiamento, spicca appunto Franco Scaglione.

ILLUSTRI COLLABORAZIONI
Questi, già nei primi anni di attività, firmò auto come la Lancia Aurelia B50 del 1951 (coupé 5 posti con carrozzeria Balbo), la Abarth 1500 berlinetta Bertone del 1952, le tre Alfa Romeo B.A.T. e l'insolita Ferrari-Abarth 166 MM/53 spider competizione Bertone del 1953. Seguono negli anni successivi altri successi prodotti in casa Alfa, ma non solo: Scaglione vestì meccaniche Arnolt-Bristol, Fiat Siata e Stanguellini, Fiat-Abarth, Jaguar, Maserati, Fiat Osca e le più modeste NSU-Prinz Sport con motore Wankel. Il rapporto con Bertone terminò nel 1959 e il livello delle collaborazioni, già altissimo, crebbe ulteriormente attraverso la realizzazione della Porsche Carrera Abarth GTL (Carrozzeria Rocco Motto), dei già citati modelli Intermeccanica, della Maserati - carrozzati Birdcage '64 della Scuderia Serenissima di Venezia - ed ancora del prototipo della Lamborghini 350 GTV Coupé e della ATS 2500 GT berlinetta Allemano. Nel 1967 arrivò il suo capolavoro, l'Alfa Romeo 33 Stradale, una delle più belle sportive estreme - non da competizione - mai realizzate. Negli anni successivi si dedica alla sfortunata iniziativa "Intermeccanica" delle cui auto, firma indistintamente tutte le carrozzerie.
L'opera di Scaglione rincorre la bellezza formale ancor prima che razionale, forse influenzato dal periodo passato negli atelier di moda; in questa ricerca il designer si vota alla trasmissione, prima di tutto, di emozioni che catturino l'attenzione dell'astante e lo avvolgano nelle forme dell'auto ammirata.

CREATIVITA' DI ROTTURA
Il suo è un punto di vista - non ovvio e men che meno di maniera - è in un certo senso una ricerca della rottura nella continuità del classico. Si pensi ad esempio alla Coupé Lamborghini 350 GT, alla sua prima apparizione in veste di prototipo non definitivo, opposto alle già affermate berlinette Ferrari e Maserati, i più sorrisero con sufficienza mentre tra gli addetti ai lavori si scatenò una bagarre fra favorevoli e contrari. La storia, oggi, è sotto gli occhi di tutti: la Lamborghini 350 GT 2+2 divenne una delle più belle GT dei suoi tempi e sottrasse quote di mercato non indifferenti alla Ferrari, sua naturale antagonista.

B.A.T. SCAGLIONE
Altra dimostrazione di quanto Scaglione precorresse i tempi è data dal prototipo BAT 11, dovuto prevalentemente alla caparbietà ed all'amore per le B.A.T. dell'americano Gary Kaberly, presentato a distanza di oltre 50 anni dal debutto delle celeberrime B.A.T. 5, 7 e 9. La sigla B.A.T. sta a significare Berlinetta Aerodinamica Tecnica e l'auto così designata voleva rappresentare, secondo Scaglione, la pratica traduzione degli studi aerodinamici di Paul Jaray e Wunibald Kamm effettuati in tempi nei quali il PC era di là da venire e tutto era basato sull'intuzione, l'empirismo e, poi, la prova pratica. Ebbene i concetti sviluppati da Scaglione nelle sue BAT, sono stati riversati, con le attuali metodologie di lavoro e su basi telaistiche e meccaniche di ben diverso livello (di origine Maserati) nella BAT 11; affascinante come le progenitrici, questo esercizio di stile sottolinea in ogni suo centimetro il DNA che lo lega alle 3 B.A.T. di cinquant'anni fa e questo, crediamo, sia il miglior riconoscimento per l'attualità di un artista che se n'è andato in silenzio e nella triste convinzione che nessuno, o forse pochi, lo avrebbero ricordato.

Autore: Giovanni Notaro

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