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pubblicato il 22 dicembre 2008

North American car of the year: diesel alla riscossa

Su 6 finaliste, 2 sono alimentate a gasolio

North American car of the year: diesel alla riscossa

È tutto pronto per la votazione che porterà a decretare il 6 gennaio prossimo "North American Car and Truck of the Year 2009" le vincitrici tra le finaliste scelte tra 26 candidate (14 vetture e 12 truck tra SUV e pick-up) che sono state rivelate alla fine della settimana scorsa. A sorpresa, solo tre su sei sono americane (Ford Flex, F-150 e Dodge RAM), non c'è nessuna giapponese e c'è invece una coreana (Hyundai Genesis), ma soprattutto non c'è nessuna ibrida bensì due auto tedesche e tutte e due hanno il motore Diesel (Volkswagen Jetta TDI e Mercedes ML320 CDI BlueTEC).

Nella storia del premio nato nel 1994, i costruttori domestici si sono aggiudicati il titolo di North American Car of the Year per otto volte, gli europei quattro volte e i giapponesi per tre volte. Per il titolo North American Truck of the Year, gli statunitensi hanno vinto nove volte, in quattro occasioni è toccata ai giapponesi e tre volte agli europei. Mai però una vettura con motore Diesel era entrata in finale e il fatto che entrino in due in un colpo solo ed è emblematico che in finale non siano entrati i modelli in generale (se è per questo, anche il Dodge RAM 2500 può montare un impressionante Diesel 6 cilindri 6,7 litri da 350 CV e 881 Nm della Cummins), ma le versioni specificamente equipaggiate con il motore a gasolio, segno anche negli USA cominciano a capire tutti i benefici dei motori ad autocombustione dopo anni di rifiuto, in gran parte precostituito.

La Volkswagen Jetta TDI ha il nuovo 2 litri common rail da 140 CV omologato secondo le normative LEV II LEV/T2 BIN 5 vigenti in tutti gli stati americani e identico a quello montato sulla nuova Golf, disponibile anche con cambio semi-automatico DSG a doppia frizione. Anche il V6 3 litri della Mercedes ML320 CDI BlueTEC è del tutto simile a quello del modello europeo, ma differisce per la potenza massima di 210 CV invece di 231 e la presenza del filtro per i NOx, un dispositivo che, attraverso un additivo a base di urea, scompone gli ossidi di azoto (NOx) in azoto e ossigeno. Nel frattempo anche Audi e BMW hanno messo in commercio modelli dotati di un dispositivo del tutto analogo nonostante abbia nomi commerciali diversi (rispettivamente, AdBlue e Blue Performance).

Ma se per noi il Diesel è una certezza che cosa non piaceva agli americani? Prima di tutto, la raffinatezza del funzionamento, con vibrazioni e rumore superiori e poi l'odore del gasolio che in certe vecchie vetture era abbastanza percepibile. Da noi intanto il progresso sui motori a gasolio ha fatto passi da gigante e nelle pompe è arrivato il gasolio senza zolfo, indispensabile per limitare le emissioni di NOx. Poi però sono arrivati il caro del petrolio e la normativa CAFE per consumi ed emissioni e gli americani hanno visto l'Audi stravincere su tutti i circuiti della ALMS così hanno capito che i Diesel di ultima generazione non hanno nessuno dei difetti del passato e, in più, hanno consumi ed emissioni di CO2 sensibilmente inferiori ai motori a benzina. Inoltre i Diesel hanno una cosa che agli americani piace molto: la coppia abbondante. Il 4 cilindri Volkswagen ha 320 Nm, più di un V6 3 litri a benzina, e il V6 Mercedes ha 540 Nm, quasi quanto una Corvette con motore V8 6,2 litri. Con il Diesel dunque si diminuisce la cilindrata, ma non si rinuncia alla forza dei motoroni ai quali gli americani sono abituati. Certo, l'ibrido continua ad essere il sistema di propulsione alternativa preferito dagli americani e il successo della Prius lo dimostra, ma sia le prestazioni sia i consumi sulle highway giocano a favore del Diesel senza contare i listini. L'unico fattore razionalmente sfavorevole è il costo del gasolio, superiore a quello della benzina perché, con la ridotta tassazione, il costo industriale inferiore gioca a favore di quest'ultimo.

I 50 giurati del North American Car and Truck of the Year lo hanno capito e stavolta potrebbero dare a un altro segnale di profondo cambiamento a cui dare una sterzata ai luoghi comuni e al mercato. L'America è un grande paese anche per questo.

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