dalla Home

Mercato

pubblicato il 21 novembre 2008

USA: niente soldi all'industria dell'auto

Rinviato il piano di salvataggio dei tre Big, si ipotizza prestito ponte

USA: niente soldi all'industria dell'auto

Il piano di salvataggio del settore auto negli USA si allontana sempre più e prende le sembianze di un probabile prestito ponte. Nessun accordo infatti è stato raggiunto dal Congresso americano, che, esaminando la richiesta dei tre colossi dell'auto, ha concluso dicendo che "nessuno è arrivato con un piano che può passare alla Camera, al Senato ed essere firmato dal presidente". Il leader dei democratici al Senato, Herry Reid, ha così spiegato alla stampa, nel corso di una conferenza stampa, che questa "è la triste realtà", mentre la speaker della Camera, Nancy Pelosi, ha precisato: "Non possiamo dare i soldi fino a quando non ci mostreranno il piano" su come spenderanno le risorse messe a loro disposizione.

La paura, infatti, è che i soldi dei contribuenti - per lo più contrari al finanziamento da parte dello stato - non basteranno a rilanciare l'industria. Durante il faccia a faccia tra i tre AD delle case e i rappresentanti del Congresso, c'è stato persino qualche politico che ha detto apertamente: "I soldi che chiedete non risolvono il problema, chiudereste solo dei buchi". E ancora: "state pagando scelte sbagliate e la bassa qualità dei prodotti". La crisi dunque continua e la soluzione non si trova. Ai tre costruttori resta però ancora del tempo (fino al 2 dicembre) per presentare un progetto e solo a questo punto si inizierà a votare, forse già nella settimana dell'8 dicembre.

Tuttavia, permane il timore che se una casa fallirà, trascinerà con se tutte le altre. Per questo "abbiamo raggiunto un accordo bipartisan per un prestito ponte", ha detto il senatore Levin, che ha parlato in rappresentanza di un gruppo bipartisan di senatori. Il piano prevedrebbe un prestito dal Dipartimento del Commercio e "ci sono ragionevoli chance che la proposta possa incassare i voti sufficienti". Ma la "delusione, che il Congresso non consideri immediatamente il salvataggio" dell'industria automobilistica è forte.

Neanche il fatto che Rober Nardelli, AD di Chrysler, abbia detto di essere pronto ad autoridursi lo stipendio ad un dollaro simbolico (come fece negli anni '80 l'allora capo di Chrysler, Lee Iacocca) è servito a convincere i senatori. Del resto, Alan Mulally, AD di Ford, lo aveva avvertito: "Non serve a niente", mentre Rick Wagoner, AD di GM, se lo è "già dimezzato".

Autore:

Tag: Mercato , produzione , dall'estero


Top