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Motorsport

pubblicato il 7 dicembre 2008

L’Honda della crisi

La Casa nipponica fuori dalla Formula Uno

L’Honda della crisi

Ai microfoni della BBC, il numero uno della Honda, Takeo Fukui, é stato, lapidario: "Siamo arrivati alla conclusione di dover abbandonare tutte le attività legate alla Formula 1, facendo del 2008 la nostra ultima partecipazione; questa difficile decisione è stata presa alla luce del rapido deterioramento dell'industria dell'auto a livello globale, colpita prima dalla crisi dei mutui subprime e poi dalle turbolenze finanziarie".

IL CONTESTO
Indubbiamente la crisi mondiale e di settore ha pesato non poco su questa decisione, certamente sofferta, ma altrettanto hanno pesato - sull'orgoglio di una Casa globalmente vincente come la Honda - i deludenti risultati di questi ultimi anni, in particolare il 13° posto di questo Campionato appena concluso. Quella della Formula Uno si é rivelata per la Casa nipponca un'esperienza assai poco gratificante, né ha portato risultati consistenti l'arrivo di un plurititolato Team manager come Ross Brawn al quale, crediamo, é semplicemente mancato il tempo di riorganizzare il team come ha avuto possibilità di fare la Ferrari del trio Montezemolo-Todt-Schumacher.
Questo ritiro, che segue quello del team satellite "Super Aguri", pesa su tutto l'universo da corsa Honda a quattro ruote in quanto impatta tanto sull'Honda Racing Development (in pratica il motorista dell'Honda) quanto sull'Honda Racing F1 Team - 700 dipendenti basati in Inghilterra - che si dice debba essere posto in vendita.
Ovviamente a spasso i piloti, Rubens Barrichello (271 GP, 9 vittorie) che peraltro già si trovava in bilico fra rinnovo con la Honda, poco sicuro già prima dell'annuncio del ritiro, e firma con la Toro Rosso; naufragate le speranze di Bruno Senna e Lucas Grassi che aspiravano al posto eventualmente lasciato da Barrichello, a fianco di Jenson Button, ex grande promessa britannica.

UN PASSATO DIVERSO
La partecipazione Honda in Formula Uno parte dal lontano 1964; si trattò di un passo coraggioso in quanto la Casa nipponica debuttò, nelle 4 ruote, direttamente nella massima formula disputando 98 Gran Premi vincendone 3 e partendo in pole due volte, il tutto dal 1964 al 1968 anno in cui al volante della F1 nipponica trovò la morte durante il GP di Francia Jo Schlesser. A causa di questo episodio - peraltro accaduto durante un concomitante periodo di forte crisi sul mercato statunitense - la Honda si ritirò dalla F1 per rientrare nel Circus nel 2006, rilevando la BAR (British American Racing) già suo partner.

Se come Team di F1 i risultati non sono stati eclatanti, ben diverse sono state le soddisfazioni come motorista, ottenute fra il 1983 ed il 1992; in quel lasso di tempo la Honda fornì i propri propulsori a Lotus, McLaren, Tyrrell e Williams i quali vinsero 11 Campionati mondiali (6 Costruttori e 5 Piloti) disputando 252 GP, vincendone 69 e guadagnando 75 pole positions.

IL COMMENTO
Tornando ai giorni nostri va sottolineato che la notizia, giunta del tutto improvvisa anche agli appartenenti dipendenti del Team, ha letteralmente scosso tutto l'ambiente della Formula Uno, mettendolo di fronte ad un fatto che rende tangibile le conseguenze di una crisi sembrava solo sfiorare lo scintillio un pò glamourous dei motor-home e delle Hospitality.

Tristemente azzeccato il commento circolato in Ferrari in relazione a questo ritiro:"La Formula Uno non è un'isola"; speriamo che col tempo non si trasformi nell'isola che non c'é: Mosley, Ecclestone e FOTA dovranno veramente darsi da fare per arginare le conseguenze di una crisi che, seppur ciclica come tutte le crisi del mondo, lascerà un segno non lieve sopratutto a livello psicologico, imponendo scelte basate su sobrietà e praticità maggiori che non in passato.

Autore: Giovanni Notaro

Tag: Motorsport , Honda , formula 1 , piloti


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