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Attualità

pubblicato il 27 novembre 2008

Condannato a 10 anni perché ha ucciso guidando ubriaco e drogato

Una sentenza storica: è omicidio volontario aggravato

Condannato a 10 anni perché ha ucciso guidando ubriaco e drogato

La sera del 24 maggio di quest'anno Stefano Lucidi, tossicodipendente 35enne, guidando in stato di grave alterazione, ha superato alcune auto ferme ad un semaforo rosso, ha attraversato ad alta velocità l'incrocio e ha investito un motorino uccidendo sul colpo i due giovani fidanzati (22 e 23 anni) che si trovavano in sella.

Tutti ricorderanno di questo tragico incidente stradale che ha commosso l'Italia e scatenato innumerevoli polemiche sull'inadeguatezza del regime sanzionatorio civile stragi del genere provocate dall'irresponsabilità di chi si mette al volante.

Le cose sono però destinate a cambiare dopo la sentenza del giudice Marina Finiti emessa ieri a Roma: il responsabile dell'incidente è stato condannato a 10 anni di carcere per omicidio volontario con dolo eventuale, avvalorando la tesi dell'ASAPS - e non solo - in base alla quale chi si pone al volante in stato confusionale o di alterata percezione addebitabile all'uso di sostanze stupefacenti e/o alcolici, adotta un comportamento irresponsabile e sprezzante della vita altrui. In altre parole l'uso di droghe ed alcol non è più stato considerato come attenuante nella valutazione del comportamento bensì come un'aggravante.

Dunque, per la prima volta viene introdotto il presupposto della volontarietà, la consapevolezza che la condotta che si sta tenendo sia potenzialmente pericolosa per gli altri oltre che per se. Secondo l'accusa infatti, Lucidi - mettendosi al volante in quello stato - ha infatti accettato il rischio di provocare gravissime lesioni o comunque la morte di altri utenti della strada. "In assenza di autorizzazione a condurre veicoli, - evidenzia la sentenza - alla guida della Mercedes, procedendo a velocita' particolarmente elevata, durante l'attraversamento dell'incrocio sito in via Nomentana all'altezza dell'intersezione con viale Regina Margherita, nonostante il semaforo segnalasse luce rossa e si trovasse in un centro abitato", Lucidi "accettava il prevedibile rischio di collisione con altri veicoli provenienti da altra direzione che potevano interessare contestualmente allo stesso l'intersezione, in ragione della luce verde che appariva alla vista di questi ultimi".
Secondo il Gup, l'imputato avrebbe inoltre previsto "che, a seguito di incidente, la violenza dell'urto originato dalla sua condotta, potesse cagionare gravissime lesioni o comunque la morte di altri utenti della strada". A completare il quadro della situazione la fuga e l'omissione di soccorso.

[Foto Tiziano Manzoni]

Autore: Giovanni Notaro

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