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pubblicato il 25 novembre 2008

Obama: "Niente assegni in bianco"

Negli USA è polemica sugli aiuti di Stato, tra manifestazioni e appelli online

Obama: "Niente assegni in bianco"

Il braccio di ferro tra l'amministrazione americana e l'industria dell'auto per ottenere ulteriori aiuti di Stato e uscire dalla crisi economica si intensifica di giorno in giorno. Anche se "il settore automobilistico è troppo importante "perché ci si possa permettere che sparisca, dal governo non riceverà "alcun assegno in bianco". A dirlo è stato il presidente eletto degli Stati Uniti in persona, Barack Obama, che nel corso della conferenza stampa a Chicago per l'annuncio della nomina del suo team economico, ha motivato: "Non possiamo solo scriverle un assegno in bianco. Non ci si può aspettare che i contribuenti paghino il conto per un'industria che resiste al cambiamento".

Il neo eletto presidente appoggerebbe con queste parole quella parte di America contraria ad un finanziamento dell'industria sull'orlo del fallimento, ma non escluderebbe gli aiuti, anzi. La nuova amministrazione democratica vorrebbe venire incontro alle richieste del settore, perché "in gioco" non ci siano solo le cosiddette Big 3 (GM, Ford e Chrysler ), "ma tutti i fornitori e le imprese che in un modo o nell'altro sono parte della nostra industria automobilistica". Stiamo parlando di 3 milioni di posti di lavoro a rischio, tuttavia lo stesso Obama è rimasto molto "sorpreso che (i produttori di Detroit, ndr) non abbiano fatto nessuna proposta migliore" quando si sono presentati di fronte al Congresso. "Se vogliono l'aiuto del governo, devono avere un piano concreto", ha detto. In quella recente occasione, infatti, la richiesta di aiuto dei tre big è stata rifiutata, proprio perché troppo lacunosa. "Non possiamo dare i soldi fino a quando non ci mostreranno il piano" su come spenderanno le risorse messe a loro disposizione, aveva detto la speaker della Camera, Nancy Pelosi. Per questo la maggioranza democratica al Congresso aveva deciso di concedersi ulteriori 15 giorni prima di votare un eventuale piano di aiuti all'industria delle quattro ruote. Una decisione "benedetta" ieri dallo stesso Obama: "Il Congresso ha fatto bene a chiedere che si ripresentino a inizio dicembre con un piano concreto su come intendono utilizzare fondi federali per rilanciare le proprie attività. Non si può sprecare il denaro dei contribuenti". Nel dettaglio, i democratici hanno chiesto alle "Tre sorelle" di presentare dei progetti di ristrutturazione entro il 2 dicembre prossimo. Piani che, secondo le indicazioni di Pelosi e del leader della maggioranza in Senato Harry Reid, devono indicare anche i termini del prestito richiesto e le previsioni sull'andamento delle vendite.

A questo proposito, secondo indiscrezioni riportate dalla stampa estera, GM starebbe mettendo a punto un progetto che prevedrebbe di negoziare una riduzione dei livelli di debito, nuove regole sindacali, ma anche la richiesta di posticipare il pagamento di 7 miliardi di dollari a uno dei fondi sindacali. L'ipotesi di bancarotta è stata dunque scartata dal colosso di Detroit, anche se è stata discussa in una riunione. "Il Board aveva la responsabilità di tenere aperte tutte le opzioni date le circostanze", ha detto il protavoce Tony Cervone, spiegando che "la bancarotta non è un'opzione praticabile perché non affronta alle fondamenta i problemi che GM ha di fronte oggi". Problemi che il Colosso dell'auto in crisi sta affrontando come può. Proprio in queste ore, ad esempio, è arrivato l'annuncio che GM ha tagliato con un anno di anticipo il contratto di sponsorizzazione con il campione di golf Tiger Woods. Anche se un portavoce di Detroit ha precisato che la decisione non è legata al piano di austerity chiesto dal Congresso, si tratta di otto milioni di dollari risparmiati. "Una pura coincidenza", per GM, che ha ricordato alla stampa come Woods, che si sta riprendendo dopo un intervento al ginocchio, voglia passare più tempo con il secondo figlio che dovrebbe nascere a settimane.

Di GM anche il video che da alcuni giorni sta catturando l'attenzione della rete. Il Colosso di Detroit ha pensato di sfruttare le potenzialità di un mezzo imponente come internet per raggiungere in maniera diretta ogni singolo utente e convincere l'opinione pubblica che gli aiuti di Stato sono necessari non soltanto per "salvare lei", ma anche una parte di America. Nei quattro minuti in cui si susseguono immagini, numeri e parole, si cerca di fare focus sulle conseguenze di un aiuto negato: milioni di disoccupati, un elevatissimo costo per lo Stato in sussidi... insomma "un collasso", che sarebbe addirittura "imminente". Ma l'opera di convincimento operata da GM nella rete è soltanto la punta di un iceberg. Il Colosso di Detroit non è il solo a voler coinvolgere i cittadini nella richiesta di aiuti di Stato. Insieme a Chrysler e Ford starebbe preparando una grande manifestazione da tenere a Washington che potrebbe perfino assumere le sembianze di un enorme "raduno automobilistico ecologico". L'idea, infatti, sarebbe quella di radunare nella capitale statunitense tutti quei modelli dei tre grandi gruppi che vantano emissioni di CO2 molto basse, per dimostrare quanto possa essere importante l'appoggio del Congresso al loro sviluppo. Inoltre, nel corso della sua campagna elettorale, Obama ha spesso parlato della necessità che le aziende di Detroit modifichino le loro linee produttive per mettere sul mercati modelli "verdi", a minor consumo di benzina e in grado di competere ad armi pari con le concorrenti asiatiche, nonché europee. Lo stesso finanziamento da 25 miliardi di dollari messo a disposizione di Detroit dal Congresso a inizio ottobre è legato al rispetto di nuovi e più stringenti standard ambientali, che tuttavia devono ancora essere definiti dal ministero dell'Energia. Insomma, arrivati a questo punto, sarebbe proprio la carta dell'eco sostenibilità quella che i tre Costruttori utilizzerebbero come ultima per convincere Washington.

Il "video-appello" di GM

In quattro minuti di immagini, numeri e parole, GM cerca di fare focus sulle conseguenze di un aiuto di Stato negato: milioni di disoccupati, un elevatissimo costo per lo Stato in sussidi... insomma "un collasso", che sarebbe addirittura "imminente".

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Tag: Mercato , auto americane , detroit , dall'estero


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