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pubblicato il 12 dicembre 2008

Senato USA: NO al piano da 15 miliardi di dollari

General Motors, Chrysler e Ford si salveranno da sole?

Senato USA: NO al piano da 15 miliardi di dollari

General Motors, Chrysler e Ford non si salveranno. Almeno, non con fondi pubblici. Come c'era da aspettarsi, l'opposizione repubblicana al Senato, convinta che i Big Three debbano trovare una soluzione ai loro problemi economici da soli, è stata più forte del fronte democratico e il piano di salvataggio delle industrie automobilistiche è stato bocciato: 52 voti a favore e 35 contrari. Dopo il sì alla Camera, "non siamo riusciti a tagliare il traguardo", ha detto il leader della maggioranza democratica Harry Reid, al termine del lungo e travagliato negoziato con i senatori del partito Repubblicano. "Potremmo passare tutta la notte, venerdì, sabato e domenica e non ci riusciremmo", ha continuato Reid, che ha ammesso di avere "paura a guardare Wall Street" oggi. Ed ha ragione. Un primo esempio di quanto potrebbe accadere a New York lo hanno dato le borse asiatiche, che per prime hanno incassato la notizia: sui mercati azionari d'Asia pesa il calo di Honda e Nissan, scivolate oltre l'11%, mentre Hyundai ha perso il 6,2%. Ma quello che più preoccupa gli agenti finanziari e che più spaventerà gli economisti è il vortice di crolli che incomincia a seguirne. Le società in qualche modo legate all'industria dell'auto cadono a picco: dall'acciaieria ai pneumatici, tanto per citare un esempio, la Aisin Seiki (che produce le trasmissioni per auto) è scesa del 12%.

In Italia, all'apertura della seduta di Borsa, gli ordini di vendita travolgono Fiat. Il titolo è attualmente scivolato sotto quota 5 euro (-8,85% a 4,99 euro), mentre nel resto d'Europa è da segnalare il tonfo di Daimler (-7,9%) e BMW (-6,9%). Preoccupazione circa quanto accadrà nelle prossime ore e, più in generale, nei giorni a venire c'è anche dall'altra parte dell'Atlantico. Christopher Dodd, senatore democratico, è uscito dal dibattito politico "non abbattuto, ma molto preoccupato". "Sono spaventato da quello che ora potrebbe accadere al nostro paese", ha detto.

Il posto di lavoro di 3 milioni di americani, lo ricordiamo, è legato all'industria dell'auto e se i tre colossi di Detroit si sono recati a Washington per chiedere un sostegno politico è perché senza è difficile che arrivino alla fine dell'anno. Nel dettaglio, GM aveva detto di aver bisogno di 4 miliardi di dollari per superare il 2008, Chrysler di 7 miliardi (e ne aveva sottolineato l'urgenza prima del 31 dicembre) e Ford, che sembra la casa in condizioni migliori, aveva presentato la richiesta di una linea di credito da 9 miliardi di dollari a cui accedere solo in caso di fallimento di uno dei competitori nazionali o di peggioramento della situazione internazionale. A queste richieste il Congresso aveva risposto con il piano da 15 miliardi di dollari di prestiti da erogare immediatamente, ma con particolari clausole e il controllo di un'apposita commissione di monitoraggio capitanata dallo "Zar dell'auto" eletto dal Presidente degli Stati Uniti. "Ma non possiamo chiedere ai contribuenti americani di pagare per il fallimento delle aziende", ha detto il senatore Repubblicano McConnell, la cui opinione rispecchia la linea del partito.

"Una delusione profonda", per General Motors, Chrysler e Ford, a cui non resta altro che "sperare" in un intervento d'emergenza del Ministero del Tesoro, o meglio, del neo eletto Presidente Barack Obama.

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